Giovani Europei
7 Giugno 2014
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Giovani Europei

Tento invano di sfuggire agli ingranaggi del tempo e di non essere choosy ma così facendo a volte si finisce per inseguire una chimera, i sogni diventano sfuocati, la crisi interiore si somma a quella esteriore. C’è bisogno di grande forza per fermarsi e riflettere sulle esperienze vissute e su quelle che ci aspettano, per capirci qualcosa in questo marasma di impegni e emozioni.

Il 2 giugno è ormai alle porte e mi sarebbe piaciuto spendere qualche parola sulla prima partecipazione delle donne al voto nel 1946 e sul processo di acquisizione della cittadinanza da parte delle donne, inteso come processo di acquisizione dei diritti. Una tale disquisizione richiede però conoscenze approfondite e ricerche alle quali non ho potuto dedicarmi adeguatamente a causa di una serie di impegni. Uno di questi è stato la partecipazione all’evento “Youth Pact: Missing links per un dialogo strutturato verso il 2020”. L’evento si è svolto a Roma dal 14 al 17 maggio, finanziato dal Programma “Gioventù in Azione” dell’Ue, in collaborazione con l’Università Cusano ed il patrocinio del Forum Nazionale Giovani. Esso ha riunito 60 giovani provenienti da comunità piccole e svantaggiate di tutta Italia che hanno avuto la possibilità di essere coinvolti in un processo di Dialogo Strutturato, di ripercorrere la storia delle politiche giovanili con gli attori e stakeholders principali e di capire l’importanza della partecipazione e dell’accesso a processi politici che interessano i giovani.

Il Molise ha visto la partecipazione di 4 giovani: io e Angelica Quiquero di S. Croce di Magliano, Giuseppe Pasquale di Pietracatella, M. Cristina Bibbò di Campobasso. Ciò che è venuto fuori da questo incontro è che per parlare di politiche giovanili e di dialogo strutturato (attraverso il quale la base può interagire con le istituzioni attivamente per mezzo di dialoghi top-down e bottom-up) bisogna tenere ben presente il contesto di provenienza dei giovani.

Le persone che lavorano nelle istituzioni europee sono perfettamente consapevoli dell’euroscetticismo e del fallimento della moneta unica ma ritengono che l’esistenza dell’Ue sia ormai un elemento dato, con molti problemi ma senza il quale, presi singolarmente, i paesi che la compongono non potrebbero sopravvivere. Questa tesi non può essere trascurata quando si parla di politiche giovanili. Esse sono sì trasversali ma sono anche multiformi, il che vuol dire che esse possono essere estremamente deboli ma anche estremamente forti.

L’idea che mi sono fatta osservando il lavoro che giovani provenienti da tutta Italia, da contesti socio-economici e politici diversificati tra loro è che -per quanto io nutra intensi dubbi sull’efficacia dell’Unione- l’Europa fa miracoli. È l’Europa che ha reso possibile l’evento Youth Pact e che ha dato vita a un vero e proprio dialogo strutturato.

Noi giovani ci siamo divisi in gruppi di lavoro per scrivere “Raccomandazioni” individuando diversi macro-temi: orientamento, istruzione e formazione, sport e ambiente, diritti, lavoro e autoimprenditorialità, partecipazione e governance. Beh è stupendo osservare il risultato del lavoro dei giovani impegnati nelle proprie realtà locali, piccole e lontane dal centro, lo scambio di idee, la proposta di soluzioni condivise. Abbandonando logiche partitiche e campanilistiche, impegnandoci in prima persona, informandoci (www.agenziagiovani.it; www.forumnazionalegiovani.it;  www.Gioventù.org; www.europa.eu/youth.it) potremo veramente capire che i fondi che finiscono nelle casse dell’Europa non sono poi tutti perduti, che gli scambi ai quali possiamo prendere parte e che qualche anno fa non erano pensabili, sono alcuni dei frutti più dolci dell’Europa.

L’Europa così come lo stato italiano sembrano lontani perché noi siamo lontani, distratti. Ma la vicinanza delle istituzioni, l’attenzione ai nostri problemi la possiamo ottenere solo col il nostro duro lavoro, con le notti insonni, con la voglia di mettersi in gioco e la disponibilità a cambiare prospettive. Non volendo torno a parlare di quello che volevo fosse il tema di questo “articolo”: l’estensione del voto alle donne.

Il processo per diventare cittadine italiane è iniziato nel 1946 pur con le preoccupazioni espresse proprio in seno a uno dei partiti che più ha caldeggiato l’estensione del voto alle donne, quello comunista.

In un bollettino a circolazione interna del Pci infatti si leggeva: “La concessione del voto alle donne è giunta prima che la massa femminile italiana nella sua estensione fosse stata effettivamente ed efficacemente mobilitata attorno a questa rivendicazione. Esiste ancora in Italia un notevole disinteresse femminile all’esercizio della democrazia, esiste soprattutto una profonda ignoranza”. Associando questa frase al “voto per l’Europa”, non si nota forse qualche assonanza?

Sebbene esistano ancora rilevanti limiti alla parità di genere le donne italiane hanno lottato e ottenuto importanti diritti. I giovani europei dei piccoli paesini saranno in grado di fare lo stesso? L’Europa, l’Agenzia Intercultura e Mobilità e io crediamo di si. Tocca a noi!  ☺

 

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