Il clima a scuola
20 Dicembre 2018
laFonteTV (1049 articles)
0 comments
Share

Il clima a scuola

Finalmente qualcuno comincia a dirlo e a scriverlo, e a noi che ci occupiamo di scuola tocca gridarlo, ora capiremo perché: quello che si è abbattuto sull’Italia tra fine ottobre e inizio di novembre, è stato un uragano. Né più né meno. Un uragano della classe 2 della scala Saffir-Simpson: un uragano “moderato” (il grado “disastroso” è 5), con velocità dei venti compresa tra 154 e 177 km orari. Quei venti che hanno devastato tutta Italia, sradicando centinaia di migliaia di alberi plurisecolari nelle province di Trento e Belluno, e nel Lazio, mentre in Sicilia nove persone morivano per un’esondazione, parte di Venezia veniva sommersa, gran parte del Veneto era alluvionata, le coste liguri mangiate dalle onde, e si contavano danni per almeno 3 miliardi in tutta Italia.

Ce lo dicono da anni, ma non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire: il clima sta cambiando, e noi docenti, noi operatori della scuola, dobbiamo farci carico assolutamente di aprire gli occhi ai nostri giovani sul pericolo che incombe sulle nostre teste e che distrattamente passa, ai loro occhi, nei tg.

Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC), istituito dall’ONU, ha elaborato alcuni modelli climatici. Da questi modelli si desume per il XXI secolo un possibile aumento della temperatura media globale che va da 1,4 a 5,8 gradi centigradi. Con un video lungo soli 52 secondi, la NASA ha dimostrato l’aumento del calore globale dal 1884, mettendo in evidenza il rialzo improvviso che le temperature hanno subito negli ultimi 20 anni.

Tutti gli ecosistemi saranno sconvolti dall’alterazione chimica dell’atmosfera. L’aumento delle temperature comporterà un aumento dell’energia termica presente, con conseguenti eventi meteorologici estremi: alluvioni, cicloni, ondate di caldo e di gelo estremi, siccità. Le calotte polari e i ghiacciai interni si scioglieranno, provocando il sollevamento del livello degli oceani ed il conseguente restringimento delle terre emerse.

Già lo sappiamo, state pensando. Annoiati, forse. Tuttavia è molto difficile immaginare tutte le conseguenze concrete del riscaldamento globale sul sistema pianeta. Infatti, il clima terrestre non è un sistema lineare, e le variabili in gioco sono moltissime. La climatologia, pertanto, può dimostrare le tendenze in atto, ma non andare molto oltre.

Siamo dunque autorizzati a chiederci, indignati, come possano i potenti della Terra fingere di ignorare tutto ciò. Da quali interessi sono mossi? Se ignoranti non sono, sono allora talmente accecati dal denaro da dimenticare e calpestare persino se stessi, i propri figli e nipoti, la propria coscienza? Forse sì. Sicuramente sì, E i ragazzi devono saperlo. Perché devono sapere che, ad esempio, se l’Africa emigra, non è perché l’Africa, poverina, è nata sfortunata, o perché ama le salviniane crociere, ma è perché, oltre ad averla devastata con una politica colonialista e neocolonialista da brivido, noi occidentali le stiamo regalando anche la piaga dei migranti climatici, che scappano dalla siccità, dall’inaridimento del clima e del suolo, dalla morte del bestiame. Come i pastori etiopi, che sopravvivono solo grazie ad Oxfam. Facciamo un po’ di storia.

Dal 1979 ad oggi le conferenze mondiali sul clima si sono susseguite con regolarità, così come gli accordi internazionali per diminuire la produzione di gas-serra. O meglio, per diminuirne l’aumento esponenziale. O meglio ancora, per dare l’impressione che si faccia qualcosa… senza però intaccare gli interessi delle grandi multinazionali dell’energia; le quali a tutto sono intenzionate tranne che a danneggiare i propri stratosferici utili legati all’ estrazione di petrolio, carbone, gas naturale. In un mondo neoliberista, dove unica legge è quella del profitto massimo ed immediato, chiedere alle titaniche corporation (che controllano i governi di tutto il pianeta) di rinunciare a un dollaro per il benessere comune significa essere guardati come idioti nella migliore delle ipotesi, come sovversivi pericolosi nella peggiore.

