Il formato della bibbia
27 Dicembre 2019
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Il formato della bibbia

Quando Cassiodoro produsse il Codex grandior vi fece trascrivere l’antica traduzione latina (chiamata in seguito Vetus latina); conosceva però la traduzione di Girolamo che utilizzò per un’altra bibbia a volume unico (queste due bibbie furono chiamate da lui Pandette, come le raccolte di diritto fatte nello stesso periodo dall’imperatore Giustiniano). La sua bibbia più grande fu portata nel Nord dell’Inghilterra dove fu scritto il Codice Amiatino che aveva lo stesso formato della bibbia di Cassiodoro ma conteneva come testo la traduzione di Girolamo, in quanto era la traduzione preferita in quei monasteri. Da quelle parti proviene l’uomo che Carlo Magno scelse per cercare di uniformare il testo della bibbia per il suo sogno di unificare in un unico impero l’Europa. Quest’uomo si chiamava Alcuino di York. Una volta divenuto abate a Tours (la patria di S. Martino) promosse la riproduzione di molte bibbie a volume unico, ispirandosi a quelle che aveva visto in Inghilterra. In tal modo la bibbia tradotta da Girolamo cominciò a imporsi sempre di più sostituendo la vecchia traduzione.

Dopo la prima rivoluzione, cioè l’invenzione della bibbia in un unico volume, questa è la seconda: l’adozione della traduzione di Girolamo. Le bibbie però avevano una forma poco agevole, erano volumi grandi (il Codice Amiatino è alto quasi 50 cm!) perché usati nei cori dei monasteri oppure per la lettura nei refettori durante i pasti. Anche i re possedevano bibbie, ma per lo più erano un monumento al lusso e alla grandezza, anche nel formato. Fu necessaria una terza rivoluzione, avvenuta a Parigi nel XIII secolo, quando nacque l’università e vi arrivarono i francescani e i domenicani: l’invenzione della bibbia tascabile (detta bibbia di Parigi). Questi codici, infatti, erano alti anche meno di 20 cm e contenevano in caratteri molto piccoli l’intera bibbia. Probabilmente tale invenzione fu stimolata dal fatto che, a differenza dei monaci, fermi nei loro monasteri, i frati erano spesso fuori per predicare e avevano bisogno di portare con sé la bibbia in modo agevole. Mi piace pensare che forse l’ispirazione di questo formato sia dovuta anche al libro sacro concorrente di quel periodo: il Corano che, essendo più corto, poteva essere facilmente contenuto in codici di piccole dimensioni. Non a caso, soprattutto i francescani, a cominciare da Francesco stesso, sono entrati subito in rapporto con il mondo islamico.

L’idea di avere l’intera bibbia materialmente compressa in un libro tascabile è il passaggio necessario per comprendere la quarta rivoluzione che, proprio iniziando dalla bibbia, ha cambiato la storia culturale dell’umanità: l’invenzione della stampa ad opera di Gutenberg. Questo genio (che era anche un fine commerciante) ha creato i caratteri mobili con i quali stampò il testo più richiesto del tempo, cioè la bibbia, ma la stampò (meno di duecento copie) ancora avendo in mente ricchi acquirenti, per cui il formato scelto è stato quello delle grandi bibbie scritte a mano in due volumi (la più famosa, scritta nello stesso periodo, cioè nella seconda metà del 1400, è la Bibbia di Borso d’Este, capolavoro dell’arte miniata), da completare con una serie di miniature che avrebbero impreziosito il testo: è il motivo per cui ogni bibbia di Gutenberg è diversa dalle altre per gli ornamenti, anche se identica per il testo. Tuttavia la sua invenzione ha creato un nuovo mestiere: quello degli stampatori che, neppure un decennio dopo, ispirandosi alle bibbie tascabili del duecento, produssero tante bibbie di medie e piccole dimensioni.

È solo grazie a questa rivoluzione che si può comprendere anche la Riforma protestante che ha messo al centro proprio la Parola scritta e l’ha potuto fare perché accessibile da parte di molte più persone. Il mondo cattolico in realtà aveva già incrementato l’accesso alla bibbia proprio grazie alla stampa ma, nonostante le traduzioni, rimaneva centrale l’uso del latino, lingua sacra per la preghiera e la liturgia a cui non volle porre rimedio neppure il Concilio di Trento.

La quinta rivoluzione, favorita dalla stampa, è stata infatti la diffusione delle traduzioni nelle diverse lingue del popolo grazie alla Riforma a cui la chiesa cattolica si è adeguata in modo convinto solo con il Concilio Vaticano II. Dal ‘500 in poi, quindi, grazie alla stampa, soprattutto due tipi di bibbia si sono imposti: quella cattolica e quella protestante (con il canone breve dell’Antico Testamento); tuttavia senza quel lento percorso favorito da alcuni imperatori, passato per molti monasteri e poi università e conventi per finire nelle botteghe commerciali, non avremmo avuto la bibbia come la conosciamo ora: il suo essere parola, non solo divina ma eminentemente umana, non è legato infatti solo agli autori originari, bensì anche alle innumerevoli esistenze di persone note o anonime che hanno permesso di tramandare quel libro che contiene non solo antichi racconti e riflessioni ma anche l’anima di chi lo ha conservato e trasmesso.☺

 

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