I quattro servono
13 Gennaio 2020
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I quattro servono

“I 4 a scuola servono, perché fanno capire i nostri limiti e fanno capire che la vita non è dei furbi, come si crede. La vita è una maratona e ogni cosa va sudata, conquistata con fatica”. Parole di Paolo Crepet. Che tornano, in questo periodo, di forte attualità: il 4, ormai, così come altre forme di osservazione negativa del rendimento o del comportamento, non vengono considerate come una valutazione formativa, necessaria, legittima, ma quasi come un affronto allo studente e, con lui, alla famiglia. La quale, sempre più spesso contesta e attacca il docente.

È un peccato, un grosso errore anzi, perché le valutazioni negative possono diventare delle occasioni importanti di crescita. “Insegniamo – continuava Crepet -, che per avere successo nella vita ci vuole talento e che il talento al 98% è frutto del sudore. Disciplina: questa è la parola chiave. È da lì che esce il talento”.

“Oggi – sempre secondo lo psicologo -, due parole molto importanti sono scomparse dal vocabolario dell’educazione: dolore e fatica. Tuteliamo i figli da tutto. Se dovessimo costringere per un giorno i nostri ragazzi a indossare i pantaloni corti, noteremmo che non esiste più un ginocchio sbucciato. Conseguenza: quella di oggi è una generazione fragile. Ed è colpa nostra. I dolori che non si hanno da piccoli faranno soffrire da grandi. Meglio sbucciarsi le ginocchia a 8 anni che a 48. Una volta non c’erano i cellulari e i figli andavano lontano da casa e non erano raggiungibili dai genitori e si dovevano arrangiare. Così diventavano grandi”. “Il fatto di correre sempre in aiuto dei figli, di fare le cose per loro di sostituirci a loro nella soluzione dei problemi rende loro la vita facile: per loro non c’è più nemmeno il gusto della conquista”. E anche il 4, magari meritatissimo, diventa un’ingiustizia da superare.

Figurarsi poi cosa succede quando, attaccati da genitori boriosi, e vilipesi da ragazzini onnipotenti, sopravvalutati, iperprotetti, i docenti sono messi alle strette anche da una dirigenza miope e dispotica, un modello sempre più diffuso, sostenuto da un volgare consenso di cortigiani alla base, riuniti in collegi dei docenti muti, obbedienti, acquiescenti: i 4, le note, le sanzioni, non piacciono neanche a molti dirigenti, troppi, che intimano di cancellarli dai registri (sic!), troncano i problemi emersi in consiglio (sede sovrana per la loro discussione) dicendo che chi mette un 4 non sa insegnare, non sa tirare fuori il meglio da un ragazzo, e chi mette una nota non sa tenere la classe. L’importante è che il marcio resti ben nascosto sotto il tappeto, a scapito della dignità di un docente e dell’opportunità della scuola di essere occasione di crescita.

Dirigenti tiranni con gli insegnanti ma amici con i ragazzi. Genitori nemici degli insegnanti ma eterni cuscinetti che attutiscono le malefatte dei figli. Che tristezza. Che mondo è? Che scuola è? “Cerchiamo di non essere amici dei figli o degli alunni, ma genitori e insegnanti, che danno regole e che sono punto di riferimento nelle difficoltà della vita”. Parola di Crepet..☺

 

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