I sogni non possono morire
29 Aprile 2017
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I sogni non possono morire

Era lo scorso maggio, al Salone del Libro di Torino, quando, per promuovere la lettura fra i giovani, il Ministero chiese ai ragazzi di scegliere i loro testi preferiti di questo millennio, suggerendo di pensare ai libri come a “luoghi dove incontrarci per capire veramente chi siamo”. Sono state 70167 le classi della sola scuola secondaria, che, in tutta Italia, hanno così partecipato a #imiei10libri. Il regolamento prevedeva che gli alunni, con l’aiuto dei professori, scegliessero dieci titoli fra i contemporanei italiani e li inserissero nella classifica da inviare al Ministero. In viale Trastevere ne sono arrivati oltre diecimila. Il più votato è stato Alessandro D’Avenia con il suo Bianca come il latte, rossa come il sangue, seguito da Io non ho paura di Nicolò Ammaniti, e Roberto Saviano con il suo Gomorra. D’Avenia si è piazzato anche al settimo e all’ottavo posto con Ciò che inferno non è e Cose che nessuno sa.
Prima di riportare qualche breve frammento di saggezza (giovanile) dal romanzo d’esordio di D’Avenia, vale la pena di interrogarsi sul perché del suo successo. Uscito nel 2010, Bianca come il latte, rossa come il sangue è diventato rapidamente un successo internazionale, tanto da raggiungere il milione di copie e diciannove traduzioni già nel 2013, anno in cui il film omonimo ha anche riempito le sale cinematografiche. Forse la particolare sensibilità sviluppata da D’Avenia durante l’infanzia e l’adolescenza vissute nella Palermo di Borsellino, che andava a messa tutte le domeniche nella sua parrocchia, e di Padre Pino Puglisi, suo docente di religione al liceo? O piuttosto, dopo un quindicennio trascorso a insegnare Lettere nella scuola, la vicinanza al campo stesso di cui racconta? Non certo il taglio consumistico di un “fenomeno pop” (come alcuni detrattori lo definiscono). Altrimenti non si spiegherebbe la tenuta dei suoi libri nelle classifiche, compresa quella del concorso in questione. E, a giudicare proprio dalla classifica, quelle che i nostri ragazzi sembrano chiedere, sono, dopo tutto, storie di sentimenti e di crescita. Due degli ingredienti fondamentali della vicenda di Leo, un sedicenne che, grazie a Bianca, purtroppo gravemente malata, conosce la potenza dell’amore: “Nessuno presta attenzione al cielo, finché non si innamora”. Ma è vero anche che “l’amore non esiste per renderci felici, ma per dimostrarci quanto sia forte la nostra capacità di sopportare il dolore”. Al tempo stesso, Leo deve però fare i conti con “il mistero di questa cosa chiamata morte”. Il tutto nella convinzione che “la vita sia la scuola e la sua scuola sia la vita […] Che l’inferno siano i prof e il paradiso i giorni di vacanza […] Che i voti siano il giudizio universale”. Finché l’incontro con il “Sognatore”, un giovane supplente di storia e filosofia che Leo inizialmente considera uno “sfigato”, riuscirà a fargli capire l’importanza dei sogni, che non possono morire…
Ma, tra i diecimila titoli segnalati, è spuntato anche il Mein Kampf di Adolf Hitler: dieci classi di diverse città italiane lo hanno inserito nei dieci testi preferiti e, in due casi, è addirittura finito al primo posto. Mentre è ancora in corso un’indagine del MIUR per scoprire cosa è successo in queste dieci scuole – dato che quel libro non poteva, secondo il regolamento, nemmeno essere votato, essendo di autore non italiano e pubblicato prima del 2000 -, ci si interroga anche in questo caso sul perché della scelta. Uno scherzo da ragazzi? Una provocazione? O, più probabilmente, la curiosità dettata dal gusto del proibito? La riedizione di questo libro – scritto dal dittatore nazista nel 1924, durante un anno di prigionia scontato per alto tradimento dopo il fallito Putsch di Monaco -, è stata infatti vietata per molti anni in Italia. Ma come considerarlo, ora che si può leggerlo, se non come la testimonianza di un’epoca nella quale si è toccato l’apice della disumanità? E se non come il testo nel quale si dipana, attraverso continue farneticazioni, la formazione di una personalità in grado di plagiare le masse e di alimentare le radici dell’ immane tragedia del nazismo?
Hitler a parte, un segnale positivo è che fra i dieci libri vincitori che ognuna delle scuole partecipanti alla votazione potrà ora acquistare con i 150 euro in arrivo dal MIUR, vi siano anche due titoli di grande rilevanza sociale. Il primo è Nel mare ci sono i coccodrilli, di Fabio Geda, che racconta la storia di un ragazzino afghano sbarcato da solo in Grecia su un gommone e infine giunto a Torino, dove viene adottato dall’assistente sociale che lo ha seguito. L’altro, Mio fratello insegue i dinosauri, porta la firma di Giacomo Mazzariol, un ragazzo di soli 19 anni, e racconta di suo fratello Giovanni, affetto da sindrome di Down, della sua quotidianità e di quei percorsi della fantasia e della immaginazione che proiettano anche lui in un universo di sogni.

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