I sogni e la politica
1 Marzo 2014
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I sogni e la politica

Troppo spesso mi capita di sentire parlare di politica in un’accezione negativa, quasi fosse una cosa sporca praticarla ed appassionarsi alle sue dinamiche, ormai troppo contorte e lontane dalla società civile. Nell’immaginario collettivo il “politico” è diventato una specie di delinquentello abituale, ossia un nullafacente furbetto a spese della collettività. L’acqua che è passata sotto i ponti (soprattutto in Italia) dai tempi di Aristotele ad oggi ha completamente mutato il senso delle parole, tanto che oggi i nostalgici e i volenterosi amano parlare di  “buona politica”, per indicare le finalità di coloro che intendono perseguire scopi non egoistici nel governo della cosa pubblica. A me sembra una ridondanza. La politica è ontologicamente buona, perché è il governo dello Stato, che appartiene a tutti, e in se stessa deve perseguire i fini di uguaglianza sostanziale tra gli individui.

Nelle scorse settimane sono stata ad Osimo presso la Lega del Filo d’Oro, ed ho avuto modo di sondare concretamente l’esperienza di un modello che funziona. La lega del Filo d’oro, nata ormai 50 anni fa, si occupa del recupero delle persone sordocieche e con minorazioni plurisensoriali. L’approccio riabilitativo che propone è basato su una premessa tanto semplice quanto impegnativa, e cioè  che l’utente (sia esso bambino o adulto) non sia un paziente da curare ma una persona da valorizzare in tutti i contesti in cui la sua personalità possa manifestarsi (famiglia, scuola, società civile), allo scopo di evitare qualsiasi forma di isolamento connessa alle difficoltà sensoriali dell’individuo.

In sostanza, la Lega si propone come una sorta di scuola di apertura al mondo della persona con disabilità… attuata attraverso modalità assolutamente individualizzate da persona a persona, mescolando momenti di svago e terapie (fisioterapia, musicoterapia, logopedia, idroterapia) mai fini a se stesse, ed il tutto attuato con competenza, passione ed… allegria! Sì, perché troppo spesso ci si dimentica che non c’è tristezza nella diversità!

La sensazione che mi ha accompagnato durante tutto il viaggio è stata quella di vivere in una realtà parallela fatta di rispetto, di uguaglianza, di amicizia tra TUTTI ed in cui non esiste spazio per sguardi compassionevoli o parole ipocrite fuori luogo (la realtà, quella quotidiana, purtroppo è un’altra cosa, ed è fatta – tra l’altro – di occhiate dense di pietismo, di auto parcheggiate nei posti riservati, di spazi inaccessibili, di domande e considerazioni morbose e ignoranti).

Allora ho pensato una cosa ovvia. È questo che vorrei nella mia regione, nel mio territorio, per le persone con disabilità e le loro  famiglie. Il pensiero inevitabilmente ritorna alla politica, chiedendomi quando e perché  si è smesso di progettare e si è iniziato a poltrire, come mai si sono accantonati i bisogni della società civile per perseguire egoismi sfrenati ed inconcludenti. Eppure anche il malgoverno è un fenomeno umano, e – mi si permetta la citazione – come tutti i fenomeni umani deve avere un inizio ed una fine.

L’utilità di progettare una struttura per persone con disabilità (anche ispirata al modello di Osimo) in Molise è evidente: infatti non solo si tamponerebbe una emergenza sociale, con un intervento di forte impatto sulla popolazione, ma si potrebbero creare anche nuovi posti di lavoro. L’uscita dalla crisi economica non può a mio avviso non passare per la presa d’atto che, a fronte delle mutate esigenze sociali (aumento dell’età media della popolazione, che non sempre va di pari passo con uno standard di qualità della vita, aumento del numero delle persone con diverse abilità, dovuto  tra l’altro a fattori ambientali e al progresso delle tecnologie mediche per la sopravvivenza), occorra dare risposte concrete ed efficaci che siano anche occasioni di sviluppo territoriale. In poche parole, occorre pensare ad una “economia del sociale”, ovviamente tenendo ben saldi i pilastri della nostra costituzione in materia di diritto alla salute ed accesso alle prestazioni sanitarie.

“Sono sempre i sogni a dare forma al mondo”, recita una bella canzone di Ligabue, e nemmeno io – che non sono una sua grande fan – posso dargli torto. Non possiamo permetterci il lusso di smettere di sognare, di lottare per i nostri diritti e per migliorare le condizioni della nostra vita. Non dobbiamo dimenticare che è la gente il cuore pulsante di ogni società. Soprattutto perché chi governa deve essere consapevole del fatto di amministrare un popolo che non perdona e non tollera inerzie e giochetti sterili di potere, e che pretende fatti e soluzioni concrete. ☺

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