Il governatore a sua insaputa
6 Novembre 2021
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Il governatore a sua insaputa

Incredibile ma vero, ultimamente mi è capitato di essere d’accordo col presidente plenipotenziario, Donato Toma. Mi riferisco in particolare alla sua proposta di acquisizione pubblica del Gemelli Molise. Il presidente fa certamente riferimento al cosiddetto golden power, ma cos’è? Negli anni Novanta, anni di pesanti ed inesorabili privatizzazioni, sono stati introdotti nel nostro ordinamento dei poteri speciali per la tutela dell’interesse pubblico. Con la Legge n. 47/94, infatti, si fissava un concetto: in caso di privatizzazione di imprese pubbliche, lo Stato può conservare una partecipazione azionaria “con diritto di veto sulle scelte aziendali cruciali”. Qualcuno dirà: ma qui si tratta di una struttura privata. Errore. La realizzazione della ex Cattolica è stata resa possibile anche grazie agli ingenti finanziamenti pubblici, pari a circa 90 milioni di euro (10 di quota regionale). Questo perché la struttura aveva, fin da subito, delle finalità pubbliche: la formazione e l’alta specializzazione. Inutile sottolineare come, in circa vent’anni, la Cattolica non sarebbe potuta sopravvivere senza le decine di milioni che le giungono dalla Regione sottoforma di budget ed extrabudget: parliamo di oltre 50 milioni l’anno.

Perché, mi direte, tutto questo interessamento nei confronti della struttura privata, quando su queste pagine si è sempre sostenuta la causa della sanità pubblica? Dopo decenni di smantellamento costante dei nostri ospedali, mentre al contempo si moltiplicavano cliniche e ambulatori privati, è difficile tornare indietro. Inutile prendersi in giro. Ma mentre i nostri reparti chiudevano, nessuno avrebbe curato i malati oncologici se non ci fosse stata la Cattolica. Dipendiamo dalla struttura, praticamente adiacente al vetusto Cardarelli, anche per la cardiochirurgia, solo per fare degli esempi. Anni fa si paventava l’ipotesi di una sorta di fusione tra l’ospedale di proprietà del Vaticano e quello di proprietà pubblica. Invece di avere due ospedali “concorrenti” in Contrada Tappino, si sarebbero potuti ottimizzare sforzi e risorse, spazi e uomini, per offrire una sanità dignitosa ai molisani. A questo punto, dico: perché no?

Oggi Toma, improvvisamente, rilancia la vecchia idea, seppure a modo suo. E, questa volta, mi trova d’accordo. Spiego perché con un esempio. Ho trovato molto intelligente il confronto, in una nota trasmissione di Raitre, tra Veneto e Lombardia alle prese con la prima ondata di Covid-19. Evidenti i due diversi approcci: in Lombardia il pubblico aveva abdicato alla cura dei pazienti in favore delle strutture private, in Veneto ci si era serviti del privato, sotto la direzione pubblica. Finché c’era da lucrare, la sanità lombarda era vista come un’eccellenza, ma quando si è trattato di fornire cure in emergenza il sistema è crollato. In Veneto, almeno secondo Zaia, è il pubblico a dettare la linea: quali prestazioni supplementari servono al servizio sanitario pubblico da parte dei privati. In altre parole, tu privato intervieni se e quando ne ho bisogno ed io ti rimborso volentieri. Altrimenti, libero di cercare “clienti” sul mercato. Ecco, questo sarebbe il presupposto per la convivenza tra pubblico e privato, quando si tratta di beni primari e indivisibili, come la salute.

In queste ultime settimane, i poveri cittadini molisani hanno ricevuto l’ennesimo schiaffo in faccia. Il Dg Asrem Florenzano ha ribaltato il Codice del Terzo Settore e cancellato il lavoro fatto, solo due anni prima, dal Direttore generale Sosto. Con un colpo di spugna, ha ridotto all’osso i rimborsi per le associazioni al servizio del 118. Già di per sé, il fatto che una Regione non riesca a garantire il servizio di emergenza-urgenza è una vergogna. Il fatto che, poi, abbiano sopperito le associazioni di volontariato è stato un sollievo. Tanto per i cittadini che per le casse pubbliche. Perché è chiaro che se l’Asrem dovesse assumere quell’esercito di volontari i costi sarebbero ben più alti. Ciononostante, Florenzano ha pensato bene di dimezzare i rimborsi, già esigui, alle associazioni. Come a dire: il trasporto d’emergenza non ci interessa, chiudete pure i battenti. Per fortuna, mentre chiudiamo il numero de la fonte, pare che questa ennesima vergogna sia in fase di soluzione. Anche in questo caso, alle pronte denunce dell’opposizione ha fatto seguito l’ interessamento del presidente Toma. E siamo già a due: due volte che ci troviamo d’accordo. Mi sto seriamente preoccupando.

Allora, mi domando: non è che il povero Toma in fondo è un buono, ma è vittima di una coalizione di avvoltoi? Questo spiegherebbe anche la pessima figura rimediata ad Isernia, quando hanno preferito far saltare il banco pur di rifilare una sberla al “povero” presidente. E di sicuro spiegherebbe i continui, vili ricatti per un posto in giunta, che ci tengono sotto scacco da tre anni e mezzo. Del resto in Molise, si sa, il presidente di Regione non è mai davvero al comando. Dietro di lui – a tirare le fila – ci sono i potenti burattinai, che decidono quando il pupo di turno deve danzare e quando si deve accasciare a terra. E a giudicare dal comportamento – in Consiglio e in Giunta – dei fedelissimi discepoli dei burattinai, il presidente “a sua insaputa” ha le ore contate. Altro che secondo mandato. Peccato, proprio ora che iniziavamo a trovare punti d’incontro!☺

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