Il carnevale della vita
30 Aprile 2017
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Il carnevale della vita

Lettera aperta a quanti credono che il sogno di molti è già realtà
Come rivista e come singole persone non possiamo aprire questo numero senza solidarizzare con le vittime del terremoto del centro Italia prostrati dalle ripetute, drammatiche, impreviste e imprevedibili scosse, dalla neve che rende sempre più difficile la loro sopravvivenza e dalla politica nazionale che, oltre alle ridondanti frasi di circostanza e alla promessa che non saranno abbandonati, concretamente ha fatto e fa poco altro. Se nei paesini e frazioni monta la polemica non è per il gusto di lagnarsi, ma perché puntualmente vengono individuati i luoghi simbolo, scelti come cartolina illustrata da mostrare in giro, e solamente lì accade qualcosa sotto i riflettori costantemente accesi. Tutti gli altri sono figli di un dio minore, valgono quanto il due di briscola. È successo nel nostro cratere, dove si è provveduto a ricostruire velocemente e barbaramente San Giuliano di Puglia a scapito e a differenza degli altri paesi. È accaduto a L’Aquila con la consegna di case che già cadono a pezzi, mentre il centro storico è semiabbandonato e manca ancora il piano di ricostruzione. Sta accadendo ad Amatrice e Norcia. È il carnevale della politica, che purtroppo non dura solo un breve periodo dell’anno!
In Molise, al vergognoso ed inqualificabile ritardo della ricostruzione delle zone colpite dal terremoto, si aggiunge, a maggior danno, la lentezza del pagamento degli stati di avanzamento dei lavori svolti dalle imprese che investono il poco che hanno, a rischio di fallimento, per riconsegnare le case a quanti vivono ancora nelle casette diventate definitivamente baracche. E allora ecco che governatore e sottoposti hanno una felice intuizione per la quale non si sa quanti cervelli siano andati in fumo o quanto fumo hanno usato perché i cervelli arrivassero a partorire il geniale piano: prestare ai costruttori, attraverso un’agenzia di fiducia, Finmolise, il denaro che avanzano dai lavori già eseguiti. La domanda spontanea sul perché non affrettino la liquidazione delle parcelle anziché tartassarli ulteriormente è fuori luogo, altrimenti non sarebbe carnevale!
Dopo oltre un mese di vacanza torna, tomo tomo, fresco fresco il fu premier Renzi a porre il tipico interrogativo dei vertici di sinistra alla base, quando devono fare autocritica: compagni vediamo dove avete sbagliato! E così, dimentico della promessa che avrebbe cambiato mestiere se avesse perduto il referendum – sarà che non avendone uno, coi tempi che corrono non è riuscito ad inventarselo – ha deciso che l’Italia ha bisogno ancora di lui e dopo la sfortunata stagione delle televendite alla Vanna Marchi a reti unificate è pronto a ripartire con i pullman per smerciare nelle piazze chiacchiere fresche. È pur sempre il dolce di carnevale!
Chi è convinto che il carnevale possa durare quattro anni, reiterabili, è il nuovo presidente degli Stati Uniti e fa di tutto perché il mondo intero diventi il suo palcoscenico. Se non fosse che quando un elefante balla ad avere la peggio è l’erba sotto i piedi, lo si potrebbe lasciar fare. Ma come al solito se i ricchi, facendo politica, perseguono i loro interessi, a farne le spese sono i poveri perché le loro ricchezze costano lacrime e sangue ai disgraziati che pagano il carnevale dei potenti con una lunga, triste ed insopportabile quaresima.
Nella chiesa cattolica il voler mettere da parte del papa “vino nuovo in otri vecchi” sta portando vescovi e cardinali, ma non solo, in stato confusionale. Questi, sballottati dalle tre lettere di Francesco sulla gioia del vangelo, sull’amore per la natura e sulla felicità dell’amore nella famiglia, radicate su un Dio misericordioso, se non riescono a fare buon viso a cattiva sorte, arrivano alle carnevalate del card. Burke, per fare un nome tra tanti, che vorrebbe la messa in stato di accusa per eresia del papa, fino a dichiararlo decaduto. In realtà il Concilio Ecumenico Vaticano II, evento epocale per la chiesa cattolica (1962-1965), ancora purtroppo in gran parte inattuato, aveva fornito un nuovo spartito che finora ci si è guardati bene dall’eseguire. La riforma lanciata prevede lo scardinamento della struttura attuale, ma chi ne avrebbe il potere non ne ha il sogno e allora è tempo che si metta in gioco chi ne coltiva il sogno. Per affrettare la fine del carnevale religioso.
I mezzi di comunicazione sociale sono una gran cosa, ma soprattutto il web, alla portata di tutti, sta divenendo sempre più lo sfogatoio, il luogo sostitutivo del bar, dove alla riflessione si preferisce lo schiamazzo, al confronto l’insulto, al pensiero il demenziale, incoraggiati dai click, profusi da ultras da curva sud. A commento di notizie, non poche volte tendenziose, che riguardino la politica o il sociale fino a citazioni inventate di sana pianta, si gioca a chi la spara più grossa, tra frasi fatte e arzigogoli strampalati, dimenticando spesso anche l’oggetto della discussione, pur di creare rissa. Basta scorrere una qualsiasi pagina. È vero che i commenti dei webeti, come li ha chiamati sfiziosamente Enrico Mentana, spesso sono come cacheronzoli di mosche su un vetro appena lucidato, ma perché portare il proprio cervello all’ammasso, postando idiozie che sottendono un cranio vuoto a perdere? Una bacheca, ogni bacheca, può essere un esercizio di democrazia dal basso per la crescita collettiva, per perseguire obiettivi altrimenti irraggiungibili, per far sì che l’utopia da non luogo (ou-topos) diventi dolce luogo (eu-topos). Molti purtroppo non osano per non mostrare he sotto la maschera c’è il niente. E allora meglio il carnevale della vita

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