giocando s’impara
6 Maggio 2017
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giocando s’impara

Mentre va avanti Un posto al sole in versione americana, ovvero l’infinita telenovela delle elezioni presidenziali statunitensi, ecco un piccolo quesito di fine estate da sottoporre ai lettori de la fonte: chi è l’uomo raffigurato sulla banconota da cento dollari?

Nonostante su quei biglietti siano rappresentati i Presidenti più importanti della storia degli USA – da Washington a Jackson, passando per Jefferson e Lincoln -, ad apparire sul taglio più alto oggi in circolazione e immortalato in film di successo, è Benjamin Franklin. Non fu mai Presidente, ma è una delle figure chiave nella storia statunitense. Tra i protagonisti della Rivoluzione americana, fu l’unico ad aver firmato tutti e quattro i documenti che hanno dato il via alla nascita degli Stati Uniti d’America. Con lo spirito illuminista, di cui fu incarnazione, contribuì alla creazione della prima biblioteca pubblica americana. Ma oltre che politico e scrittore, Franklin fu anche un inventore e uno scienziato. Noto ai più, forse, per gli studi sull’elettricità e la scoperta del parafulmine, ideò, fra le altre cose, le lenti bifocali, la sedia a dondolo, l’armonica a bicchieri, e propose l’istituzione dell’ora legale. Un genio poliedrico, insomma, che, tuttavia, a causa dell’estrema povertà della famiglia (era il terzultimo di diciassette figli e il padre vendeva candele), non potendo proseguire gli studi iniziati alla “Boston Latin School”, dovette studiare come autodidatta.

Quest’ultimo particolare della sua biografia rende ancor più prezioso uno dei tanti frammenti della sua saggezza: “Dimmi e io dimentico; mostrami e io ricordo; coinvolgimi e io imparo”. Un assunto che vale non solo per gli insegnanti, ma per tutti gli educatori, e in particolare in questo mese, in cui è ‘fisiologico’, in vista di un nuovo anno, sia esso scolastico o accademico, e di una nuova stagione, vuoi sportiva o musicale, formulare buoni propositi e cercare strategie alternative. Per esempio, puntando ad una sorta di terzo gradino dell’insegnamento. Il primo: l’insegnante, seduto in cattedra o in piedi alla lavagna, spiega; gli studenti, ligi e attenti (si spera) magari prendono anche appunti. Passati pochi giorni (poche ore? Pochi minuti?), dimenticheranno. Nel secondo caso, l’insegnante “mostra”: analizza insieme ai ragazzi un esempio, ragiona con loro per vederne le peculiarità, per capire analogie e differenze. È quasi certo che l’allievo ricorderà di più. Terzo modo: l’insegnante, probabilmente senza saltare i primi due passaggi, decide di “coinvolgere” gli alunni, proponendo loro di essere protagonisti, di fare esperienza di quello che hanno imparato, ma che era solo teoria; li invita a … rischiare. Coinvolti nella sfida, gli studenti allora si avvicinano propositivi, desiderosi di mettersi in gioco. Non è che in questo modo venga cancellata la fatica del docente, anzi… Però le sue parole non saranno solo ricordate, ma interiorizzate, e faranno sì che apprendere sia un’esperienza giocosa e divertente.

E se l’aforisma di Franklin ancora non convince, non resta che ritornare al quesito inziale: ascoltare qualche notizia su Franklin può rendere poi difficile per il lettore ricordarla; una dimostrazione motivata del perché si guadagnò il titolo di “primo americano” incide sul lettore, che probabilmente ricorderà il messaggio ricevuto; una ricerca della banconota da cento dollari lo coinvolge in pienezza, lo aiuta a ricordare meglio, e anche ad imparare qualcosa di più, e non solo su Benjamin Franklin…

 

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