I cazzari e i cazziati. I migranti da capro espiatorio ad opportunità
11 luglio 2018
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I cazzari e i cazziati. I migranti da capro espiatorio ad opportunità

Lettera aperta a quanti sperano che non tutti i mali vengano per nuocere

Il Molise d’estate si rianima, tra sagre e spettacoli. Ma senza progetti a lungo termine, il letargo invernale torna sempre

Il Molise è bello e dunque da tutelare. Ma non basta. È necessario e urgente creare opportunità di sviluppo compatibile con la salvaguardia delle ricchezze naturali presenti sul territorio. Su questo la politica regionale finora è stata latitante e povera di idee progettuali, mentre le amministrazioni locali, abbandonate a se stesse, sono state incapaci di una visione d’insieme che le portasse fuori da quel localismo coincidente con il proprio campanile. I paesi, d’estate, come d’incanto, dopo dieci mesi di letargo, riescono a dare il meglio di loro stessi, ma il rischio è che tutto, per l’ennesima volta, si risolva in sagre, feste e mercatini, mostre con articoli dei bei tempi antichi e spettacoli canori, prendendo a pretesto qualche statua di santo che, a sua insaputa, viene portata in giro per l’abitato, accompagnata dall’immancabile banda, dalla fascia del sindaco, quale occasione migliore per farle prendere aria (!), e un po’ di gente, intolettata di tutto punto, che, tra una avemaria, qualche chiacchiera, gli immancabili saluti di ben rivisto a vicini e lontani e un pugno di noccioline da sgranare, assolva al piacevole dovere, prima di intripparsi nell’obbligato pasto festivo con tutta la famiglia.

È possibile uscire da questa impasse? E prima ancora, si ha la volontà politica di venirne fuori? Noi ci crediamo e perciò non veniamo meno al compito di invitare, stimolare, denunciare ritardi e omissioni, a volte colpevoli, più spesso dovuti a incapacità o interessi di bottega.

Una scuola di arte e mestieri per i migranti: la nostra proposta contro lo spopolamento delle aree interne del Molise

Da anni si parla di spopolamento delle zone interne e per tutta risposta si continua a cementificare, a rifare scuole che rimarranno vuote, a non curare la pessima viabilità di collegamento e soprattutto a non andare oltre le lamentazioni. Cinquecento anni fa ci fu la trasmigrazione di croati e albanesi che si insediarono nelle nostre terre. Sicuramente non fu facile l’intesa iniziale per la diversità di lingua, cultura, tradizioni e religione, tuttavia l’integrazione accadde e dei buoni risultati furono raggiunti. Oggi che cosa impedisce di mettere a disposizione di famiglie richiedenti asilo, costrette a fuggire dalle loro terre per guerre, carestie, o semplicemente per cercare un futuro migliore, case disabitate e terreni incolti? Perché i sindaci del cratere, per esempio, non si coalizzano per creare nel villaggio disabitato e in rovina, che ospitò gli abitanti di San Giuliano di Puglia dopo il terremoto, una scuola di arte e mestieri per dare professionalità a quelli che arrivano sulle nostre coste in modo che poi possano inserirsi nei tessuti urbani? L’esempio di Riace, per fare il nome di un paese che ha fatto di necessità virtù, possibile che non dica niente ai nostri amministratori? Perché accada meno del niente ha provveduto il presidente della giunta regionale dando la delega per l’immigrazione a un leghista scelto accuratamente dal suo segretario nazionale e così si è messa la volpe a guardia del pollaio!

Qualcuno fermi il “cazzaro verde”!

Sugli immigrati non è possibile, a livello nazionale, continuare a lasciare campo libero a quel tale Matteo Salvini, pure ministro degli interni, che facendo leva sulla pancia di quanti stanno male e sulla paura di quanti stanno bene, ha ridotto un popolo a fare tifo da stadio pro o contro l’accoglienza. Il cazzaro verde, come pittorescamente lo definisce il quotidiano Il Fatto, per raccattare consensi è disposto a tutto. “Agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo” è l’imperativo categorico che ci ha consegnato Immanuel Kant e diventato il concetto fondamentale dell’etica deontologica moderna. Valida per cristiani e diversamente credenti. È rivoltante usare dei disperati, sballottati dalle onde, come mezzi per un braccio di ferro con le altre nazioni europee. Non si può mettere a punto una nuova politica di accoglienza sulla pelle di persone che hanno rischiato la vita imbarcandosi su mezzi di fortuna dopo essere stati derubati, sfruttati, violentati nel corpo e nell’anima sulle coste africane. Se ci fosse mio fratello che farei? E quello in mezzo al Mediterraneo, diventato in questi anni la tomba per otre trentaquattromila persone, è mio fratello!

In Italia chi è dalla parte degli ultimi?

La colpa di questa deriva disumana è tutta di un altro cazzaro, accomunato dallo stesso nome, Matteo (Renzi), e del fu partito democratico. Con la sciagurata e oltretutto sbagliata politica del tanto peggio per l’Italia, tanto meglio per lui e il fu partito, ha spinto i 5 Stelle fra le braccia del suo omonimo leghista, decretando l’imbarbarimento della politica. Amaramente dobbiamo costatare che non si intravvedono neppure persone all’altezza che possano risollevare le sorti di una sinistra alla canna dell’ossigeno. E tuttavia è necessario un partito, un movimento, una “cosa” che si ponga dalla parte degli sfruttati, emarginati, impoveriti; che ripartendo dagli imprescindibili valori della rivoluzione francese: libertà, uguaglianza e fraternità torni a rianimare o rifondare la speranza degli ultimi.

E in Molise chi lo è?

Nel Molise è particolarmente urgente ridare voce ai senza voce per diventare interlocutori di un consiglio regionale che non ha opposizione, se non in chiave spartitoria del potere. I sei eletti dai 5 Stelle perché non dovrebbero seguire la politica nazionale e fare combutta con i dodici di centrodestra? E gli altri due dell’opposizione, Fanelli e Facciolla, che hanno di sinistra per non riunirsi con i “compagni” già transitati ed eletti nelle liste del centrodestra?

Se è vero che non tutti i mali vengono per nuocere né per suocere è proprio il tempo di ripartire. E subito!☺

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