Gli anni ed il tempo
11 Gennaio 2019
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Gli anni ed il tempo

Una brutta caduta ed il conseguente obbligo di rimanere sdraiata a letto per settimane mi ha concesso il permesso di consegnare il mio contributo con ritardo, e così scrivo proprio il giorno di natale.

In queste settimane ho pensato molto a quello che significano per noi le date. Capodanno per esempio, quando facciamo gli auguri a tutte le nostre amicizie, esprimendo il desiderio che l’anno nuovo sia un anno di felicità, di salute, di successo. Ma perché non lo facciamo in qualche altro giorno dell’anno? Un giorno qualsiasi, quando succede che pensiamo più del solito ad una amica o ad un amico? Ho l’impressione che siamo ridotti alle tradizioni, alle abitudini, e che ne soffre la sincerità. Il tempo è una cosa che se ne frega delle date che abbiamo inventato noi, se ne frega dei mesi e dei giorni, il tempo trascorre e sembra che trascorre più velocemente con gli anni che stiamo compiendo.

In queste settimane ho visto molto la TV ed ho seguito molto i post che si leggono in facebook. Ho capito che sto vivendo in un paese dove la popolazione è diventata incattivita, anche se nel paesino molisano che ho scelto per vivere non lo osservo. In Germania hanno costatato lo stesso fenomeno, ed i sociologi dicono che questa cattiveria nasce dalla rabbia del popolo. Nella storia, parecchie volte, questa rabbia ha fatto scoppiare delle rivoluzioni, ma adesso la rabbia è la rabbia del ceto medio, e gli arrabbiati, come quelli di Parigi, se la prendono con le automobili e con i piccoli negozi di altri componenti del ceto medio. È una rabbia individualista, che non cerca di cambiare le cose per tutti ma solo per la propria categoria, la propria professione…

E poi, questo ceto medio arrabbiato ha bisogno di un nemico e segue con entusiasmo qualsiasi politico che gli serve sul vassoio un nemico, preferibilmente un nemico debole. Così, gli arrabbiati di oggi possono registrare una vittoria ogni volta che, per esempio, si vieta l’uso di bambole nere nei nidi d’infanzia, o quando si getta in strada un povero che non può pagare l’affitto, o quando si chiudono i porti a una nave con 300 naufraghi.

E poi, proprio quando lo standard di vita peggiora, quando si perde il lavoro e con il lavoro la dignità, si deve trovare qualcosa alla quale afferrarsi, e per offrire al “popolo” questo qualcosa si è inventata “l’identità”, che nessuno mi ha potuto spiegare in cosa consiste l’identità italiana o tedesca.

Questa “identità”, naturalmente, si deve difendere, e si deve difendere contro tutti quelli che sono diversi. Insultandoli in metrò o semplicemente non intervenendo quando si osserva una scena del genere, o picchiandoli, o incluso sparandogli.

Abbiamo anche osservato che nel mondo crescono i gruppi che proclamano e “difendono” la “supremazia dei bianchi”. E anche questa idea, questo concetto, non trova spiegazione. Siamo superiori e basta!

Dimenticando che, centinaia di migliaia di anni fa, esponenti del genere dell’“Homo erecto”, un scalino sotto l‘“Homo sapiens”, hanno lasciato la loro terra e sono andati a vivere in Asia ed in Europa, praticamente gettando la prima pietra per lo sviluppo delle popolazioni di queste terre.

Quelli migranti di tanti, tanti anni fa, di tanto tempo fa, venivano dall’Africa. E per fortuna ancora non esisteva né il muro cinese né esistevano le mura europee e neanche i porti… ☺

 

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