Facciolla e il porco
4 Aprile 2019
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Facciolla e il porco

Un Partito diverso, inclusivo, aperto ai giovani, attento al Sociale. Un partito che decide. Zingaretti è un omaccione che ispira fiducia, ha una storia di sinistra, uno che vince non solo nel partito ma è seguito anche dalla gente comune, quella che non ha paura dei migranti ma della disumanità, dell’inciviltà, dell’incultura. Non è un romantico e lo si è capito con l’intervento sul TAV che ha messo sì in difficoltà la maggioranza di governo, ma ha anche freddato la sinistra che si sarebbe aspettata un’interlocuzione aperta con il mondo del lavoro, con chi non ce l’ha il lavoro e con chi è povero pur lavorando, magari chiedendo a loro se sono o non sono d’accordo sull’opera che dovrebbe illuminare il destino degli Italiani. Una bella festa davvero quella del congresso del PD, non fosse altro per l’assenza di chi non avendo ancora elaborato il lutto è passato dal Renzismo al Renzianesimo.

Il congresso si è celebrato anche in Molise, dove in verità i soggetti in campo sono sempre quelli di prima, Facciolla, sostenuto da Fanelli, Durante sostenuto da Ruta, e Buono, sostenuto da se stesso senza padrini. Mancava solo Danilo Leva. Peccato: una rimpatriata monca; si spera comunque nel futuro. Tutti e tre hanno tenacemente lavorato a favore di Zingaretti e per questo ora fanno parte della segreteria regionale, luogo all’ingresso del quale, pare ci sia scritto: “solo i cretini non cambiano mai idea”. Naturalmente, “giusto per non smentirsi”, alle parole non seguono i fatti e Facciolla, uomo del futuro, ripropone a Campobasso l’attuale sindaco Battista, in caduta libera nei consensi e a Termoli l’avv. Sbrocca, sempre più lontano dai termolesi ai quali non ha consentito di esprimersi sull’ “affare tunnel”, tutto ciò, in barba ad ogni discussione, sull’efficacia dell’azione amministrativa promossa da entrambe, senza neanche la necessità di improbabili e rischiose primarie: quelle si fanno solo quando si è certi del risultato. Non la pensano così i Rutibaldini di Durante, quelli che dopo l’ultimo “successo” elettorale alle regionali dell’anno scorso, puntano a fare il bis alle prossime amministrative, sia a Campobasso che a Termoli. Naturalmente il successo va misurato nella capacità di eliminare dalla scena pubblica, non l’avversario politico ma il compagno di partito. È da vent’anni che questi signori lavorano solo per quello e nessuno li prende a calci nel culo, scusate la metafora.

Nella direzione c’è gente che alle ultime elezioni ha organizzato o si è addirittura candidato in liste diverse da quella del PD pur ricoprendo incarichi di rilievo in quel Partito. Ripartiamo dai circoli, dice oggi Facciolla, ma quali? Quelli delle bocce o quelli della briscola? Se continuate a spartirvi il porco, o quel poco che ne rimane, neanche al circolo della pampanella vi faranno entrare. Cosa farne del Molise e dei pochi molisani che sono rimasti, ve lo siete chiesto? Avete parlato con i paisani?

I due consiglieri regionali del Pd hanno incontrato gli omologhi di altre regioni per ragionare di Autonomia differenziata e correttamente hanno fissato dei paletti oltre i quali è possibile avviare un percorso condiviso senza mettere a rischio il principio di eguaglianza su materie quali sanità, scuola, ambiente e sicurezza che non possono essere regionalizzate senza mettere in discussione l’esistenza dello Stato Centrale. Per contrastare la “secessione dei ricchi” è necessario tuttavia elaborare una proposta politica che tenga conto delle necessità del sistema Paese senza dimenticare che 320mila abitanti sono pochi per farsi ascoltare e 20 regioni sono troppe e troppo diverse per perseguire lo stesso obiettivo. La nostra non è una regione capace di reggersi con mezzi propri, non ha autonomia economica per garantire lo stesso tenore di vita delle regioni del nord. Il suo territorio piuttosto vasto, è poco antropizzato, le obiettive potenzialità ambiente, ancora ambiente, sempre ambiente, acqua, aria, clima, non hanno fino ad ora trovato il modo di esprimersi. A questo bisogna aggiungere che il fenomeno dello spopolamento insieme alla decrescita demografica creano i presupposti per un declino irreversibile. È da qui, senza creare false illusioni, che bisogna ripartire, consapevoli che non ci faranno sconti non solo quelle regioni che perseguono obiettivi secessionisti da tempo ma anche quelle che hanno finora predicato l’uguaglianza e la coesione territoriale. La festa è finita ha detto il ministro della propaganda rivolgendosi agli immigrati che muoiono nel Mediterraneo.

Questo è il clima nel quale si elaborano progetti di modifiche costituzionali e di riordino istituzionale. Su questi temi si misurerà l’affidabilità del nuovo PD, nella difesa dei diritti: il diritto al lavoro, il diritto alla salute, il diritto alla felicità. Affidare queste battaglie al ministro Salvini e ai suoi alleati molisani sarà come affidare le pecore al lupo perché il lupo, credo sia noto a tutti, cambia il pelo ma non il vizio e quando dovrà scegliere tra la difesa degli interessi del Nord e la tutela dei diritti del sud invocherà l’intervento salvifico di Etna e Vesuvio da quei terroni pezzenti e maleodoranti.☺

 

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