Iktus a termoli
21 Dicembre 2018
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Iktus a termoli

I poveri di oggi ci danno un segnale di necessità estrema, di bisogno urgente, di giustizia inespressa, occorre opporre un altro che esprima accoglienza, calore umano e refrigerio caritativo. Proprio come i primi cristiani quando, perché gli era impedito di professare la fede apertamente, disegnavano un segno concavo a cui, chi rispondeva, se era cristiano e ne capiva il significato, ne opponeva uno convesso e veniva a formarsi il segno di un pesce (iktus) segno di Cristo. Ogni volta che si abbraccia un fratello in necessità, soccorrendolo nel suo bisogno, si genera Cristo in questa relazione perché dove c’è l’amore lì c’è Dio. Questo è il significato della scelta dell’acronimo iktus per denominare questa Onlus.

Nata da una generosa donazione dei coniugi Lucia e Bernardo Bertolino la casa famiglia è dotata di un terreno con annessa casa rurale, di un bellissimo oliveto con ben 238 piante, nel tempo è stato abbellito, arricchito e adattato per ospitare coloro che vogliono cogliere un’occasione di riscatto, di rivisitazione della loro vita, di messa alla prova. Da una donazione un dono. Il bene genera altro bene. Quando si fa il bene, questo, benefica chi lo riceve e bonifica chi lo compie. Iktus si ispira all’economia della gratuità. Il tempo viene dal cuore e lo si dona a ciò che si ama, il desiderio del bene nasce nel cuore e lo propone a chi ne necessita, l’economia del gratuito nasce dal cuore: io dono ciò che voglio, ciò che posso nella misura in cui mi sento di dare. Volutamente la struttura non accetta rette, mensilità o contributi derivanti dal disagio dell’altro. Mai lucrare sulle ferite umane, o fare del disagio altrui un’opportunità di guadagno o semplice risarcimento, ristoro. La società si deve fare carico di aprire gli occhi dinanzi alle altrui necessità, bisogni, per questo gli ospiti lavorano, si impegnano a guadagnarsi il pane da vivere e il tetto da cui essere coperti. Mangiano e abitano la casa come la loro casa e con estrema dignità, non vivono di elemosina o di contributi statali ma col sudore della propria fronte. Quest’opera diventa così segno profetico di una società diversa e basata sul gratuito e stimola perché pungola, spinge alla solidarietà. Nota in merito è la famosa storia dei cammelli tante volte proposta da un illustre professore ed esperto in economia sociale e solidale come è il prof. Stefano Zamagni: un cammelliere muore e lascia tre figli. La sua eredità, consistente in un asso ereditario di 11 cammelli, passa ai figli secondo le sue indicazioni: un mezzo al primo figlio; un quarto al secondo ed un sesto al terzo. Ma il numero 11 è uno dei numeri indivisibili. L’impossibilità della suddivisione, secondo le esigenze del padre, li fa litigare. Come fare un mezzo sarebbe 5,5; un quarto sarebbe 2,5; un sesto 1,5. Passa di lì un altro cammelliere e dona un cammello così che ne diventano dodici e la divisione è possibile: 6 al primo, 3 al secondo e 2 al terzo. Tutto si risolve al meglio. Ma se si fa caso 6+3+2 fa lo stesso 11! E quindi viene restituito al cammelliere il cammello prestato. Ecco: il donare non fa perdere nulla a chi dona e fa risolvere a chi riceve.

Un’altra attenzione viene riservata a reperire volontari capaci di impegnarsi, donando il proprio tempo in favore di chi necessita di considerazione ed ha un credito nei confronti degli altri: quello dell’ accoglienza.

Fra le altre preoccupazioni nell’ itinerario formativo degli ospiti viene proposta una vita comunitaria scandita da orari, impegni, momenti formativi di dialogo, di confronto e di verifica della loro crescita. Essendo una comunità identificata ed esplicitamente cristiana si offre la possibilità, per chi lo vuole, di sollecitare o favorire, o far scoprire la vita di preghiera personale e comunitaria. La frequenza domenicale alla celebrazione eucaristica dà la possibilità di incontrare una comunità ecclesiale e alla comunità la possibilità di accogliere al suo interno una presenza che altrimenti sarebbe mal vista, non tollerata. La casa famiglia in comunità svolge, indirettamente, una catechesi e un forte richiamo al senso dell’accoglienza, della disponibilità e del coinvolgimento e comunque ci si abitua ad uno sguardo di misericordia verso chi ha sbagliato.

Attualmente, Iktus si rivolge quasi esclusivamente, ma non unicamente, a coloro che vivono lo stato di detenzione e trovano nella casa accoglienza e possibilità di riscatto e di rivalutazione di se stessi. Nel futuro ci sono vari progetti ancora da realizzare come un laboratorio per trasformare i prodotti da agricoltura biologica in sottolio, sottaceti, marmellate nel periodo estivo e, in quello invernale, un laboratorio di pasticceria e confezionamento di vari prodotti a lunga conservazione. La commercializzazione ser- virà all’auto sostentamento di tutta la struttura oltre che offrire la possibilità di un lavoro riabilitativo a chi lo praticherà. Già è in funzione un laboratorio di terra cotta ove si svolgono diversi corsi formativi.

Una realtà composita e modulare quella di Iktus che vuole essere sempre aperta ad un maggiore impegno e coinvolgimento. Sulla strada del bene non ci sono limiti di velocità o autovelox che possono rallentare la corsa. Tonino Bello parlava di una “chiesa col grembiule”. Chinarsi dinanzi alle fragilità, soccorrerle, senza alcuna pretesa, se non quella di essere utili e di servire, è un onore che ci fa assomigliare di più a colui che “non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Matteo 10, 45).☺

 

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