Il fatale 1968
12 marzo 2018
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Il fatale 1968

Giorgio Gaber è stato un cantautore italiano molto amato. Ci ha lasciati nel 2003. Del 2001 è la sua canzone “La mia generazione ha perso”, di cui cito alcune frasi: La mia generazione ha visto/ le strade, le piazze gremite/ di gente appassionata/ sicura di ridare un senso alla propria vita…/ La mia generazione ha visto/ migliaia di ragazzi pronti a tutto/ che stavano cercando…/ di cambiare il mondo/ possiamo raccontarlo ai figli/ senza alcun rimorso.

Della canzone del 1992 “Qualcuno era comunista”, sempre di Giorgio Gaber, riporto la parte finale del testo: Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice, solo se lo erano anche gli altri. Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo. Perché sentiva la necessità di una morale diversa. Perché, forse, era solo una forza, un volo, un sogno; era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita

Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come, più di sé stesso. Era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e, dall’altra, il senso di appartenenza ad una razza che voleva spiccare il volo, per cambiare veramente l’esistenza

No, niente rimpianti. Forse, anche allora molti avevano aperto le ali, senza essere capaci di volare. Come dei gabbiani ipotetici.

Dalla canzone “Io come persona” (1994), ancora di Gaber, ripropongo questi versi significativi: In un tempo senza ideali, né utopia,/ l’unica salvezza è un’onorevole follia.

Ho ritenuto manifestare questo breve omaggio al “Signor G.” (come veniva chiamato affettuosamente) perché ritengo abbia colto come pochi, almeno in Italia, la portata, i limiti, le contraddizioni del periodo che ha visto l’anno 1968 come uno dei più significativi del Dopoguerra.

Orbene, durante l’anno 2018 appena iniziato, cioè nella ricorrenza del cinquantenario, non mancheranno occasioni per ricordare il fatale 1968. Per via di svariati di avvenimenti, accaduti, appunto, quell’anno. Ne cito alcuni, per quel po’ che ricordo: – assassinio di Martin Luther King (4 aprile 1968), – tumulti sociali e studenteschi in Francia e altrove (maggio 1968), – assassinio di Robert Kennedy (6 giugno 1968), – truppe russe occupano la Cecoslovacchia (20 agosto 1968), ponendo fine alla “primavera di Praga”.

All’epoca ero quindicenne. Cercavo d’immaginare, come fanno gli adolescenti, il … mondo che non c’è. Sognavo, come fanno i giovani, di andare oltre l’ordinario, quotidiano vivere. Giacché, per molti di noi, il ’68 è stato questo: una forza, un volo, un sogno. Uno slancio, un desiderio di spiccare il volo per cambiare le cose. No, niente rimpianti (parole di Gaber). Anche allora molti (forse troppi – parole mie) avevano aperto le ali senza (tuttavia) essere capaci di volare. Come dei gabbiani ipotetici (soltanto … ipotetici).

In verità, non si può dire che tutta la generazione di Gaber venne sconfitta, poiché vi fu una parte che vinse, integrandosi con successo negli apparati della società, nel giornalismo, in vari àmbiti e nello stesso parlamento (dunque nelle istituzioni in precedenza contestate), ove fu ben accolta e in vari modi vezzeggiata e gratificata da un potere sempre indulgente verso i propri “figlioli prodighi”.

Si riuscì poi a cambiare qualcosa? Negli anni successivi al 1968, vennero approvate in Italia una serie di leggi civilmente evolutive rispetto agli anni precedenti. Ne cito due, a mo’ d’esempio: lo Statuto dei Lavoratori e la Legge Fortuna (introduzione del divorzio). Entrambe del 1970.

E oggi? Oggi, 50 anni dopo, abbiamo … il Job’s Act, il “Rosatellum” ed altre amenità.

All’orizzonte si profila, dopo le elezioni politiche del 4 marzo 2018, una … grande novità: le “larghe intese”. Larghe. Verosimilmente, sempre più larghe.☺

 

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