I numeri della speranza
12 Novembre 2018
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I numeri della speranza

Quando intorno a noi tutto è buio, quando le notizie che ci arrivano dal proprio paese e da altri paesi vicini e lontani ci tolgono la fiducia nella capacità dell’essere umano di sentire empatia / solidarietà con il prossimo, ringraziamo qualsiasi cosa che ci restituisce un minimo di fiducia, un minimo di speranza. Può essere il sorriso di un vicino, può essere il gesto di uno sconosciuto, può essere… sì, può essere anche un numero.

La mia fiducia nell’essere umano è stata alimentata negli ultimi giorni da due numeri: 140.000 e 246.000. Questi numeri sono stati stampati nei giornali italiani il primo e nei giornali tedeschi il secondo, e sono numeri che mi hanno mostrato che nei due paesi, in mezzo a una folla xenofoba e razzista, ci sono persone che difendono i diritti di tutti, in primo luogo i diritti degli ultimi.

In Italia, quando la sindaca leghista di Lodi ha praticamente chiuso le mense e gli scuolabus per i figli degli extracomunitari residenti nella città, in pochi giorni persone anonime hanno raccolto 140.000 euro per permettere a quei bambini di mangiare nella mensa, insieme ai loro amici italiani. Ho sottolineato la parola “anonime” perché penso che questa è una qualità inaudita di beneficenza. Non importa ai donatori vedere i loro nomi pubblicati, come in tante altre collette che si fanno. A loro importa il fine, la causa, l’esito della causa, ed è per questo che il numero non può esprimere il vero valore del loro gesto.

L’altro numero, 146.000, viene dalla Germania, viene dalla mia Berlino. Devo confessare che, per una volta, volevo stare a Berlino e non in Molise. Il 13 ottobre, 146.000 persone, venute da tutto il paese, hanno manifestato nella capitale tedesca sotto la parola d’ordine indivisibili. I manifestanti sono stati tedeschi e stranieri residenti in Germania, giovani, giovanissimi e vecchi, operai, studenti, casalinghe, intellettuali, senza tetto, operatori sociali, professori… Non manifestavano per un’unica causa: ne avevano a cuore diverse, come la fine dei tagli ai servizi sociali, il blocco della crescita selvaggia degli affitti, la protezione di boschi e fiumi, il miglioramento della sanità pubblica, il rispetto di tutte le forme di amore e di matrimonio, la difesa degli immigrati, la punizione degli atti di razzismo e tanto altro. Ma come ha detto la loro parola d’ordine, tutte queste cose sono indivisibili, dobbiamo smettere di difendere ognuno solo la sua causa, fregandosene di quello che preoccupa i vicini.

Anche questa manifestazione a Berlino aveva qualcosa di inaudito: si vedevano poche bandiere di partiti, sindacati ed associazioni. Invece di bandiere, la gente portava manifesti o cartoni con delle frasi scritte a mano e quasi tutte espressione di un grande spirito di invenzione e anche di un certo umorismo. Un esempio: “Uccelli del paradiso invece dell’aquila imperiale”.

Le foto di questa manifestazione, che ha coperto 5,5 kilometri di strada e raggruppato 400 organizzazioni, ci mostrano una folla allegra, come in festa, non con i pugni alzati, ma molte volte mano nella mano. Tutti con la convinzione che così, tutti insieme, ognuno difendendo la sua causa e allo stesso tempo la causa dell’altro, si può prima di tutto mettere fine all’avanzata dell’estrema destra e dopo cominciare a costruire una società più equa, pacifica, solidale.

Voglio ringraziare tutte e tutti quelli che hanno contribuito a raggiungere questi due numeri per avermi regalato un po’di ottimismo. E voglio anche, permettetemelo, esprimere il mio orgoglio e la mia felicità per il fatto che leggendo la lista dei primi firmatari dell’invito alla manifestazione di Berlino abbia trovato anche il nome del centro interculturale di donne S.U.S.I. del quale vi ho raccontato mesi fa. ☺

 

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