Gioco di responsabilità
14 febbraio 2018
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Gioco di responsabilità

Prima di tutto vi voglio fare gli auguri per un buon anno 2018!

Ma devo anche dire che non sono molto convinta che sarà un anno buono o un anno migliore di quello che è appena passato. Anche se, all’inizio, c’era stata una bella notizia: la mobilitazione degli abitanti di Ripabottoni che si opponevano alla trasferta dei 32 migranti perfettamente integrati nella società del paese. Finalmente un paese italiano dove non si alzava un muro o una barricata, ma si organizzava la solidarietà con quei giovani africani. La notizia mi ha colpito come una forte luce ci può colpire, ma come succede anche con la luce, più forte è, più forte diventa anche il buio che c’è intorno. Il buio, in questo caso, è stato quello dei media italiani, e questo silenzio (con pochissime eccezioni) mi ha dato l’impressione che il Molise, veramente, non esiste.

Per il resto, questo inizio di anno non dà motivi per provare grande ottimismo. Una squadra composta da sportivi delle due Coree ancora non elimina la minaccia di un conflitto nucleare, e la nomina, come senatrice a vita, di una donna coraggiosa che per anni ha raccontato gli orrori dei campi di sterminio non sostituisce le misure che dovrebbe prendere lo stato italiano contro quelle forze politiche che negano quegli orrori, o li giustificano, o chiedono che “gli altri” siano trattati in modo simile.

A Natale mi sono fatta un regalo: ho comprato il libro, l’autobiografia, di Gregor Gyse, uno dei dirigenti del partito Die Linke in Germania. Gregor Gyse ha solo sei anni meno di me, e tutto quello che lui racconta sulla DDR, l’ho vissuto anch’io. In questo libro ha trovato le parole giuste per spiegare una cosa che anch’io avevo sentito, ma non potevo spiegare in modo così esatto. Gyse dice che, nella DDR, sono stati gli antifascisti sopravissuti che avevano preso il potere, ma loro erano una minoranza, e poichè non sapevano come spiegare o giustificare o ammettere il fatto che una minoranza governava la maggioranza, hanno dichiarato che tutti gli abitanti della DDR erano antifascisti. È vero. Ricordo che sono cresciuta nella convinzione che tutti gli ex-fascisti vivevano nella Germania occidentale, e mai mi sarebbe venuta in mente di chiedere a qualche anziano cosa aveva fatto durante gli anni del regime nazista. Questa finzione di un paese abitato esclusivamente da antifascisti ha reso impossibile un’analisi corretta di quella parte della storia tedesca, e questo è stato anche, almeno in parte, terreno fertile sul quale, dopo l’unificazione tedesca, hanno potuto crescere i giovani neo-nazisti. Mi chiedo se forse, anche in questo, ci sia qualche somiglianza fra la Germania e l’Italia.

In questo mio primo contributo di questo anno 2018 voglio invitare voi, lettrici e lettori, a indovinare; una specie di gioco, non so come chiamarlo. Vi voglio presentare una frase e una foto, e vi chiedo di rispondere, utilizzando le vostre conoscenze, a quale paese si riferisce la frase, ed a quale decennio, e in quale città è stata scattata la foto, ed in che periodo. Vi prego di spedire le vostre risposte al mio indirizzo di posta elettronica, perché sono molto, molto curiosa. La soluzione la fornirò nel numero di marzo de la fonte.

La frase è questa: “Mentre la sinistra prometteva al popolo la fraternità fra tutti gli esseri umani, l’estrema destra prometteva di ristabilire l’autostima del popolo e di farsi portavoce dei rancori del popolo”.

E la foto è quella nell’articolo.

Con questo passatempo vi lascio per adesso e ripeto, malgrado tutto, i miei auguri per il 2018. Come sarà finalmente questo anno dipenderà anche, un poco, da noi. ☺

 

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