Forza di cambiamento
5 giugno 2018
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Forza di cambiamento

Si stava meglio quando si stava peggio?

Nei tempi bui e difficili, ammesso che ce ne siano mai stati di luminosi e tranquilli, come quello che stiamo attraversando, per la crisi, per la pochezza della politica, per le difficoltà economiche che molte famiglie sperimentano sulla loro pelle, perché non si intravvede un futuro possibile, si è tentati di rimpiangere il passato, di pensare che in fondo si stava meglio quando si stava peggio! Pessimismo, incapacità di affrontare la vita o vecchiaia incombente? “Ciò che è stato sarà e ciò che si è fatto si rifarà, non c’è niente di nuovo sotto il sole” direbbe Qoelet (1,9).

In questi giorni mi tiene compagnia un piccolo libro della bibbia, Qoelet, sì, proprio quello che inizia con l’inconfondibile versetto: “Vanità delle vanità, tutto è vanità” scritto in “un momento in cui la comunità religiosa ebraica si era quasi assopita, ripiegata sulla propria fede che diventava sempre più una droga invece di svolgere un ruolo dinamico nella vita del popolo” (Renato De Zan). L’autore di Qoelet si comporta da scapestrato, forse da eretico, per molti il testo è intriso di profondo pessimismo, ma certo di efficace realismo.

Un occasione sprecata per il PD

Contro ogni nostalgia ammonisce: “Non dire: come mai i tempi antichi erano migliori del presente? Perché una domanda simile non è ispirata a saggezza” (7,10). Dunque, bisogna guardare avanti e impegnarsi per dirottare la storia, prima che sia troppo tardi. Ciò che non ha fatto la sedicente sinistra in parlamento. Non so a voi, ma a me viene una rabbia incontenibile ogni volta che ascolto un “sinistrato”, che bivacca in parlamento, lamentarsi della deriva destroide che sta prendendo la politica italiana, dopo che non solo il governo precedente ne ha scritto le premesse e ora il Partito Democratico non ha fatto niente per impedirlo, ma si è condannato a fare la minoranza in nome di un presunto mandato degli elettori. Bastava inchiodare il Movimento 5 Stelle a un programma che teneva ben fermi e insieme i valori della rivoluzione francese: libertà, uguaglianza e fraternità. Ma era chiedere troppo, visto che il governo Renzi si era ben guardato dal metterli alla base delle sue scelte politiche e programmatiche. Hanno seminato vento e ora raccolgono tempesta, fino alla totale insignificanza in parlamento e nel Paese! Il guaio è che a farne le spese, come al solito, sono i giovani senza prospettiva di lavoro, i poveri, i disoccupati. Attendersi che, per la legge del contrappasso, se loro hanno perseguito le istanze di destra, ora si facciano scelte a favore dei meno abbienti, che dicano “no a un’economia dell’esclusione e della inequità” come suole ripetere papa Francesco, è proprio troppo! Staremo a vedere e nel caso contrario a resistere, naturalmente, cosa che facciamo ormai da anni.

In Molise regnano maschilismo e clientelismo?

A livello regionale è partita la nuova legislatura. Come cani da guardia della democrazia, non abbaiamo prima che pongano in essere nefandezze. Ma le avvisaglie purtroppo già ci sono. Nove liste, tante sono quelle che hanno sostenuto il vincitore, ora chiedono visibilità attraverso incarichi che poi si traducono in becero clientelismo. Cinque liste sono state in parte accontentate, ne restano fuori ancora quattro che pure qualche briciola aspettano e qualcosa il governatore dovrà pure inventarsi per non dover aspettarsi lo sgambetto nel momento meno opportuno. I più votati dei partiti, ad eccezione della lega, sono stati cooptati come assessori. Ciò significa o che gli elettori hanno fatto confluire i loro consensi sui più competenti o più semplicemente e realisticamente che il presidente della giunta regionale ha premiato quelli che sono riusciti a farsi più clienti. A discapito purtroppo delle competenze. E questo sarà presto verificato. Intanto constatiamo allibiti che nel giro di una settimana già sono state rimescolate e ridistribuite le deleghe degli assessori, segno che le competenze sono interscambiabili o soggette a ricatti di varia natura. Per quanto riguarda la lega i conti non tornano perché è l’unico partito in cui le prime due elette sono state donne e dunque escluse dall’assessorato a favore di uno neppure in lista. Non saremo certamente noi a difendere persone ritenute incapaci di assumere un incarico politico dai capi di un partito fuori luogo nel Molise. Ciò che è assurdo è constatare che nella stanza dei bottoni ci sono solo maschi per cui c’è da desumere che in tutto il centrodestra non ci sia donna capace di amministrare. Non sarà che anche il presidente Toma si è ispirato a Qoelet che in un versetto tradotto in modo dubbio, dice: “Un uomo tra mille l’ho trovato, una donna fra tutte non l’ho trovata”? (7,28).

Facciamoci propulsori del cambiamento

Se dalla politica non possiamo aspettarci molto, veramente ci accontenteremmo anche del poco, non per questo possiamo prenderci il lusso di demordere. L’impegno anzi dovrà essere maggiore. Qoelet, molto incisivamente, per dare un impulso al nostro agire, tentato di attendere tempi migliori, ci ricorda che “Chi bada al vento non semina mai e chi osserva le nuvole non miete” (11,4). Rendere il Molise più abitabile e attrattivo dipende anche dalle nostre scelte, da quelle piccole come il decoro dell’abitazione e degli ambienti che frequentiamo, la raccolta differenziata, fino a incidere sulle scelte delle amministrazioni locali perché promuovano il bene comune, evitino lo spopolamento ulteriore dei piccoli centri, si consorzino tra loro, in quanto da soli o contro gli altri non si va da nessuna parte. Oltre la pioggia, dall’alto non arriva niente o ben poco. La rivoluzione deve scorrere nelle nostre vene. Non possiamo continuare ad attendere. Siamo noi la forza propulsiva del cambiamento.☺

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