Disparità di accesso
4 Dicembre 2020
laFonteTV (2066 articles)
0 comments
Share

Disparità di accesso

“L’accesso ai dispositivi e alla connessione, la convivenza dello spazio abitativo tra smart working e Dad o l’impraticabilità delle stesse abitazioni per sostenere materialmente un collegamento internet e l’acquisto di computer sono problemi che abbiamo denunciato già durante il lockdown di marzo”. Queste le obiezioni che l’associazione “Chi rom e chi no” di Scampia sollevava qualche settimana fa. Ci risiamo! Quello che si voleva accantonare è ricomparso. Parlo della ormai famigerata “Didattica a distanza”, meglio nota come Dad, che dalla scorsa primavera fino al mese di giugno ha contribuito a contenere i contagi e al contempo ha consentito di portare a termine – pur tra mille difficoltà – l’anno scolastico interrotto a causa della pandemia.

Ma non intendo parlare di didattica: la mia vorrebbe essere una considerazione più generale circa la situazione che la risalita dei contagi ci costringe a vivere e a cui si sta cercando di porre rimedio. I tentativi di combattere la diffusione del covid 19 sono stati e continuano ad essere molteplici, ed ognuno a suo modo valido. Il mondo della scuola, dopo il segnale confortante della ripresa con le lezioni in presenza, sta attualmente sperimentando fasi di chiusura temporanee o prolungate che per forza di cose fanno rientrare in gioco la Dad. E con essa si ripropone un aspetto a volte sottovalutato o volutamente ignorato dal sistema della comunicazione.

Mi riferisco a ciò che denominiamo in inglese digital divide [pronuncia: digital divaid]. Si tratta della “disparità nelle possibilità di accesso ai servizi telematici tra la popolazione”, vale a dire che non tutti e non in tutti i luoghi è possibile collegarsi alla Rete ed usufruire dei servizi offerti. L’ espressione anglofona è costituita dal sostantivo divide, derivato come si può intuire dal latino “dividere”, che traduce “differenza o separazione”, e dall’aggettivo digital di cui ormai tutti siamo a conoscenza quale lessico specifico del settore informatico. Con questa locuzione presa in prestito dagli Stati Uniti, dove venne introdotta dagli anni ’90 del secolo scorso, descriviamo una condizione tra le meno incoraggianti della società contemporanea, e che la pandemia in atto ha messo in evidenza ancora più drammaticamente.

La realtà dei fatti è – e lo conferma la sociologa Chiara Saraceno -“che il virus non ci ha reso tutti uguali, anzi ha accentuato le disuguaglianze”; esiste infatti, ed è innegabile, un sensibile divario tra chi ha accesso alle tecnologie dell’informazione e chi ne è escluso. Esso consiste non soltanto nella possibilità di ciascuno di disporre di un dispositivo digitale, che sia smartphone, computer o tablet, ma anche e soprattutto nella mancanza di collegamento alla Rete. Le differenti condizioni socioeconomiche delle aree, anche di una stessa nazione, spesso troppo remote o isolate, e quindi poco allettanti per un investimento nelle telecomunicazioni, come pure le caratteristiche geografiche che non consentono la diffusione dei segnali ma rappresentano vaste zone d’ombra, sono tutti fattori che acuiscono questa disuguaglianza, non soltanto tra le persone ma anche tra i luoghi, con zone altamente informatizzate ed altre molto meno!

Se da un lato la chiusura imposta durante la scorsa primavera ha visto lo svolgersi di un lavoro a distanza per quanto concerneva la prosecuzione dell’anno scolastico, le persone – e non poche – “in condizione di svantaggio economico e sociale, o di grave disagio familiare” sono state fortemente penalizzate; questi giovani “hanno potuto fruire della didattica a distanza con molta più difficoltà rispetto ai loro coetanei più fortunati, per scarsità o assenza di strumenti adeguati, per le condizioni abitative, per le limitate competenze dei genitori, accumulando ulteriori svantaggi. La povertà educativa non si recupera facilmente”.

È questo il prezzo che il digital divide impone: potremo dire di avere sconfitto il virus connettendoci a internet, organizzando incontri virtuali, proseguendo le nostre attività online, protetti ed ‘immunizzati’ rispetto al contagio, ma di certo avremo escluso altri, non avremo consentito a ciascuno di prendervi parte, di proseguire il suo percorso di conoscenza o di esperienza insieme a tutti gli altri. Il divide, la separazione sarà sempre più evidente e pesante. La pandemia ci ha costretto ad aguzzare il nostro ingegno, a scoprire nuovi modi di porsi a contatto; ha messo alla prova la nostra intelligenza e siamo stati in grado di ricorrere a varie strategie, anche di successo, per farvi fronte. Siamo stati travolti da un’onda e stiamo cercando di non farci abbattere ma “il mito che quando si alza l’onda tutti si alzano insieme non è così” (Chiara Saraceno).☺

 

laFonteTV

laFonteTV