Guardare la realtà
16 Aprile 2018
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Guardare la realtà

Ormai i giochi sono fatti. La rosa dei candidati alle prossime elezioni regionali è approntata. Tra poco più di un mese avremo il nuovo governo regionale. Voglio essere ottimista e sperare che in questo mese di campagna elettorale si parli del futuro del Molise e dei molisani, senza ingannevoli promesse o sterili proclami. Intanto, cari candidati, sappiate che questo è quello che succede nel mondo reale, nel mondo in cui i problemi si affrontano quotidianamente.

Roberta, ragazza con disabilità motoria, laureata, attende da anni che venga finanziata la legge sulla vita indipendente, perché ha voglia di andare al cinema a vedere La forma dell’acqua, senza doverci andare con mamma e papà, perché alla sua età si ha voglia di essere indipendenti affrancandosi dalla famiglia. Aspetta un assistente personale che la aiuti a superare gli ostacoli. Aspetta da oltre cinque anni.

Francesco è un bambino che frequenta la scuola primaria ed ha bisogno del sostegno socio educativo scolastico. Il comune di residenza non vuole darglielo, perché non ci sono fondi sufficienti, e pertanto non può frequentare la scuola con lo stesso orario degli altri suoi compagni di classe. Aspetta da settembre.

Andrea ha quarant’anni, è cieco, ha un grave ritardo mentale. Non ha più l’età per andare a scuola e nessun centro diurno vuole accoglierlo perché la sua disabilità gli ha lasciato un’autonomia residua molto limitata. La sua famiglia aspetta da venti anni che qualcuno voglia prenderlo in carico, almeno nelle ore diurne.

Federica ha dieci anni e sta sulla sedia a rotelle. Finalmente nel parco sotto casa hanno installato un gioco inclusivo. Ha constatato che tale gioco è in realtà un’altalena per carrozzine. È dedicata solo a lei e non le consente di giocare con gli altri bambini. È stata però più fortunata di Alberta che nel suo paese non ha nemmeno quella. Aspetta sulla sua carrozzina, guardando gli amici giocare.

Giacomo è autistico e la sua famiglia percorre ogni tre giorni un’ora di auto per portarlo a fare una terapia adeguata, le cui spese sono interamente affrontate dalla famiglia. Aspetta che finalmente apra un centro specializzato per autismo vicino casa, e che magari le spese della terapia vengano inglobate nei livelli essenziali di assistenza.

Bernardo ed Anna sono i genitori di Antonio, che ha trentasette anni e pesa 80 chili. Hanno difficoltà ad uscire di casa perché il marciapiede è pieno di buche, la gente parcheggia male, ed ogni volta che devono prendere il figlio in braccio fanno sempre più fatica. Aspettano che qualcuno si decida ad abbattere le barriere architettoniche, e che magari qualcuno gli faccia riguadagnare il sonno che hanno perso a causa dell’ansia di non sapere cosa accadrà ad Antonio una volta che loro non ci saranno più.

Agata ha una disabilità psichica e vorrebbe lavorare, ma per lei l’inserimento nel già difficile mondo del lavoro è ancora più complicato. Aspetta da anni che qualcuno l’accompagni in un percorso formativo e, attraverso il lavoro, le restituisca quella dignità umana a cui ha diritto.

Sappiate che sono tutti nomi inventati, ma le storie sono tutte vere.

Mentre litigate tra voi per decidere una poltrona e per decidere chi deve prendere cosa, sappiate che c’è questo mondo pulsante che ogni minuto lotta con dignità per sopravvivere decentemente, e che ogni volta ripone la sua fiducia in voi.

Ogni volta che vi scambiate insulti, sventolate certificati penali illibati come fossero rarità da circo, sappiate che esistono persone che sono prive persino dei più elementari diritti e che attendono che qualcuno garantisca loro, con interventi strutturali, l’uguaglianza sostanziale, affinché possano essere liberi di studiare, di prendere un autobus, di viaggiare, di vivere e morire dignitosamente.

La politica, se davvero vuol rinnovarsi, non deve fare molto. Non deve sbandierare onestà, non deve progettare opere faraoniche, o promesse irrealizzabili. Deve ripartire dai problemi quotidiani, taluni così banali e scontati da essere sottovalutati, benché drammaticamente essenziali.☺

 

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