Dopo le gran manze
4 Settembre 2014
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Dopo le gran manze

Il 13 luglio scorso, Libera Molise ha organizzato una giornata di formazione presso l’azienda agricola Di Vaira di Petacciato (Cb) il cui leitmotiv è stato Dopo le gran manze: per una economia ed un ambiente eco-sostenibile. Le relazioni sono state tenute dalla dott.ssa Paola Santi, responsabile dell’azienda Di Vaira, – “Agricoltura e allevamento biodinamico” e dal dott. Antonio Cancellario, veterinario Asrem, – “Zootecnia sostenibile”.

La motivazione dell’incontro di formazione è stata determinata dal progetto della Granarolo e dall’opposizione allo stesso da parte di associazioni molisane, fra cui Libera, che hanno dato una prova di condivisione degli obiettivi: convincere i vari livelli delle amministrazioni pubbliche del danno che avrebbero provocato al territorio molisano, se avessero dato il consenso al mega-progetto della Granarolo. Il dissenso ha riguardato la specifica natura del progetto della multinazionale emiliana, come, tra l’altro, la definizione “provocatoria” delle manze come “macchine  del nostro futuro”,  dimenticando che gli animali sono esseri senzienti a cui deve essere garantito un benessere sia fisico che psichico. Non si può, inoltre, dimenticare che i vantaggi economici andrebbero unicamente  agli allevatori del nord; che garantire la salute a 12000 manze comporterebbe l’uso di sostanze per la profilassi e la cura delle malattie i cui metaboliti si riverserebbero nei terreni, determinando un forte impatto ambientale chiaramente esiziale; che le coltivazioni di monocolture per l’approvvigionamento alimentare delle 12000 manze sarebbero comunque a discapito della biodiversità; che l’uso di acqua sarebbe di enorme e smisurata quantità e che l’impatto ambientale degli allevamenti intensivi provocherebbe un grave inquinamento dell’aria, dell’acqua, del suolo.

Ma è necessario dare delle indicazioni alternative; quali potrebbero essere?

Se guardiamo alla storia della zootecnia e dell’agricoltura, possiamo verificare  che queste si sono integrate vicendevolmente, originando un sistema equilibrato di compatibilità biologica ed energetica; ma fino a quando? È con la civiltà industriale di fine XVIII secolo e inizio del XIX  che all’armonia dell’integrazione si è sostituito l’obiettivo, il mito del profitto, che ha messo in moto due grosse  mostruosità, l’agricoltura intensiva e l’allevamento industriale che hanno comportato tutto quello che in sintesi abbiamo descritto a proposito del ventilato insediamento delle “gran manze” in Molise.

Ora molti studiosi di agricoltura e di zootecnia nonché economisti sostengono che questo modello di crescita e di sviluppo in infinitum sia l’unico che possa risolvere il problema dell’alimentazione dell’umanità e quello della fame. Tale convincimento e tale progettualità sono falsi e fuorvianti,  in quanto hanno alla base un unico obiettivo, quello di sfruttare furbescamente le risorse della terra, peraltro in via di esaurimento, allo scopo di raggiungere il massimo profitto economico. Allora è necessario procedere ad una seria e rigorosa programmazione che preveda, tra l’altro, un consistente risparmio energetico (a tutto vantaggio dell’ambiente e del paesaggio); uno sviluppo non selvaggio di energie rinnovabili (solare, eolico), evitando speculazioni e disastri irreversibili a danno del territorio; l’ elaborazione di un modello di alimentazione eticamente sostenibile nel rispetto degli interessi di tutte le parti coinvolte (uomini, territorio, animali); l’introduzione di una “filosofia” della biocultura che comporti il passaggio da una prospettiva puramente economica ad una essenzialmente etica. Noi dobbiamo passare dalla cultura dello sfruttamento a quella dell’educazione  della cura e della responsabilità nei confronti degli esseri su cui esercitiamo il nostro potere.

