Il buono che avanza
29 Aprile 2017
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Il buono che avanza

Attenzione a non prendere lucciole per lanterne, quando si prova a interpretare i risultati elettorali francesi. Tutti abbiamo tirato un respiro di sollievo per il fatto che il razzista Wilders – l’uomo che si tinge di biondo per nascondere le sue origini indonesiane – non abbia sfondato alle elezioni del 15 Marzo. Se pensiamo che solo poche settimane fa il partito di Wilders era considerato il favorito alle elezioni, oggi abbiamo molti motivi per essere sollevati e lo siamo ancor più se consideriamo la grande partecipazione al voto del popolo olandese: l’82 per cento. Un messaggio confortante era già venuto alcuni mesi fa con la sconfitta in Austria, dove, contro ogni previsione, l’estrema destra di Hofer ha perso con il 47% dei voti. In questi ultimi sei mesi in questo grigio clima europeo, reso ancor più cupo dal voto inglese sulla Brexit, dall’ Austria e dall’Olanda, sono quindi arrivate due notizie confortanti che lasciano ben sperare sul passaggio elettorale decisivo tra la fine di aprile e i primi di maggio in Francia, dove si gioca una parte importante del futuro dell’Europa.
Il secondo tempo di questa complessa e decisiva partita europea si avrà poi a settembre in Germania e nella primavera del 2018 in Italia. Non è difficile ipotizzare che sia in Francia come in Germania, sulla scia delle elezioni austriache e olandesi, le forze antieuropee e di estrema destra possano in questa tornata elettorale uscire sconfitte, meno chiaro è il possibile esito delle elezioni a casa nostra. Pur tuttavia, quando ascolto le parole della Merkel e l’entusiasmo del presidente della commissione europea Junker o le grida di gioia dei coristi del buon senso di casa nostra, sento l’obbligo di ripetere: attenzione a non scambiare la punta del dito con la luna e sopra di ogni cosa è bene non dimenticare il secolo scorso.
Alle elezioni del 1919 Benito Mussolini non prese neanche un seggio parlamentare, cinque anni dopo alle elezioni del 1924 il partito fascista prese la maggioranza assoluta. Nel 1927 il partito nazista alle elezioni tedesche prese 12 dei 491 seggi, nel 1930, solo tre anni dopo, Hitler ottenne il 37,4%, ovvero 230 seggi e fu l’inizio della fine. Si potrà dire che la situazione ora è radicalmente diversa e su questo non si può che concordare, ma è bene tenere presente quattro questioni di fondo che rendono inquietante la situazione attuale. L’Europa e più in generale l’Occidente è dentro una crisi che oggi come allora non è congiunturale, né settoriale, ma di sistema, una crisi che ha minato le ragioni sociali, economiche e culturali delle nostre società. Il nazismo e il fascismo si nutrirono di una ideologia xenofoba e razzista, oggi per vie e per ragioni diverse sta crescendo potentemente nel profondo della società la mala pianta della intolleranza razziale. La guerra di religione non solo continua in Medio-Oriente, ma ha fatto un salto di qualità nello scontro fra il governo turco e l’Europa. Così ha dichiarato Erdogan a proposito del possibile divieto, deciso dalla Corte europea, del velo nei luoghi di lavoro: “è una nuova guerra santa della croce contro la mezzaluna e la Turchia è pronta a guidare il fronte islamico contro l’Europa”.
Infine, mentre negli Stati Uniti il presidente dal 1933 al 1945 era il democratico e progressista Franklyn Delano Roosvelt, oggi il presidente è quel Donald Trump che è diventato un riferimento e un complice della destra populista e antieuropea. Basterebbe leggere il nuovo bilancio federale degli Stati Uniti per capire di che pasta è fatta il nuovo “comandante in capo” delle forze armate americane: più 53 miliardi per il bilancio della difesa, meno 38 miliardi per l’ ambiente, tagli alla sanità e alla spesa sociale e 3,5 miliardi per il muro contro gli immigrati messicani.
Questi sono i fatti. È vero il nazifascismo che seguì alla prima guerra mondiale e che portò alla seconda guerra mondiale non è dietro l’angolo, né può avere la stessa natura di allora, ma potenti sono le tendenze che sono alla base del collasso della democrazia e di una vera crisi della stessa civiltà occidentale.
Certo nella “crisi di sistema” emergono elementi, storie, esperienze e fatti che sono incoraggianti e indicano una possibile via di uscita democratica e a sinistra dalle grandi difficoltà di questa fase storica. In Austria contro l’estrema destra vince il verde progressista Van der Bellen, nella frantumazione del sistema politico olandese ottiene un ottimo risultato il verde Jesse Klaver di origine indonesiana-marocchina, in Germania una socialdemocrazia più coraggiosa insidia il primato della Merkel. In questa nostra Italia qualcosa si muove a sinistra e soprattutto nei territori maturano esperienze e buone pratiche che realizzano una nuova idea dell’economia, della politica e dell’integrazione dei cittadini immigrati.
Da ultimo ed è la cosa più rilevante, sul seggio di Pietro non siede Pio XII, ma un papa che è sempre più un riferimento etico, prima ancora che religioso per quanti intendano salvare il mondo dalla barbarie. Certo appare enorme la sproporzione fra l’onda anomala della crisi e il buono che avanza, ma viviamo tempi segnati dalla velocità e da rapidi mutamenti, molto dipende dalle buone intenzioni, dalla volontà dell’impegno e dal coraggio di osare.

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