Il gesù apocrifo
25 Aprile 2018
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Il gesù apocrifo

Quando uscì il libro di Dan Brown, Il Codice da Vinci, ci fu molto rumore nei media ma anche fra tanti che, pur appartenendo ormai in modo distratto ad un contesto cristiano, hanno cominciato a sentire il bisogno di conoscere la verità su Gesù, una verità che si riteneva nascosta dalla chiesa ormai da centinaia di anni, a partire dal tempo in cui Costantino la “convertì” alla politica imperiale. In questo romanzo di discutibile qualità letteraria si parlava di testi antichi scoperti di recente nelle sabbie d’Egitto, tra i quali soprattutto è da notare il vangelo di Filippo, dove si parla di effusioni affettuose tra Gesù e la Maddalena che, secondo la ricostruzione del romanzo, era in realtà la compagna di Gesù, con la quale avrebbe avuto figli e i cui lontani discendenti erano protetti da una setta segreta. Opportunamente l’autore ha dovuto premettere che si tratta solo di una storia inventata, ma i testi sono reali, anche se scritti tra la fine del secondo e la fine del terzo secolo dopo Cristo.

Tra queste opere, tuttavia, si distingue un testo che si intitola Vangelo di Tommaso e che è il più interessante di tutti, perché, a differenza degli altri, potrebbe risalire alla fine del primo secolo o agli inizi del secondo, cioè più o meno nello stesso periodo in cui sono stati scritti molti pezzi del nostro Nuovo Testamento. Il cristianesimo, insomma, affonda le sue radici non solo in quello che ci viene detto nella bibbia, ma anche in altri testi che non sono entrati nel canone ma rappresentano comunque un punto di vista su Gesù e ci dicono che, diversamente da quanto potremmo pensare, il cristianesimo delle origini era molto vitale e variegato; Gesù e la sua vita erano così affascinanti da interrogare continuamente tante persone che, come noi oggi, non si accontentavano di formule codificate.

Non tutto ovviamente era coerente con il messaggio di Gesù; anzi la sua persona era diventata per molti un pretesto per parlare di altro, per speculare su astrusi argomenti di carattere filosofico che si allontanavano sempre più dalla semplicità evangelica. Ma in questa mole enorme di opere, come in una miniera, accanto a tanto materiale di scarto, ogni tanto è possibile trovare un filo d’oro o una pietra preziosa che arricchisce il quadro di ciò che possiamo conoscere su Gesù. In particolare il vangelo di Tommaso forse ha conservato dei detti di Gesù che non sono stati trascritti nei vangeli che conosciamo, ma erano trasmessi ancora oralmente, come peraltro era accaduto per molti anni a tutti gli insegnamenti di Gesù che dopo sono stati messi per iscritto nei quattro vangeli canonici. Il testo in questione ha un’altra particolarità: non è un racconto della vita di Gesù, ma una raccolta di suoi insegnamenti divisi dagli studiosi in 114 detti, una veste letteraria molto simile a quella che doveva essere la cosiddetta fonte Q che ora conosciamo solo attraverso Matteo e Luca.

Indirettamente il vangelo di Tommaso ci dice che opere di questo tipo erano state scritte da cristiani che erano interessati a conservare gli insegnamenti del Maestro. Ne riporto solo qualcuno che non è presente nei vangeli ma che riecheggia la voce stessa di Gesù: “Gesù dice: se diventerete miei discepoli e ascolterete le mie parole, queste pietre vi ubbidiranno” (VgTom 19,2); e ancora: “Gesù dice: siate gente di passaggio” (VgTom 42). “Gesù dice: Colui che è vicino a me è vicino al fuoco. Colui che è lontano da me è lontano dal Regno” (VgTom 82). Ce n’è anche per i farisei, avversari emblematici di Gesù: “Maledetti i farisei, che assomigliano a un cane addormentato nella mangiatoia dei buoi, che non mangia né lascia che i buoi mangino!” (VgTom 102). Vi è anche un’immagine paradossale, simile ad altri detti paradossali dei vangeli: “Gesù dice: il Regno del Padre assomiglia a un uomo che voleva uccidere un potente. Mentre era in casa, sguainò la spada e la conficcò nella parete per verificare se la sua mano fosse ferma. Poi uccise il potente” (VgTom 98): questo per indicare che è necessario essere ben preparati se si vuole seguire Gesù. Ma c’è soprattutto un detto che riassume pienamente il messaggio etico di Gesù e che riecheggia certamente le sue parole autentiche: “Gesù ha detto: ama tuo fratello come la tua anima; proteggilo come la pupilla del tuo occhio” (VgTom 25).

È solo un assaggio per mostrare la ricchezza di un’opera perduta per secoli (il vangelo di Tommaso, infatti, è stato ritrovato solo nel 1945 in Egitto) che indica come la bellezza di Gesù e del suo messaggio va ben oltre ciò che abbiamo nella nostra bibbia, anche se ne è una conferma. In questo modo capiamo ciò che Giovanni ha scritto: “Se dovessimo scrivere tutto ciò che Gesù ha fatto, il mondo intero non basterebbe a contenere i libri” (Gv 21,25). È bello, tuttavia, che qualche frammento qua e là ancora può essere aggiunto a quanto di Gesù già sappiamo, con la consapevolezza che non finiremo mai il cammino per comprendere la sua grandezza. La fede cristiana non si riduce, infatti, a cose da fare ma è soprattutto incontro con una Persona che ci cambia radicalmente: “Io sono la luce che è al sopra di ogni cosa. Io sono il Tutto. Il Tutto è nato da me e il Tutto termina in me. Tagliate il legno: io sono lì. Alzate la pietra e lì mi troverete” (VgTom 77). ☺

 

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