Qual è la situazione nazionale? La bilancia agroalimentare è cronicamente deficitaria: importiamo più di quello che esportiamo e gran parte del made  in Italy alimentare viene realizzato solo grazie all’uso di materie prime estere, fra cui mais e soia OGM, presenti nel latte, nei formaggi, nei salumi, nelle carni. Inoltre, la Coldiretti ha preparato un dossier di criticità, partendo dagli OGM, che non debbono far parte  dei negoziati UE ed USA sul Parteneriarato transatlantico per il commercio e gli investimenti (T-tip). La battaglia si preannuncia aspra, in considerazione degli irrefrenabili interessi delle multinazionali, il cui scopo rimane sempre il massimo profitto a danno della vita delle popolazioni europee e nordamericane, così come leggiamo su Le Monde diplomatique del mese di giugno scorso o come abbiamo sentito dalle parole, chiare, di Marco Bersani – Attac Italia – venuto per un dibattito a Termoli il 26 giugno scorso. Ma gli animali hanno realmente bisogno per la loro alimentazione solo di mais e soia? No di certo. Infatti, questi elementi possono essere sostituiti dal sorgo (che necessita di una sola irrigazione rispetto alle otto del mais) e dalle leguminose tipo favino che forniscono, tra l’altro, azoto al terreno per il tramite della pratica agraria detta sovescio, consistente nel sotterrare nel terreno parti di piante allo stato fresco allo scopo di arricchire i terreni  di sostanze  o renderli più compatti.

E la situazione nel Molise? Nel Molise gli allevamenti bovini sono 2703, di cui 1825 allevamenti da carne, 410 da latte, 468 misto per un totale  di 45.197 bovini. Secondo i dati INEA, nel 2012 l’agricoltura molisana ha prodotto foraggi per un valore di circa 6 milioni di euro. Per far fronte alle esigenze delle 12000 manze della Granarolo si dovrebbe rinunciare all’alimentazione degli animali già presenti o si dovrebbe aumentare di moltissimo la produzione; ciò risulterebbe molto arduo, in quanto la vocazione della coltura molisana è essenzialmente a frumento. C’è, poi, un altro problema, molto serio, ed è quello della difesa del territorio da possibili inquinamenti di origine zootecnica; nello stesso momento, però, bisogna fare in modo da preservare la fertilità del suolo agronomico del Molise, adottando misure mitigative rispetto al rischio di erosione (inaridimento e perdita di produzione).

Uno sviluppo sostenibile è necessario promuoverlo in considerazione del fatto che non bisogna compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni. Pertanto, alla luce di questa considerazione bisognerebbe  evitare le omosuccessioni colturali, promuovendo gli avvicendamenti con coltura miglioratrice del tipo leguminose (trifoglio, favino, veccia).  Essersi contrapposti all’insediamento della Granarolo ha voluto significare per noi essere favorevoli ad allevamenti e produzioni zootecniche e coltivazioni sostenibili, diffuse sul territorio, che siano capaci  di generare prodotti di qualità certificata. La qualità deve essere intesa come l’insieme delle caratteristiche che  contraddistinguono un prodotto alimentare, determinandone l’apprezzamento rispetto ad un obiettivo e a finalità che saranno stabilite tramite processi di produzione “sostenibili”. Il valore apprezzato dai consumatori oggi non è la quantità dei prodotti ma come essi vengono generati. Noi pensiamo che sia possibile soddisfare il “cliente” proponendo alimenti prodotti nel rispetto del principio della sostenibilità a condizione che gli allevatori siano accompagnati dagli enti e dalle associazioni di categoria verso un cambiamento culturale e siano soprattutto orientati alla manutenzione e al rinnovamento strutturale e tecnologico delle proprie aziende.

Quali le proposte funzionali all’ ambiente, al territorio, al rapporto dinamico fra produzione agroalimentare e domanda di mercato?

– Inserimento nell’Ordinamento Costituzionale della tutela dell’ambiente e del diritto di vivere in un ambiente sano;

– Sviluppo e sostegno all’allevamento estensivo con un giusto rapporto terra/animali ed alle produzioni biologiche;

– Certificazioni ambientali tramite il monitoraggio costante di aria, acqua e suolo a livello regionale;

– Difesa e valorizzazione delle indicazioni geografiche e dei territori con certificazioni di produzioni e con l’origine dell’alimento per il bestiame;

– Tutela delle produzioni agroalimentari italiane dalla contraffazione alimentare e valorizzazione dei prodotti a nicchia;

– Etichettatura obbligatoria anche per i prodotti di origine animale come latte, carne, uova, formaggi…;

– Lotta agli OGM sostenendo da parte dello Stato la ricerca pubblica  ed i ricercatori indipendenti allo scopo di fornire solide motivazioni scientifiche contro le coltivazioni OGM;

– Rendere operativi e coerenti i Piani di Sviluppo Rurale in ragione della condizionalità che prevede tra l’altro la tutela del territorio, la difesa della biodiversità ed il benessere animale. ☺

A cura della segreteria regionale di Libera  Molise

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