Il dramma post sisma 2002
12 Novembre 2018
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Il dramma post sisma 2002

A 16 anni dalla tragedia di San Giuliano Di Puglia, nel territorio colpito dal sisma del 2002 le condizioni di vita dei cittadini si fanno sempre più critiche. A risentirne è soprattutto la scuola, dove con il passare degli anni il numero di iscrizioni diminuisce sempre di più e i nuovi istituti sono condannati a restare cattedrali nel deserto.

A 16 anni di distanza dalla ricorrenza del terremoto del 31 Ottobre 2002 la vita per le popolazioni che risiedono in quel territorio si fa sempre più difficile. Il mancato completamento della ricostruzione, la crisi del settore edile che investe sempre più imprese strozzate dai ritardati pagamenti, lo smantellamento dei servizi sanitari sul territorio, le condizioni critiche delle arterie stradali, la chiusura della tratta ferroviaria Termoli-Campobasso, il dissesto idrogeologico e su tutto il crescente spopolamento, stanno mettendo a serio rischio le possibilità di sopravvivenza di intere comunità.

Tra i primi centri nevralgici che risentono della crisi delle aree interne c’è senza dubbio la scuola. Preoccupa in particolare il calo di iscrizioni che si registra già da tempo in tutti i comuni compresi nell’area del cratere, a partire da Bonefro, Colletorto, Rotello, San Giuliano di Puglia e Santa Croce di Magliano. Una emorragia, solo in parte tamponata dalla presenza di allievi immigrati, che non è solo dovuta al fatto che in quasi tutti questi comuni gli studenti e il personale docente, dopo 16 anni dagli eventi sismici, sono ancora ospitati nei prefabbricati realizzati nel periodo dell’emergenza mentre i nuovi edifici, laddove pure sono stati realizzati, rischiano di rimare cattedrali nel deserto in assenza dei numeri tali da consentirne una adeguata e duratura funzionalità.

Il problema è quindi più generale come dimostra il grido d’allarme lanciato dalla dirigente scolastica Giovanna Fantetti. I giovani e le famiglie vanno via da quei comuni perché mancano opportunità di lavoro. Di conseguenza senza l’adozione di provvedimenti in grado di creare nuova occupazione e salvaguardare i servizi in loco non ci sarà altra alternativa se non la morte certa delle comunità.

Questo è il motivo per il quale occorre una risposta immediata dalle istituzioni e dalla classe politica, che finora ha palesato pressoché totale indifferenza al destino di comunità di cui ci si ricorda solo al momento delle passerelle o in periodo di elezioni.☺

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