Il figlio della cugina
14 maggio 2018
laFonteTV (826 articles)
0 comments
Share

Il figlio della cugina

Questa delle regionali sarà ricordata come la campagna elettorale della passerella. Sono venuti tutti: i Big di destra, quelli di sinistra o pseudo tali, quelli che si dichiarano nuovi. Tutti avevano ed hanno un problema da risolvere, un regolamento di conti da effettuare in vista della formazione del nuovo governo, non quello regionale per carità, quello nazionale! Per una quindicina di giorni, i media si sono accorti che tra l’Abruzzo e la Puglia c’è una terra che contiene delle persone in carne ed ossa e che queste, abbandonate sia da quelli che hanno vinto che da quelli che hanno perso, si arrangiano, sbarcano il lunario, campano con poco: sono abituati a vivere così e non per colpa della crisi, loro della crisi non si sono proprio accorti: nulla c’era prima e nulla c’è ora. Non si aspettano niente dalla politica e quando votano per qualcuno lo fanno perché vogliono veramente dargli una mano a risolvere i suoi di problemi, non i loro.

No, non voglio dire che qui non esistono i comunisti, i democristiani, i fascisti e tutto il resto, queste distinzioni esistono anche in Molise e ci si accapiglia sull’ultima battuta di Renzi o sulle gaffe di Berlusconi, ma quando poi a candidarsi é il figlio della cugina di una nipote della mamma che in realtà non è riuscito, poveretto, a superare il concorso per vigile urbano, ma è tanto preparato e competente, i princìpi cedono il posto ai sentimenti e, al cuore, si sa, non si comanda. Qui ci si candida per trovare un posto di lavoro. È così che si affronta il problema della disoccupazione.

Oltre trecento candidati per ventuno posti in paradiso non è impresa impossibile se si pensa che al concorso per cancellieri ne erano 300 mila i candidati per 800 posti. Con le stesse percentuali, in Lombardia, i candidati alle regionali sarebbero dovuti essere 10.000 su settantanove posti. Tutti i grandi protagonisti di questa stagione politica ci hanno riempito di complimenti, tutti veri per carità. Peccato che si siano accorti solo ora della piccola svizzera al centro dell’Italia. Uno di loro è stato addirittura eletto Senatore da questa regione senza averla mai conosciuta e noi per riconoscenza lo abbiamo accolto al suono del “Bufù”. Se chi lo ha invitato avesse informato il malcapitato che con quello strumento i “Paesani” usano scacciare il vecchio per l’arrivo del nuovo, forse non avremmo assistito al penoso spettacolo di un anziano signore che inconsapevolmente spernacchiava contro se stesso.

In verità dal capo della lega, anche lui sceso al sud per consolidare la leadership, ci saremmo aspettati minimo una felpa con su scritto “sono molisano anche io” palla più, palla meno, i Paesani avrebbero sopportato anche questo, ma da quando studia da capo del governo pare che qualcuno gli abbia consigliato di non usarne più di felpe e soprattutto di mettersi i tappi al naso quando si reca in terronia.

Al cittadino Di Maio che in questa occasione ha scoperto, con grande stupore, che a soli 150 chilometri da casa sua c’è una regione chiamata Molise, malamente amministrata, gravata da grandi problemi di viabilità, avremmo voluto spiegare che per avere una regione a cinque stelle non ci si può affidare solo alla rete mortificando il lavoro svolto da chi lealmente ha servito il movimento. I settemila voti espressi a favore della Manzo sono uno schiaffo a lui quale capo del movimento/partito e soprattutto a Greco candidato Presidente e contemporaneamente capo della lista collegata a se stesso.

Ai proprietari del PD avremmo voluto consigliare di starsene al capezzale di Renzi sperando che “spirasse” al più presto, politicamente s’intende. Hanno voluto esserci a tutti i costi per raccontare le solite balle e si sono beccati un bell’otto%. Della sinistra fatta in casa come la pasta, quella di-ruta e dei suoi rutibaldini al comando della pasionaria di Campomarino che avrebbe dovuto liberare il Molise dall’usurpatore, non se ne è saputo più nulla. La capitaneria di porto, dopo aver atteso inutilmente il minacciato sbarco di almeno cinque incrociatori, ha ormai sospeso ogni ricerca. Neanche la squadra di Grasso, nonostante la presenza del compagno Totaro, noto bolscevico della vecchia guardia, è riuscita ad arrivare in porto. Delle cinque corazzate schierate dal centrosinistra in questa campagna elettorale, due hanno imbarcato acqua perché il comandante si è dimenticato di chiudere il tappo: sono praticamente affondate senza combattere, un classico esempio di voto inutile.

Il crollo della sinistra tuttavia non ha favorito i Pentastellati cosi come avvenuto per le elezioni politiche ma con ogni evidenza ha contribuito alla vittoria del centrodestra che è partito dietro ed ha rimontato grazie anche a quegli elettori che restano sempre in sella comunque vada. Sono quelli particolarmente legati ai privilegi e non alle idee, anche se spesso pontificano nei salotti buoni della politica; dei radical chic del tipo “prima io e poi il mondo … se c’è”; sono presenti sia a destra che a sinistra; sono quelli che si riposizionano ad ogni elezione appena annusano la disfatta dell’area in cui militano, pronti a sostenere il candidato che gli garantisce ciò di cui hanno sempre goduto; sono il male assoluto di questo paese, il vero potere forte. È a questi che il presidente Toma dovrà dare risposta prima ancora di affrontare i problemi del lavoro, dello sviluppo, della sanità, della viabilità, oltre a quelli irrisolti del terremoto.

In Consiglio di Stato a breve si discuteranno i ricorsi prodotti dal suo predecessore contro i terremotati ingiustamente esclusi dai benefici loro attribuiti dalle leggi e riconosciuti dai giudici di primo grado. Da questi primi segnali sapremo se si è fatto tanto rumore per nulla. ☺

 

laFonteTV

laFonteTV