Il furto della speranza
7 settembre 2018
laFonteTV (790 articles)
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Il furto della speranza

La terra è tornata a tremare sotto i nostri piedi. L’angoscia e l’impotenza, sperimentate nel 2002 e mai completamente sopite, sono esplose più forti che mai. Allora accadde tutto all’improvviso, come un fulmine a ciel sereno, ora siamo su una graticola a fuoco lento, sempre con il terrore che possa accadere il peggio. Case dichiarate inagibili o pericolanti significano concretamente persone in mezzo alla strada, sacrifici andati in fumo nel giro di pochi secondi. Siamo come lumache bisognose di ritrovarsi dentro il proprio guscio. Voi amministratori vi date giustamente da fare nel contabilizzare i danni per portarli all’incasso, sperando che venga dichiarato lo stato di emergenza. Si andrà così in deroga a tutte le prescrizioni e normative e sarà il momento in cui l’onestà verrà messa a dura prova. Facilmente la coscienza assume la forma di fisarmonica e mentre è permissiva con noi, per cui appropriarsi di denaro pubblico non è un furto, sarà inflessibile con gli altri. Come spiegare diversamente, ad esempio, il clientelismo imperante per cui politici e politicanti hanno con sé il loro pacchetto di voti dovunque si dirigono?

Signori amministratori, fatto salvo che la colpa è sempre dei predecessori, non siete stati capaci di portare a compimento, dopo sedici anni, la ricostruzione post-terremoto del 2002: non si spiega diversamente il fatto che possano esserci ancora intorno ai 300 milioni di euro da spendere per completare almeno la fascia “A”: spero proprio che a quelle inadempienze non ne aggiungiate altre e peggiori tanto da desertificare e rendere definitivamente inabitabile la nostra regione. La sfida che vi attende comunque è un’altra. Il diritto a una terra, a una casa, a un lavoro è di tutti allo stesso modo. Bisogna essere proprio ottusi o in malafede per non indignarsi di fronte a immigrati, lasciati sulle navi, merce di scambio in una Europa sempre più insensibile e perciò destinata a scomparire miseramente. Voci fededegne attestano che la prefettura intende fare del villaggio provvisorio di San Giuliano di Puglia un centro di rimpatrio per gli immigrati cui non viene riconosciuto lo status di rifugiati per motivi politici. In altre parole un carcere, che diverrebbe, con la fuga probabile dei più, una fabbrica di illegali, facile manovalanza per la delinquenza e lo sfruttamento da parte di tanti di noi con le mani pulite e la coscienza sporca.

Signori amministratori se vi siete “gettati in politica” non per sistemare i fatti vostri o per smania di potere, ma perché appassionati della “polis” è tempo di uscire allo scoperto per trovare una soluzione prima che sia troppo tardi. Riunitevi, confrontatevi, scontratevi, ma al centro ci sia la ricerca del bene della persona, di ogni persona, non interessi di bottega. La natura non ha frontiere, è un inno alla libertà, e le persone appartengono ad un’unica razza, quella umana, come disse Einstein quando entrò da profugo negli Stati Uniti d’America. Se non vi vengono idee migliori, fate del villaggio di San Giuliano un laboratorio di arti e mestieri per assorbire nelle nostre piccole e sempre più sparute e disabitate comunità nuova linfa. Solo così si salvano l’economia locale, le scuole, la sanità, ecc. e si risolve il problema dello spopolamento. Smettetela di frignare in inutili convegni, come attempate zitelle cui non sta bene avere neppure il re per compare, se non fate niente per uscire da una crisi abitativa sempre più evidente.

Questi nuovi continui fremiti della terra ci danno la consapevolezza che siamo, giorno dopo giorno, tutti dei superstiti. Le disgrazie, naturali o provocate, non guardano il colore della pelle, né la nazionalità scritta sul passaporto. Accomunati dallo stesso destino non facciamo il gioco dei ricchi che ci vogliono gli uni contro gli altri per sfruttarci e spremerci come limoni. A differenza degli animali, sappiamo che vogliono condurci verso il mattatoio per fare di noi carne da macello; e allora guidate la rivolta delle coscienze finché siamo in tempo. Ha senso scandalizzarci per il caporalato che succhia sudore e sangue ai lavoratori, non solo immigrati, se non mettiamo in discussione le aziende che li sfruttano? A che serve piangere i morti dovuti al crollo del ponte di Genova se ci fermiamo a cercare le cause, ma non le responsabilità, non solo penali? Se la paura delle fluttuazioni in borsa di una società ci fa rallentare o addirittura desistere dal voler conoscere la verità è segno che il denaro vale più delle persone e dunque meritiamo questo e altro!

La nostra rivista, come periodico di resistenza umana, ha fatto la sua scelta fin dal primo momento e quelli che ci scrivono, benché così diversi per formazione e percorsi culturali, sono accomunati da un’unica passione: la dignità della persona, di ogni persona. Vorremmo che questo fuoco incendiasse anche voi, signori amministratori! Il 12 agosto abbiamo indetto e realizzato a Casacalenda una manifestazione a favore dei dimessi psichiatrici contro il tentativo di riaprire i manicomi e abbiamo chiesto alle istituzioni regionali di fare scelte congrue (il contenuto è nelle pagine interne), ma voi eravate in altre faccende affaccendati! Il papa, nella recente Lettera al popolo di Dio, denuncia senza mezzi termini la pedofilia dei preti e di quanti attentano alla dignità dei bambini. Anche questa è una battaglia che facciamo nostra, speriamo di non trovarvi distratti. Ne va del futuro delle nuove generazioni.

Signori amministratori, di qualunque schieramento, raccogliete l’appello: non vogliamo che sia rubata la speranza. Mai. A nessuno.☺

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