I vescovi italiani e l’Eni
18 Febbraio 2020
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I vescovi italiani e l’Eni

Apprendo con sorpresa dalle pagine di Avvenire del 5 gennaio  2020 (pagina 8) che Claudio Descalzi, amministratore delegato di ENI, fa parte del comitato organizzatore CEI dell’incontro “Mediterraneo, frontiera di pace” che porterà a Bari dal 19 al 23 febbraio i vescovi delle nazioni affacciate sul grande mare. In una lunga intervista, la cui versione integrale è sul sito www.avvenire.it.  Descalzi parla dello sviluppo dei popoli attraverso la leva strategica dell’energia e di molte questioni attinenti.

La contraddizione, l’inopportunità e il clamore è suscitato dal fatto che Descalzi è imputato di corruzione internazionale, mentre ENI risponde della violazione della legge 231 del 2001 sulla responsabilità delle società per i reati commessi da loro dipendenti. Il colosso italiano ENI è controllato per il 30% da Cassa Depositi e Prestiti e dal MEF.

In un recente appello su Peacelink https://www.peacelink.it/consumo/a/47021.html si denuncia “uno scenario aberrante, nel quale spicca in primo piano il processo per corruzione internazionale relativo alle assegnazioni del giacimento offshore nigeriano OPL 245, che è in fase di svolgimento presso il Tribunale di Milano”, di cui sopra.

Come si concilia la Laudato Sì con “lo storico processo, aperto dal Tribunale di Milano il 9 gennaio del 2018 e intentato, con il sostegno dei legali della ONG Friends of Earth, nel quale l’accusa richiede, ad ENI, un risarcimento per il disastro ambientale che ha danneggiato l’area di Clough Creek, nello Stato meridionale del Beyalsa, Nigeria”?

Ma gli scandali ENI non si fermano qui. Sempre secondo Peacelink: “esiste un altro processo per corruzione internazionale, relativo allo sfruttamento di giacimenti petroliferi in Algeria, terminato con la condanna di alcuni dirigenti appartenenti alla controllata SAIPEM, e l’inchiesta giudiziaria riguardante un terzo caso di corruzione internazionale, relativo allo sfruttamento del giacimento off-shore congolese Marine XI”.

ENI è anche una delle aziende che a livello globale potrebbero impattare di più sul clima. Questa estate, la Commissione Europea ha pubblicato i commenti al Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) redatto dal governo italiano, affermando chiaramente che la centralità assoluta data al gas in questo piano va in senso contrario rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione, ovvero la progressiva riduzione delle emissioni di CO2.

E mentre alcuni chiedono l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta, al fine di far luce sui metodi e sui meccanismi di azione applicati dal colosso chimico-petrolifero italiano, al fine di porre i massimi vertici di  ENI dinanzi ad un serio accertamento delle proprie responsabilità, la CEI dà a Descalzi un incarico di rilievo all’interno di una comitato e Avvenire gli offre ampio spazio sulle proprie pagine.

Nel frattempo che i processi si svolgano, chiedo ad Avvenire di pubblicare altro articolo di segno opposto, dando il medesimo spazio e alla CEI di considerare quanto meno l’opportunità di sospendere l’incarico a Descalzi prendendo le distanze dalle sospette logiche corruttive ed inquinanti dell’ENI.☺

 

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