I bulli e il pollo
31 Maggio 2016
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I bulli e il pollo

Non siamo mai stati teneri con l’on. Leva e con il sen. Ruta a volte abbiamo addirittura esagerato, lo riconosciamo. Ai due parlamentari della sinistra PD questa volta vogliamo fare i nostri complimenti, anche da parte di tutta la redazione. Se l’intento era quello di sbarazzarsi del governatore del Molise, è arrivato il momento di brindare. Bravi, veramente bravi. Che i due parlamentari lavorassero da tempo, il secondo a soffiare il posto a Frattura e il primo a prenotare un posto nel nuovo senato, è noto a tutti, ma riciclare una vecchia “sola” e farla passare per nuova, senza che il governatore si accorgesse del trucco, è operazione da premio Nobel della fregatura. La proposta di regionalizzare la Fondazione “Giovanni Paolo II” messa in campo dai due parlamentari per contrastare la crisi che incombe sul sistema sanitario del Molise è stata rispedita al mittente già nel 2013 dai vertici di quella istituzione, in un contesto ancora più problematico di quello attuale, soprattutto per la Fondazione: i debiti lasciati da Iorio erano tanti e l’idea di una transazione veniva ritenuta dai creditori una pura provocazione. Perché mai proprio oggi, in una situazione decisamente migliore di allora, “quelli della Cattolica” dovrebbero consentire che il consiglio di amministrazione della Fondazione fosse indicato per i quattro quinti da Ruta, Leva e Frattura? E poi, in cambio di cosa?

La strada indicata dai due bontemponi, dati i precedenti, è apparsa da subito tutta in salita ma come spesso accade quando la disperazione prevale sulla ragione, si è pronti a credere a qualunque cosa, anche al fatto che qualcuno sia in grado di portare lo scalpo di “Agostino Gemelli” nella tana di Paolo Frattura. Non me ne vogliano gli amici lettori se gioco alla guerra con gli indiani, ma le cose in Via Genova si sono svolte esattamente così. Nel fatidico incontro nel quale i tre hanno fumato il calumet della pace, i parlamentari PD, esperti di politiche sanitarie, offrono, al governatore, in quel momento occupato a giocare con i trenini che dovrebbero portarlo da Campobasso a Bojano, non un’idea vaga, ma un progetto concreto, condiviso nientemeno che dal direttore amministrativo della Cattolica: rendere pubblico ciò che fino a ieri era privato, senza spendere neanche un euro. Un vero toccasana per la Sanità molisana. Ma veniamo ai fatti.

Nell’incontro pacificatore, trasmesso a reti unificate, i due parlamentari dapprima si lamentano col governatore per non aver difeso abbastanza la sanità pubblica. A loro parere, le criticità rilevate nel sistema sanitario regionale sarebbero da addebitarsi allo squilibrio registrato negli ultimi anni tra sanità pubblica e sanità privata che, a loro giudizio andrebbe rapidamente riportata al di sotto della soglia del 25%. I due, da politici navigati quali sono, non si sono limitati solo alla sterile critica ma hanno offerto al loro interlocutore anche la soluzione. La parola magica è integrazione che secondo la liturgia rutiana equivale a “quello che fa il pubblico non può essere fatto dal privato e quello che fa il privato può essere fatto anche dal pubblico” e qui parte il sogno: “due companeros convincono con uno stratagemma (l’invio di due mail confidenziali a un impiegato della Cattolica) il comandante Pablo a nazionalizzare, pardon, regionalizzare gli ospedali caduti nelle mani dei controrivoluzionari, quindi, per rendere evidente che l’operazione è tutta merito loro, convocano nella sede del PD una conferenza stampa per informare il pueblo che il dado è tratto. Un paio di ceffoni, partiti direttamente dalla Cattolica sono sufficienti a interrompere il sogno rivoluzionario del governatore il quale, al risveglio, non trova più nessuno intorno a lui e scopre che invece del film di Corbucci è stato interprete di una storia che assomiglia tanto alla Stangata ma non nella parte di Newmam e neanche in quella di Redford.

Pare, ma non garantiamo verità, che a Costituzione invariata, la gestione della Sanità sia affidata in via esclusiva alle regioni e che, a decidere sul futuro di essa debba essere il consiglio regionale il quale, anche in caso di commissariamento, non viene mai espropriato della funzione legislativa. Il potere interdittivo esercitato dai parlamentari in questa materia non è contemplato da nessuna legge e non si capisce perché il nostro governatore, che evidentemente ha bisogno di badanti, non si rivolga alla sua giunta o ai consiglieri regionali per farsi badare; forse non saranno all’altezza del ruolo che ricoprono, ma i molisani hanno scelto di farsi rappresentare da loro e non da Ruta e Leva i quali invece sono stati nominati dal loro partito ad occuparsi di altro, almeno si spera.

Qualche mese fa, con il nostro giornale ci siamo occupati, inascoltati, di questa vicenda e a differenza di Guccini avevamo anche “previsto tutto questo: dati causa e pretesto” e siccome siamo i soliti discoli, polemisti e demagoghi, ci siamo posti una domanda: perché si è pensato di regionalizzare solo la Cattolica e non anche il Neuromed? I posti letto di Patriciello hanno natura diversa da quelli della Fondazione Giovanni Paolo II? Sarebbe il caso che “un giudice a Berlino” si occupasse una buona volta di queste vicende. Le transazioni da poco concluse tra Regione e Cattolica, e non ancora onorate da parte pubblica, cosi come comunicato dei vertici della Fondazione, imporrebbero ai protagonisti di questa storia una maggiore cautela. La proposta di cogestione, seccamente rifiutata dalla Cattolica, rischia di apparire, nel contesto sopra descritto, più una vessazione che un invito alla collaborazione, specialmente se a promuoverla intervengono soggetti istituzionali incompetenti.

La figuraccia rimediata dal governatore in veste di responsabile della sanità basterebbe da sola a giustificare il suo allontanamento, ma, cosa ancora più grave, l’inaffidabilità per essersi fatto stangare da due professionisti della fregatura mette in serio rischio l’intera regione.   ☺

 

 

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