Il decreto (in)sicurezza
8 Gennaio 2019
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Il decreto (in)sicurezza

A guardare bene dentro il decreto Salvini – dl nr.113 del 04/10/2018 -, “conosciuto come decreto Sicurezza”, avvertiamo una sensazione di smarrimento civile, ma anche una consapevolezza profonda e chiara di rappresentazione di una società razzista e classista, di una società che ha un fobico timore del presente, causato sicuramente dalla devastante crisi economica, che ha provocato poveri, emarginati, esclusi, migranti, gli ultimi. E questo, come scrive Bauman in Retrotopia, ci fa guardare indietro nella storia, quando solo a noi, del nord del mondo ed occidentali americanizzati, sembrava di rappresentare la civiltà, il progresso, il benessere. Ora che siamo in compagnia degli ultimi, dei diseredati, dei poveri e dei migranti, questa situazione ci fa paura e ci spinge a guardare indietro nel tempo, dove queste contraddizioni e questo pernicioso spaesamento non erano percepiti ancora.

“Dove vai, signore?”. “Non lo so”, risposi, “Pur che sia via di qua, via di qua, sempre via di qua, soltanto così posso raggiungere la mèta”. “Dunque, sai qual è la tua mèta”. (..) “Non hai provviste con te?”. “Non ne ho bisogno”,(…), “Il viaggio è così lungo che dovrò morir di fame, se non trovo nulla. Nessuna provvista mi può salvare. Per fortuna è un viaggio veramente straordinario” (Kafka, in Racconti, La partenza). C’è sempre, però, chi non si lascia trascinare da rimpianti o da sconsolate depressioni, o da sguardi impauriti verso il futuro, che appare incerto ed infausto, e guarda alla realtà del presente, sì con angoscia, ma anche con la consapevolezza di un rinnovato impegno civile che porti nel prossimo futuro ad un rovesciamento dei rapporti di forza. Non c’è dubbio che il decreto Salvini sulla sicurezza sia espressione per un verso della visione che della storia hanno le banche, la finanza, i poteri forti (una società non democratica); per un altro sia declinazione della realtà di oggi da parte delle classi abbienti. Ci sono i ricchi, gli abbienti e ci sono i poveri, gli straccioni, i migranti che fuggono dalle guerre e dalle povertà secolari. Due mondi che oggi sono paralleli e che non debbono incrociarsi: è questa la visione che promana dagli articoli del decreto salviniano. È una legge che è in linea con la cultura dell’emergenza e con la prassi dello shock, che si vuole che si insinui tra e che si impadronisca delle classi lavoratrici; è un decreto assolutamente neoliberista, che accresce la paura, il terrore del povero e del migrante, e che fomenta, di conseguenza, l’odio ed il rancore verso quanti osano venire nei nostri territori, magari con l’intenzione e la prospettiva di una sinergica e positiva integrazione. Il decreto Salvini è anche l’ espressione di un chiaro progetto di aggressione del povero e di repressione di quanti non hanno garanzie, né diritti, né forme, pur minimali, di reddito. Costoro incutono timore e vanno cacciati lontano dai nostri tranquilli e borghesi mondi.

In questi ultimi tempi ci sono stati molti e svariati appelli a favore delle Ong, che sono state criminalizzate, facendo intendere che queste avessero contatti con i mercanti ed i trafficanti di esseri umani. Ovviamente, noi siamo convinti che si tratti di un falso ideologico; d’altronde, le vicissitudini del sindaco di Riace, Mimmo Lucano, nonché la vicenda assurda della nave Aquarius – e un poco prima quella della Diociotti a Catania – stanno a dimostrare questa visione della realtà e questa interpretazione dei fatti. Noi, come cittadini, esprimiamo rispetto nei confronti della magistratura, ma non possiamo far passare sotto silenzio il fatto che i migranti o debbano morire affogati nel Mar Mediterraneo o finire nelle ripugnanti e brutali prigioni (gli hotspot) libiche o di altro paese nordafricano. Ma torniamo all’analisi del decreto (in)sicurezza di Salvini, membro fondante del governo Conte, di cui fanno parte i Cinque stelle, complici e sostenitori in gran parte dell’impianto razzista del decreto sicurezza. Questo si struttura su due parti: una riguarda il controllo e la gestione dell’ immigrazione; la seconda attiene alla vigilanza del territorio e al governo sulla e alla sorveglianza della sicurezza urbana e pubblica. L’obiettivo della prima parte è di controllo della forza lavoro immigrata, che va espulsa, in quanto ritenuta conflittuale con i lavoratori italiani. La finalità della seconda parte va nella direzione del governo militare, e quindi oppressivo e tenace, del territorio, per garantire la sicurezza sociale delle città, del Paese.

In prima battuta emerge l’ abolizione della protezione umanitaria, che fino a questo momento si è manifestata come una forma di tutela per la protezione internazionale (status di rifugiato e protezione sussidiaria). La protezione per motivi umanitari è (stata) garantita dal comma 3 dell’art. 10 della Costituzione per quanti nei paesi d’origine la situazione politica ed economica sia (fosse) tale da non garantire alle persone una esistenza dignitosa; oppure, se ci sia una tale precaria e pericolosa situazione geo-politica che non offra nessuna garanzia di sopravvivenza (per es. estrema povertà, carestie, siccità). L’ eliminazione della protezione umanitaria produce necessariamente un netto aumento degli irregolari, che, per sopravvivere nella condizione di clandestini, saranno soggetti ai caporali e dunque vivranno una esperienza di schiavitù, come pure finiranno col conoscere cosche mafiose o gruppi delinquenziali. Il decreto Salvini prevede l’impossibilità per la grande maggioranza dei richiedenti asilo di essere accolta nello SPRAR, sottoposto al controllo delle amministrazioni comunali, e questa situazione andrà ad incrementare i CAS – centri accoglienza straordinari -, che sono stati concepiti, in verità, dalle norme precedenti il decreto Salvini al di fuori di qualunque approvazione degli enti locali e sono gestiti da privati, che per legge si ripropongono di conseguire esclusivamente profitti.☺

 

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