Dura prova
10 Settembre 2020
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Dura prova

“[…] il corpo della vittima/ Nel buio della notte/ scompare piano piano/ sulla scìa di un corteo processionale/ di camion militari/ Una scena surreale/ senza volti/ senza pianti/ senza abbracci/ Spoglia di ogni identità/ Un’altra morte nella morte”. È l’ immagine simbolo della pandemia in Italia, lo scorso 18 marzo, giorno in cui si è registrato il più alto numero di decessi, fermata in alcuni versi della poesia Primavera di morte, tratta dall’ultima impresa letteraria di Luigi Pizzuto, storico, giornalista, poeta e scrittore anche teatrale di Colletorto. Versi in quarantena è il titolo della raccolta appena uscita per i tipi dell’Editrice Lampo, che, attraverso 46 testi in versi liberi e privi di punteggiatura, di agile e piacevole lettura per il linguaggio semplice ma al tempo stesso denso e incisivo, ripercorre il vuoto dei due mesi trascorsi in casa per il Covid-19. Un diario poetico della clausura, con il balcone che diventa una “cabina di regia”, da cui osservare e riprendere i cambiamenti provocati dalla pandemia: dal silenzio assordante delle strade improvvisamente vuote all’uso della mascherina, segno di paura e incertezza, ma anche di sicurezza e di speranza, e “stranamente simbolo di uguaglianza”.

Ma l’autore non si limita a registrare. Insegna come proprio la clausura permetta di stupirsi della natura e di guardare con nuovi occhi le nuvole, la nebbia, i tigli del Corso – e perfino il bianco monumento da sempre sotto casa. O renda paradossalmente più vicini gli affetti: “ai domiciliari/ crescono i ricordi/ crescono gli abbracci”. Oppure faccia riscoprire “il ruolo fondamentale/ che un libro ha”, non solo per vincere la noia di una forzata solitudine, ma anche nella Didattica a distanza e in una Classe virtuale (sono i titoli di due poesie sul suo lavoro di insegnante di Scuola secondaria in tempi di Covid): “è l’unico mezzo reale/ rispetto a tutti gli altri strumenti multimediali/ che non potrai/ mai sfogliare”. O ancora aiuti ad apprezzare la bellezza dei luoghi in cui viviamo, con i loro scrigni d’arte, la loro storia secolare e le loro radicate tradizioni. È così che si passa dalla quarantena alla Quarantana, una tradizione ancora osservata a Santa Croce di Magliano, dove durante la Quaresima, per sette settimane, vengono appese ai fili tra due balconi delle bambole di pezza, raffiguranti delle vecchiette, che la leggenda vuole siano da identificarsi con la moglie del defunto carnevale. Ciascuna con una patata, nella quale vengono infilzate sette piume, poi tolte una per volta ogni domenica successiva, fino alla Santa Pasqua. La Quarantana è solo uno dei tanti usi rievocati nel libro, che spalanca la visione di un vero e proprio mondo di ridenti paesini (oltre a Colletorto, anche Bonefro, Casacalenda, Larino, Rotello, San Giuliano, Santa Croce) e del loro ricco potenziale paesaggistico e culturale, che può forse ancora evitare la catastrofe.

È proprio questa infatti la sfida che dai suoi versi Pizzuto lancia ai lettori: “Soffre la Terra/ da troppo tempo/ per guerre/ degrado ambientale/ ed ogni sorta di violenza/ Si spegne lentamente/ L’uomo comunque/ ha ancora il tempo/ di correre ai ripari/ Dopo questa dura prova/ lo farà?”☺

 

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