Il consumo di sabbia e ghiaia
4 Ottobre 2019
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Il consumo di sabbia e ghiaia

Sabbia e ghiaia sono ormai diventate, dopo l’acqua dolce, la risorsa naturale più consumata al mondo. Come avvenuto per i combustibili fossili, che formatisi in tempi geologicamente lunghi sono utilizzati in frazioni temporali molto più brevi, allo stesso modo è possibile verificare quanto sta avvenendo per l’uso e il consumo di tali materiali. Essi, com’è noto, trasportati dai tanti corsi d’acqua presenti sul nostro pianeta, durante il percorso verso i bacini marini, sono sottoposti a tutta una serie di azioni per di più prolungate nel tempo.

La prima azione cui sono sottoposti è l’attività di disgregazione, sulle rocce affioranti, di natura fisica, chimica e biologica, quali piante e animali, oltre alla sempre più importante e determinante azione dell’uomo. L’insieme di tali attività, sui tanti rilievi montuosi e collinari presenti sulla superficie terrestre, fornisce i grandi volumi di materiale detritico, di varia natura e dimensioni, disponibili per le più diverse attività che l’uomo è in grado di realizzare. Lo stesso, trasportato nel corso del tempo e per distanze di varia lunghezza fino alla deposizione finale nei bacini marini, diventa la materia prima per le nuove rocce, quelle che daranno, a loro volta, origine alle future catene montuose.

In proposito, le Organizzazioni Internazionali che ne controllano la presenza, l’evoluzione e gli usi (Unep-Geas), hanno di recente ufficialmente decretato che, a livello mondiale, la velocità con cui i materiali sono estratti dal greto dei corsi d’acqua è molto maggiore di quella che ne permette il naturale ripristino. La conseguenza di tali sconsiderati comportamenti è quella di produrre importanti ripercussioni negative, sia sugli equilibri fisici e biologici dei corsi d’acqua, sia su quelli costieri e marini, oltre una più accentuata erosione degli spazi litoranei.

È evidente che diventa inderogabile e necessaria, trattandosi di risorse, rinnovabili sì, ma in tempi estremamente lunghi per la storia dell’uomo, la messa in atto di adeguati e puntuali monitoraggi, tesi a controllarne i volumi e le modalità operative. D’altra parte diventa sempre più opportuno incentivare l’uso di materiali alternativi, quali quelli provenienti dalle demolizioni e/o da ogni e qualunque tipologia di rifiuto, aventi caratteristiche tecnologiche compatibili con gli intenti prefissi. In forma sperimentale e/o tendenzialmente sempre più applicativa si sta affermando la possibilità di aggiungere, ad esempio, al comune calcestruzzo, quantità significative di plastica o gomma riciclate, opportunamente trattate, per renderle tecnologicamente adatte ai compiti prefissati.

Si tratta, in definitiva, di realizzare adeguati meccanismi di controllo in grado di governare sia l’estrazione che il commercio di tali prodotti, prima che l’equilibrio della filiera possa venir meno, rendendo difficoltoso, se non vano, il ripristino di quanto la natura, nel tempo e nello spazio che le sono propri, ha e continua costantemente a realizzare.☺

 

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