Etica di partecipazione
16 Settembre 2017
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Etica di partecipazione

Mietitrici solitarie in immense distese di cereali, antiparassitari erogati in volo: il paesaggio naturale è diventato così poco umano che persino una fabbrica sarebbe in grado di offrire un aspetto più comunicativo; degradazione di animali sottoposti ad illuminazione artificiale, automaticamente alimentati, macchine da uova o da carne sono uno spettacolo sempre più comune. Quanti anni ancora resisterà il Pianeta?

Nel terzo millennio le società si vedono costrette a confrontarsi con un problema immane: lo sviluppo. Esso dovrà essere affrontato e risolto, tenendo conto dell’ impatto ambientale. L’impiego di tecnologie ad alto consumo di risorse e di energie, la produzione di gigantesche montagne di rifiuti tossici e lo sfruttamento indiscriminato di risorse non rinnovabili costituiscono alcuni dei problemi più urgenti.

Al momento due miliardi circa sono le persone che soffrono la fame. Eppure il grano c’è ma è destinato, per il 36 per cento circa della produzione mondiale, all’allevamento del bestiame. Il fatto che centinaia di milioni di esseri umani lottino quotidianamente nel mondo contro la fame è dovuto al fatto che gran parte del terreno arabile viene utilizzato non per cereali destinati all’alimentazione umana, ma per la coltivazione di cereali ad uso zootecnico.

I ricchi del pianeta consumano carne bovina e suina, pollame e altri di tipi di bestiame, tutti nutriti con foraggio, mentre i poveri muoiono di fame. Oltre il 70 per cento del grano prodotto negli Stati Uniti è destinato all’allevamento del bestiame, in gran parte bovino. Sfortunatamente i bovini sono, fra tutti gli animali domestici, i convertitori di alimenti meno efficienti.

È importante considerare che un acro di terra coltivato a cereali produce proteine in misura cinque volte maggiore rispetto allo stesso acro di terra destinato all’allevamento di carni; i legumi e le verdure possono produrne rispettivamente dieci e quindici volte tanto. Al momento sono milioni gli acri di terra che nei paesi sottosviluppati vengono utilizzati esclusivamente per la produzione di mangime destinato all’allevamento del bestiame europeo. Paradossalmente l’80 per cento dei bambini che nel mondo soffrono la fame vive in paesi che di fatto generano un surplus alimentare, che viene però per lo più prodotto sotto forma di mangime animale e di conseguenza viene utilizzato solo da consumatori benestanti.

Il Pianeta, con le recenti scoperte in fatto di tecniche agricole, potrebbe alimentare ben oltre che gli attuali sei miliardi di persone. Anche i mari costituirebbero una risorsa immensa di sostentamento per l’umanità se solo venissero applicate opportune politiche di prelievo controllato e di protezione adeguata della fauna marina.

L’ambiente naturale necessita di una nuova cultura che tenga conto non solo della conoscenza degli equilibri naturali, ma del loro rispetto e recupero, di una coscienza che esige un’etica di partecipazione e un atteggiamento di servizio, in sostituzione del concetto di dominio-sfruttamento proprio della cultura tradizionale occidentale.☺

 

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