Il fiore del capriccio
8 Giugno 2018
laFonteTV (1123 articles)
0 comments
Share

Il fiore del capriccio

La bocca di leone è una pianta perenne, originaria della regione mediterranea, dove ha i suoi habitat tipici nei luoghi sassosi e aridi, ma anche sui vecchi muri soleggiati e lungo i margini dei sentieri. Oltre che spontanea, è anche coltivata come pianta ornamentale, essendo una delle più ammirabili fra quelle da giardino. L’altezza, che varia da 60 cm a circa un metro, può eccezionalmente, in un ambiente favorevole e in uno spazio aperto, raggiungere anche i due metri.

La bocca di leone appartiene alla famiglia delle Scrofulariacee e il nome del genere, Antirrhinum, in greco significa probabilmente “davanti al naso” (da antí = davanti e rhís, rhinós = naso) e indica la forma della corolla, definita in botanica, “personata”. In italiano la pianta è comunemente denominata “bocca di leone”, a causa della particolare struttura delle labbra del fiore che, se pressate con le dita – pollice e indice – lateralmente alla corolla, si schiudono imitando proprio il movimento della bocca di un leone che si spalanca. E questo è il motivo per cui da bambini, io e altri miei amici, ci cimentavamo, scavalcando le inferriate di via XX Settembre e rimanendo attaccati ad essa con un braccio, nel raccogliere le piante fiorite di bocca di leone che crescevano sul muro sottostante, e con l’aiuto di una canna dall’estremità trasformata in una specie di forchetta, contorcevamo il fusto della pianta fino a spezzarlo e a tirarlo su. Lo scopo era proprio quello di divertirci ad aprire le fauci del fiore.

La corolla può avere vari colori: nelle specie spontanee, che sono classificate come Antirrhinum maius (maius = grande) sono porporini e bianchi; in quelle coltivate, i colori variano dal giallo (Antirrhinum latifolia) al violetto e al rosa. Ma quest’ultime possono presentare anche fiori bicolori o screziati. Il frutto è una capsula che contiene numerosi semi, i quali, a maturazione, fuoriescono da tre fori che si aprono nella parte superiore del frutto. Altro particolare caratteristico del frutto è che quando la pianta muore assume l’incredibile forma di un teschio allungato.

Nella medicina popolare la bocca di leone, per le sue proprietà antiflogistiche e antinfiammatorie, viene usata per curare tutte le infiammazioni quali le ulcere del cavo orale; è efficace anche sugli eritemi e può lenire le scottature. Si usano i fiori essiccati per preparare degli infusi. Ai tempi di Nerone, il medico greco Dioscoride ne apprezzava i semi, dai quali veniva estratto un olio che, miscelato a quello estratto dal giglio, aveva il potere di rendere la pelle più luminosa ed elastica. Anticamente questa pianta aveva quindi anche delle proprietà cosmetiche, mentre oggi se ne fa prevalentemente un uso industriale per ricavare coloranti (verde scuro e oro).

In epoca medioevale la tradizione voleva che le ragazze mettessero tra i loro capelli alcune bocche di leone nel caso volessero rifiutare i corteggiatori sgraditi, in modo da rendere pubblico il loro rifiuto. Nel linguaggio dei fiori la bocca di leone simboleggia infatti il disinteresse e l’indifferenza e, in tutte le tradizioni culturali, è stata sempre considerata il fiore del capriccio. Dato il presunto potere protettivo contro spiriti maligni e magia nera, c’era la diffusa credenza romana e greca di piantarla presso le porte.

Ma una leggenda racconta invece che, per far sorridere Venere e Plutone, i quali si erano accesi in una discussione che non aveva termine, madre Terra fece fiorire questa pianta in mezzo a loro donando ad essa un potere di armonia e di pace. E noi suggeriamo ai lettori di coltivarla nei propri giardini proprio perché porta serenità solo a guardarla!☺

laFonteTV

laFonteTV