Il grano crescerà comunque
12 marzo 2018
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Il grano crescerà comunque

Una giornata grigia, già inverno, mentre attorno la campagna s’imbeve dell’acqua caduta nella notte. Lo sguardo di quel vecchio, dai folti capelli e barba bianca, si posa su quei campi che qualche anno prima sono stati martoriati da una inondazione ed oggi sono una distesa verde di grano che lentamente affiora dalla terra come i ricordi racchiusi nella sua memoria.

I lavori dei campi lo aspettano insieme alla definizione dell’allenamento da cominciare per continuare le sfide alle paure remote ed agli incompiuti da realizzare; tanti per i giorni o anni che gli restano, pochi per farlo volare laggiù insieme ai gabbiani lungo le spiagge e lassù con le aquile sui monti. Il suo cappellino non riusciva a trattenere i venti di pensieri, ricordi, studi, incontri ed aspirazioni giovanili che prepotenti gironzolavano tra i neuroni della sua testa. Ha assistito all’aratura per la preparazione di quei campi inondati dalla disattenzione di uomini e donne che avrebbero dovuto svolgere il loro dovere probabilmente con maggiore attenzione. Ma, si sa il tempo benedice la memoria e tutto passa … “panta rei!”

Ora le stagioni faranno il loro corso per consentire a quel seme di emergere dalla sapiente semina per affiorare lentamente su quei terreni e permettere la raccolta dei preziosi chicchi quando il ciclo delle stagioni avrà terminato il suo giro ed un prepotente sol Leone apparirà nei cieli a sollecitarne la raccolta.

Un po’ come i suoi ricordi, anche se la vita insegna che la semina sui campi dell’esistere va oltre le stagioni, il tempo, i sondaggi e le statistiche; mentre il raccolto è quella miriade di emozioni “senza tempo e fuori dai sondaggi” racchiuse nel cuore di chi ha condiviso e condivide i suoi passi, anche solo per qualche ora, sotto le stelle che ornano il nostro pianeta.

Accesa la sua pipa, osserva i campi e sfogliando i propri pensieri intuisce che è nella stagione invernale che bisogna dare uno scossone al dormiente interno durante la quale è necessario rimuovere le vecchie carte ingiallite di pensieri, emozioni e ricordi trascorsi per far posto alle nuove carte che la vita ci riserva sempre.

Si avvicina al focolare ed osservando la cenere della legna bruciata e consumata, si avvia, con una strana emozione nel cuore, verso quell’antico baule di memorie per accendere con quelle la nuova vita e tracciare i nuovi itinerari con l’impegno a non lasciare sentieri incompiuti. Il suo cane l’osserva con quegli occhioni dolci e docili, mentre la gatta, dall’alto del suo rifugio preferito, l’osserva indifferente.

L’alfabeto della vita non è composto di foto riposte negli scaffali e neanche degli incompiuti lasciati lungo le sue strade. Ci immaginiamo sequenze che quasi mai corrispondono al reale. Vero è che i sogni ci appartengono e ci arricchiscono, ma solo se non li lasciamo appassire nell’indifferenza del quotidiano, pensava il vecchio con la barba bianca, mentre si preparava per andare a trovare un amico la cui compagna aveva partorito una bellissima bimba. La vita comincia e scorre sempre nelle stagioni del tempo, quando si vive e si condividono emozioni ed affetti rimanendone gelosi nell’oggi del presente. Oh sì, gelosi!

E viene il tempo dove memorie e sogni è necessario lasciarle nel tempo che non c’è più, perché sono solo chimere colorate da quei sogni che volevi realizzare immerso nel sonno del vivere e distratto dal frastuono dei suoni di chi voleva ipotecare i percorsi della tua vita. Uhm … forse si diventa grandi quando abbandonata la ragione e le ragionevoli ragioni, ci si abbandona al frusciare delle ali di miriadi farfalle senza ragioni e senza giudizi.

Distratto, mentre beveva il suo bicchiere di vino a quel bar di fronte casa, ascoltando notizie sulle elezioni nazionali e quelle regionali, gli si avvicina un giovane che guardandolo, gli dice sorridendo: Possiamo fare tutto, tranne fare niente; parole, scritti e fatti sono punti di una medesima retta, non sono punti paralleli tra di loro! Quel giovane, che lo avvolse in un caloroso abbraccio, aggiunse: caro Prof. conservo ancora i suoi provocatori appunti e li ho usati in un concorso che poi ho anche vinto. Oggi sono Direttore di un carcere e agli “ospiti” del carcere con i quali mi intrattengo a parlare, racconto sempre di un giovane prof. inquisito per il suo modo di insegnare, che mi ha insegnato a giocare nei campi della vita!

Una coccinella si posò sul suo bicchiere di vino, mentre con gli occhi umidi di emozioni sconosciute al suo antico rigore, pensò, con la primavera nell’aria: No, non è la politica che fa il politico. Non è una votazione che ci restituirà il sonno ed i sogni. È la nostra coerenza che indurrà il potere di qualsiasi politica e politico di professione emergenti da consultazioni taroccate, che aprirà le porte alla nostre e nuove stagioni.

 

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