Ecologia?
12 Aprile 2019
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Ecologia?

La scoperta dell’ecologia, per me coincide con Primavera silenziosa della Carson, pubblicato in Italia nel 1962 e letto a quattordici anni. All’inizio degli anni ‘70 Virginio Bettini, fra i primissimi a tenere un corso di ecologia, pubblica una piccola rivista su carta giallognola, Ecologia, quasi un ciclostilato, con un migliaio di abbonati, di cui pochi curiosi come me non addetti ai lavori. Poi arriva I limiti dello sviluppo del Club di Roma. Partecipo attivamente con Pro Natura Torino al progetto che ha portato alla nascita del Parco regionale Orsiera-Rocciavrè, che prende nome da due delle cime della destra orografica della valle di Susa, quella abitata dallo yeti e da quei pericolosissimi assatanati NoTav (di fatto sono quasi tutti pensionati orfani della sinistra). Nello stesso periodo contribuisco alla nascita della sezione piemontese del WWF. Questo per dire che non ho scuse: è da tempo che so come sarebbe andata a finire.

Con la nascita dei Verdi, l’ecologia diviene un sapere esteso, di massa. Peccato che la politica del potere e l’economia finanziaria hanno la forza capace di stritolare e annullare ogni critica e ogni opposizione. Persone competenti e capaci, come Mattioli e Scalia, sono di fatto espulsi da un sistema che premia i peggiori. La grancassa mediatica serva e allineata fa il resto.

Il mercato si appropria dei concetti e li rende melensi. Rispetto dell’ambiente, amore per la natura, capacità proattiva verso i pericoli all’orizzonte: tutto trova soluzione nella capacità di preveggenza delle Imprese e del Mercato. Non c’è più niente che non sia bio, eco, green… A livello ancora più profondo di mistificazione ecco la Barilla che mostra soldati a cavallo che passano nei campi, vanno, vengono, solo il contadino custode resta a guardia della natura. Peccato che nello spot, l’imbecille miete il grano transgenico, senza un papavero, usando la falce fienaria, quella della morte, e non la falce messoria, a mezzaluna, come si è sempre fatto se non vuoi spargere in giro tutto il raccolto, e con i tre tubetti di canna a protezione delle dita, come ho visto fare a mio nonno, a mio padre e ai miei zii dalle parti della “curva a trentatré” della ferrovia nelle campagne di Larino.

Tanto per continuare la tradizione mistificatoria delle merci la macina del Mulino Bianco non è fatta da due ruote sovrapposte ma è verticale, da frantoio.

Stupidità? Ignoranza? Malafede? Il regista Wim Wenders sostiene che così è più gradito dal pubblico perché appare più realistico. Le apparenze sono soddisfatte nel racconto di tutte le merci, come di ogni prodotto politico. Il racconto del Mondo passa inesorabilmente nel tritacarne della finzione, e più è inverosimile, quindi iperrealistico, più è gradito.

Cambio piano del racconto. Guardiamo una mappa del Nord Africa. È evidente che quelle linee rette tracciate nel nulla non sono confini ma spartizioni. Marocco, Algeria, Libia, Tunisia, Egitto, Etiopia sono entità astratte, domini di altri Stati, asserviti e gestiti da dittatori utili idioti. Si prende un piccolo arrogante, lo si addestra nelle nostre caserme, lo si piazza a salvaguardia degli interessi energetici, e pazienza se l’umanità può attendere. Gli anni passano, Gheddafi non è più tanto utile, lo si fa fuori, poi si pretende che si ricostituisca la comoda situazione precedente. Invece ecco tanti bastardi che si sgozzano a vicenda mentre il popolo continua a godere. Quelli che, in un dato momento storico, paiono essere progetti monolitici, non rispondono più ai comandi, la situazione degenera e non si ricompone se non con la forza. Ma chi lo ha detto che la forma Stato è l’unica possibile? L’idea di ecologia, che mette in relazione indissolubile le persone con l’ambiente, fa sostenere che, liberi da vincoli esterni, i confini di molti territori non si configurano in modo netto e vincolante. Clima e risorse mutevoli richiedono flessibilità e adattamento, resilienza. Come potrebbe essere il territorio a Nord del Sahara, quali le relazioni fra le persone e le comunità, sia urbanizzate che semi-nomadi, se non ci fosse la prepotenza del potere assolutista e del capitale speculativo? Siamo su un granellino di sabbia sperduto nel cosmo. Dipendiamo, perché ne siamo parte, dall’ambiente e dalla natura. L’arroganza e la sopraffazione ci raccontano di prossimi mondi fantastici, addirittura con il cinque gi, ma i nodi vengono al pettine e, prima o poi, saranno dolori anche per noi. Alcuni continueranno a soddisfare ogni folle desiderio, ma i più vivranno peggio che in Siria o nelle peggiori bidonville.

L’arroganza sommata al potere pare non comprendere. La caduta degli imperi non sempre dipende dall’arrivo dei barbari, se i barbari sono fra noi, padroni. Non so se queste riflessioni casuali possono fare intravvedere cosa intendo per ecologia depurata dalle superfetazioni. Certo che la menzogna interessata ci racconta quotidianamente ben altro, ci mostra la via della seta, non vede l’ora che i ghiacci del Polo si sciolgano per aprire la rotta polare e ridurre i costi dei trasporti via mare del quaranta percento, mica noccioline.

Una vita intera e non sono stato buono a niente, non ho cambiato di una virgola l’andamento del mondo. Eppure sapevo, ancora più colpevolmente sapevo da tempo e ancora so cosa lascio alle nuove generazioni, che avranno modo di ringraziarci maledicendoci. ☺

 

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