I libri della bibbia
20 Maggio 2019
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I libri della bibbia

Quando oggi apriamo una bibbia, in qualsiasi lingua, possiamo capire se si tratta di una bibbia cattolica o protestante in base alla lunghezza dell’Antico Testamento. Nelle bibbie cattoliche, infatti, ci sono 46 libri, in quelle protestanti 39, mentre il Nuovo Testamento è identico per entrambi. Inoltre sono diversi per lunghezza sia il libro di Ester che di Daniele (più lunghi quelli cattolici, più corti quelli protestanti). A che cosa è dovuta questa differenza? La normale spiegazione è quella secondo cui, a partire da Lutero, tutti i riformatori hanno optato per il canone ebraico dell’Antico Testamento, mentre i cattolici per quello greco, conservato dall’antica traduzione chiamata dei Settanta. Come mai Lutero avrebbe optato per il canone ebraico invece che quello greco trasmesso in tutte le bibbie latine scritte a mano e pubblicate a stampa da Gutenberg in poi? La risposta si trova nella bibbia stessa tramandata nell’Occidente latino: a differenza di oggi, in cui le bibbie vengono stampate anche senza nessuna introduzione e nota, nella tradizione latina si pubblicava il testo biblico accompagnato sempre almeno da alcune introduzioni scritte soprattutto da s. Girolamo, il famoso traduttore della bibbia in latino, che sarà poi denominata Vulgata (cioè popolare). Ebbene proprio Girolamo aveva spiegato nel suo famoso “prologo galeato”, che ha accompagnato sempre la bibbia fino ai tempi recenti, perché era da preferire il canone ebraico delle Scritture rispetto a quello greco: sostanzialmente perché era, secondo lui, quello consegnatoci dal popolo ebraico prima dell’avvento di Gesù mentre gli altri libri (anche se scritti dai giudei) sono stati aggiunti successivamente. Questa opinione era diffusa tra i padri nell’antichità e per essi quei libri aggiunti si potevano leggere per l’edificazione personale ma non si potevano usare per le questioni dogmatiche. Fino al Concilio di Trento, dove venne invece sancito in modo definitivo il canone lungo, anche nel mondo cattolico si discuteva ancora se dare ragione a Girolamo o ad Agostino, suo contemporaneo, che invece difendeva il canone lungo e con lui alcuni concili locali dell’Africa del Nord e qualche documento dei vescovi di Roma: il cardinale Caietano (avversario di Lutero), ad esempio, era a favore del canone breve. Quando Lutero pubblicò la sua bibbia in tedesco, nel 1534, sostanzialmente seguì Girolamo nel distinguere tra i libri del canone ebraico e gli altri (lo stesso fece nel Nuovo Testamento, dove mise alla fine i libri la cui canonicità era dubbia nell’antichità); tuttavia non li escluse dalla sua bibbia.

Le prime reazioni avvennero proprio a causa del Concilio che optò per l’opinione di Agostino contro Girolamo: i riformatori, infatti, non si occuparono subito del canone ma ormai, per polemica con Roma cominciarono in modo sempre più deciso a distinguere tra i libri veramente canonici e gli altri, denominati apocrifi. Tuttavia ci fu molta resistenza nell’ambito della storia della riforma ad escludere completamente questi libri dalle bibbie stampate e ciò avvenne in modo definitivo solo con l’avvento delle Società bibliche dell’800. Nell’ambito cattolico, al contrario, nonostante il rifiuto dell’opinione di Girolamo, si continuò a stampare la bibbia anche con le sue introduzioni fino in epoca recente, quando sono stati esclusi, quindi, sia in ambito cattolico che protestante, tutti quei materiali che invece hanno fatto la storia del testo biblico. In conclusione, dal punto di vista del contenuto, nei primi secoli della riforma, non c’erano differenze tra bibbie cattoliche e protestanti; la differenza era nell’ordine dei libri: i cattolici ma anche le edizioni latine di molti editori protestanti, mantenevano più o meno l’ordine che, per capirci, aveva adottato Gutenberg nella prima edizione a stampa della bibbia (il primo libro in assoluto stampato nella storia) e si pubblicavano anche le introduzioni di Girolamo; i protestanti pubblicavano invece anche bibbie (soprattutto quelle tradotte nelle lingue vernacolari) dove si mettevano in appendice quei testi non appartenenti al canone ebraico e, come nel caso della bibbia di Lutero, c’erano altre introduzioni che sostituivano quelle di Girolamo. Solo l’eccesso di zelo in epoca recente ha portato alla scomparsa di quei libri, che i cattolici chiamano deuterocanonici, dalle bibbie protestanti.

Oggi ci sono interessanti esperienze ecumeniche di pubblicazioni della bibbia (basti vedere la bibbia TOB) dove, pur mantenendo la distinzione tra i libri, resta l’integrità di una raccolta che per secoli è stata tramandata senza tagli: non esiste, infatti, nessun manoscritto cristiano che tramandi il canone breve, ma sempre tutti i libri, sebbene accompagnati (nei manoscritti latini) dalle idee di Girolamo sui dubbi riguardo alla canonicità di alcuni di essi; dubbi che la chiesa di Roma ha definitivamente superato solo al Concilio di Trento, l’8 aprile 1546, meno di due mesi dopo la morte di Martin Lutero.☺

 

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