E così nessuno critica il modello di sviluppo imperante, mentre continuiamo beatamente a immettere nell’atmosfera ogni anno 26 miliardi di tonnellate di CO2. Ossia 71 milioni di tonnellate al giorno, e 824 tonnellate al secondo. Un volume immenso e in costante, geometrico aumento. Chi potrebbe pensare che tutto ciò non abbia effetto sull’atmosfera? E infatti ce l’ha. In 250 anni di emissioni (dovute alla combustione sempre più massiccia di combustibili fossili dalla rivoluzione industriale in poi), siamo riusciti a cambiare sensibilmente la composizione chimica dell’atmosfera, alterando il ciclo naturale del carbonio.

Abbiamo, in due secoli e mezzo, riportato indietro l’orologio climatico del pianeta a 120 milioni di anni fa, al tempo dei dinosauri, quando la CO2 nell’atmosfera era tanta da riscaldare il pianeta sino ad impedire la formazione delle calotte glaciali polari, permettendo ai grandi rettili di prosperare e di dominare il pianeta (sebbene non fossero animali “a sangue caldo” come noi mammiferi). Gli immensi giacimenti di combustibili fossili, formatisi dall’era denominata “carbonifero” in poi, rappresentano la “prigione” in cui la CO2 è stata rinchiusa (per nostra fortuna) fino alla rivoluzione industriale. Bruciando i combustibili fossili, noi liberiamo la CO2 da quella prigione, sprigionandone anche gli effetti letali sulla nostra atmosfera: la quale, infatti, in un tempo rapidissimo sta mutando il proprio “DNA” chimico, e ci sta riportando velocissimamente a condizioni ambientali semplicemente non adatte alla sopravvivenza della maggior parte delle specie attualmente viventi.

Sono una povera insegnante di lettere, che di CO2 e di DNA chimico sa poco o nulla, ma ho letto, ho letto e ho letto. E leggo ancora tutto ciò che mi capita su questo tema. Perché ho paura. E voglio che ne abbiano anche i miei studenti. Ecco, sì. Dobbiamo allenarci ad avere paura di quello che stiamo combinando al pianeta, di quello con cui stiamo insozzando l’aria che respiriamo. È il nostro futuro in gioco, che ci piaccia o no. Risparmiare materiali e imballaggi, riciclare correttamente e scrupolosamente, usare moderatamente le risorse, boicottare l’acquisto di prodotti ad impatto ambientale forte e privilegiare quelli con uno zaino ecologico leggero… e tanto altro ancora: sono tutti piccoli grandi gesti con cui possiamo prenderci cura del nostro mondo. E a scuola, parlandone, possiamo ottenere tanto, possiamo seminare tanto. La nostra responsabilità di diffondere consapevolezza è grande.

Tutti i docenti di ogni disciplina dovrebbero sentirsi investiti dalla responsabilità di non chiudere gli occhi di fronte a tutto ciò, e di svegliare dal sonno della ragione i propri sonnacchiosi studenti. È un’emergenza, dovrebbe divenire una materia scolastica e sbaragliare migliaia di progetti inutili.

Suvvia. Tante riscosse sono partite dai banchi della scuola. Si può fare ancora molto per fronteggiare la catastrofe e impedirla. La cultura, intesa come educazione profonda al bello e al bene, voglio crederci, ancora una volta ci salverà.☺

 

RelatedPost

.yuzo_related_post img{width:126.5px !important; height:88px !important;} .yuzo_related_post .relatedthumb{line-height:15px;background: !important;color:!important;} .yuzo_related_post .relatedthumb:hover{background:#fcfcf4 !important; -webkit-transition: background 0.2s linear; -moz-transition: background 0.2s linear; -o-transition: background 0.2s linear; transition: background 0.2s linear;;color:!important;} .yuzo_related_post .relatedthumb a{color:!important;} .yuzo_related_post .relatedthumb a:hover{ color:}!important;} .yuzo_related_post .relatedthumb:hover a{ color:!important;} .yuzo_related_post .relatedthumb:hover .yuzo__text--title{ color:!important;} .yuzo_related_post .yuzo_text, .yuzo_related_post .yuzo_views_post {color:!important;} .yuzo_related_post .relatedthumb:hover .yuzo_text, .yuzo_related_post:hover .yuzo_views_post {color:!important;} .yuzo_related_post .relatedthumb{ margin: 0px 0px 0px 0px; padding: 5px 5px 5px 5px; } jQuery(document).ready(function( $ ){ jQuery('.yuzo_related_post .yuzo_wraps').equalizer({ columns : '> div' }); });
laFonteTV

laFonteTV