Finanza, migrazioni, ambiente
14 Febbraio 2019
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Finanza, migrazioni, ambiente

Perché è fondamentale conoscere le interconnessioni tra cambiamenti climatici, ambiente in generale, economia, lavoro, migrazioni e debito? Perché senza questa conoscenza non possiamo impostare una strategia di lotta planetaria. La finanziarizzazione è il processo con cui quote maggiori di risorse si sono spostate dall’economia reale verso forme di patrimoni finanziari per una élite sempre più assottigliata, sempre più per pochi, escludendo la grande massa della popolazione mondiale. Il debito rappresenta una forma di estrattivismo finanziario ed è il modo in cui interi popoli vengono resi schiavi.

Per questo motivo in Italia il percorso per la riappropriazione dei beni comuni e dell’acqua, pur avendo conquistato l’esito positivo di un referendum non è riuscito ad attuare la ri-pubblicizzazione del servizio idrico. La risposta è sempre la stessa: non ci sono soldi! Perché? Perché le città e l’intera nazione è indebitata. Ecco perché a Genova nel 2016 a 15 anni dai fatti di Genova ci incontrammo, laici e credenti, per un incontro dal titolo “Dal G8 alla Laudato sì” per definire un terreno di impegno comune quale il sovra-indebitamento dei popoli. Questo del debito è un muro invisibile che determina i muri materiali e mentali. Senza abbattere questo muro non sarà possibile affrontare il grande tema delle risorse da destinare per contrastare il cambiamento climatico.

Vi sono elementi interni all’Italia, confermati da ricerche globali, che indicherebbero come la perdita di reddito disponibile delle classi più abbienti, in termini di maggior esborso fiscale e i maggiori costi sostenuti a seguito dell’introduzione della scala mobile, della tutela del debito pubblico da parte della Banca d’Italia, dal periodo d’imposta 1974 al 1982, fu una delle motivazioni che impose all’establishment di avviare un processo di “restituzione” attraverso:

1) il divorzio della Banca d’Italia con il Ministero del Tesoro per lasciare mani libere a chi aveva la possibilità di investire in titoli di stato enormi fette di reddito;

2) una graduale riduzione della progressività fiscale, resa più evidente man mano che la speculazione non consentiva lauti guadagni;

3) l’abbattimento della scala mobile, che entrata in vigore durante il IV governo Moro nel 1975, viene demolita e poi cancellata;

4) l’introduzione definitiva nel mercato finanziario con la concessione alla stipula dei contratti derivati.

Svelare questi meccanismi e renderli patrimonio comune può aiutarci ad arricchire il discorso pubblico sul debito e a non restare all’angolo cadendo nelle trappole della illusoria “crescita”, insostenibile dal punto di vista ambientale, e nel gioco al massacro dei “tagli”, ormai insostenibili dal punto di vista sociale. Ci aiuta anche:

  • a non cadere nella ideologia nazionalistica per cui la colpa delle nostre condizioni socio-economiche è da attribuire ai migranti o a categorie sociali fragili, e quindi a smontare la retorica xenofoba e razzista; “l’ideologia dell’ordine delle cose” viene così smontata;
  • a comprendere che la verità è che tutti i governi italiani, dal 1983 ad oggi, si sono inseriti nel solco delle riforme neo-liberiste globali che realizzano disuguaglianze scandalose e governano con ogni mezzo il processo autoalimentandolo senza soluzione di continuità;
  • a renderci conto che fenomeni mondiali sono alla base dell’aumento del debito pubblico dei paesi vulnerabili e ciò smonta anche l’attribuzione delle responsabilità ad un’Europa che, d’altra parte, con i suoi vincoli e con le sue storture istituzionali, non indica un’uscita democratica dal finanz-capitalismo;
  • a rifiutare “l’ideologia dell’ordine dei conti”, facendo pagare un debito pubblico, a questo punto incolpevole per il 99% della popolazione, ai ricchi e super-ricchi con patrimoniali straordinarie ed ordinarie e reintroducendo una reale progressività e cumulabilità.

In conclusione e strategicamente credo sia necessario una conferenza internazionale sul debito, parallelamente a quella sul clima, perché senza affrontare il tema finanziario non possiamo efficacemente intervenire per una conversione ecologica, l’unica in grado di scongiurare un cambiamento climatico irreversibile.☺

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