Il cambiamento
10 Marzo 2022
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Il cambiamento

Il generale inverno ha fatto nuovamente cilecca, nonostante un novembre dove le precipitazioni meteo sono state importanti e facevano presagire una “buona” stagione. Già lo scorso inverno i più attenti e sensibili alle tematiche ambientali hanno raccolto i segnali importanti di un clima cambiato, né politico né sanitario, ma ambientale. Meno piogge e neve, con lo zero termico salito di 200-300 metri di quota e successivamente una stagione estiva torrida e con forte siccità.

Se l’attenzione mediatica è sempre assorbita dal Covid e per un po’ si è distratta con il gioco delle elezioni presidenziali, la Terra continuando a girare ha fatto notare che succedono tante altre cose tra cui importanti crisi geopolitiche e un clima cambiato un po’ ovunque ma con note importanti soprattutto nell’arco alpino. Il 31/01 La Stampa nel suo interno pubblicava un allarme di Carlo Petrini, poi  a seguire il 01/02/2022 Il Gazzettino di Belluno, Alto Adige, alcuni flash di tg regionali e il 03/02 Avvenire, davano risalto alla questione siccità invernale.

Il cambiamento è arrivato, non mediatico ma climatico. Nelle pagine interne di questi giornali si sottolineava come sull’arco alpino è stato calcolato un 60% di nevosità in meno rispetto al passato, con tutto quello che ne consegue per il potenziale idrico. Il Po è in secca come se fosse estate e i laghi soffrono con un calo generalizzato del loro livello attorno al 20%; in molte aree non piove da due mesi e gran parte della pianura padano-veneta è invasa dalle polveri sottili dovute al bel tempo, con le rituali raccomandazioni ad uscire il meno possibile da casa e di abbassare le temperature interne delle abitazioni di due gradi nella minima e max. Ma il bel tempo faceva notizia anche nelle pagine sportive. Alla ‘gran fondo’ di Cortina-Dobbiaco “migliaia di iscritti ma poca neve”, gli organizzatori hanno dovuto ridimensionare il percorso e, viste le alte temperature, hanno faticato non poco a produrre la neve necessaria per presentare il percorso in sicurezza.

Le scarse precipitazioni hanno provocato danni non solo all’economia turistica, ma a tutto l’ecosistema: in natura ci sono stati numerosi incendi nei boschi della Val di Susa, della Valle d’Aosta e della Lombardia, con un aumento solo a gennaio più che quadruplicato. Se poi aggiungiamo l’aumento di bufere di vento e trombe d’aria, il quadro è completo. Dalla passata VAIA a quella di questi giorni a Milano, gli eventi e i danni si sono moltiplicati in tutta Italia.

Il ministro Giovannini (Infrastrutture) in un’intervista di qualche giorno fa, nell’intento di portare altra acqua (cioè soldi del PNRR) al suo mulino (ministero), lanciava un allarme giusto, “sarà importante mettere il prima possibile in sicurezza il sistema viario italiano (strade, ferrovie e porti) dai cambiamenti climatici in atto”. Spero sia anche l’occasione per mettere mano, seriamente, alle strade periferiche dell’italico stivale e quanto prima alla sicurezza delle nostre città che di loro già sono obsolete dal punto di vista sismico.

Alla fine di queste righe ci chiediamo: saremo capaci di uscire da una logica emergenziale una tantum, per affrontare la sfida, più difficile, dell’emergenza climatica quotidiana? E quanto cominceremo a cambiare il nostro stile di vita senza dover dire… andrà tutto bene? ☺

 

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