Hanno scritto la storia
13 giugno 2018
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Hanno scritto la storia

Sono sicura che fra voi c’è almeno una/uno che ha cercato di – o è riuscito a – smettere di fumare. Io sto portando avanti questa lotta da più di 10 settimane, dopo una vita di più di 50 anni di fumatrice.

Preparandomi a questa lotta mi sono immaginata le situazioni in cui mi sarebbe risultato più difficile resistere alla voglia di fumare: l’istante dopo il primo caffè del mattino, l’istante dopo aver finito il pranzo o la cena, una riunione con amici che fumano… Ma ho scoperto che la realtà è tutt’altra: quando più mi manca la sigaretta è quando devo o voglio scrivere qualcosa.

La verità è che nella mia vita di fumatrice, quando mi sedevo davanti al computer e cominciavo a scrivere, c’era accanto al computer un portacenere con una sigaretta che “si fumava da sola”. Io scrivevo ed ero contenta sentendo l’odore del fumo, non avevo neanche bisogno di inalare quel veleno chiamato nicotina. La mia dipendenza dalla sigaretta era meno una dipendenza dalla nicotina e più una dipendenza da un certo ambiente, un certo rituale. Adesso, quando accanto al computer non c’è il portacenere con la sigaretta che si auto-consuma, sono incapace di scrivere una frase con qualche senso, e meno capace ancora di scrivere tutto un articolo con qualche senso.

Confesso che ho fatto più di dieci tentativi di formulare il mio contributo per la fonte di giugno. Tutti questi intenti li ho dovuti cancellare, perche non avevano senso, non avevano logica, non avevano nessun messaggio. E non era che il mese di maggio, mese nel quale scrivevo, non mi avesse offerto temi! Potevo scrivere di Carlo Marx che in questo mese avrebbe fatto i 200 anni e che tanti, tanti avevano dato per morto anche come autore, come filosofo. Ma oggi i libri di Marx sono riapparsi nelle librerie del mondo, perche cresce il numero di quelli che hanno capito che la sua critica del capitalismo rimane vigente, non ha perso peso e ci servirà se vogliamo combattere il capitalismo globalizzato.

Avrei potuto scrivere di Ho Chi Minh e di César Sandino. Anche loro avevano il compleanno nel mese di maggio e meritavano di essere ricordati.

E, naturalmente, avrei potuto scrivere di quello che succedeva intorno a me, qua, in Italia, nel paese che ho scelto per vivere. Ma da un lato mi ero ripromessa di non interferire negli affari politici del paese che mi ospita, e per l’altro, con quel tema, sicuramente avrei ricominciato a fumare!

Le giornate passavano ed il mio contributo per la fonte ancora non vedeva la luce del giorno. E con il passare dei giorni cresceva anche il numero di temi che potevo trattare, fino ad arrivare a domenica 20, giorno delle elezioni in Venezuela. La reazione degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e di parecchi paesi del mondo di fronte alla vittoria elettorale di Maduro non è stata una sorpresa. Hanno ripetuto il loro vecchio schema. L’unica novità è che se la sono presi con il numero di quelli che non sono andati a votare, e questo mi ricorda un vecchio detto che non so se è tedesco o da dove viene: “Chi è seduto in una casa di vetro, è meglio che non tiri pietre”.

Allora, qual è il senso in tutto quello che ho scritto? Non ne vedo molto, tranne la mia illimitata solidarietà con quelli fra voi che hanno deciso di smettere di fumare. Ed anche l’intento di spiegare perché non sono capace di scrivere 5.000 caratteri mentre a Roma un gruppetto di persone si vantano di aver scritto la storia.☺

 

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