Il lavoro come vangelo della carità
8 Febbraio 2021
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Il lavoro come vangelo della carità

“Abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi […] vi abbiamo sempre dato questa regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi” (2Ts 3,8.10).

La Seconda Lettera ai Tessalonicesi viene annoverata tra le lettere di Paolo ma probabilmente, pur essendo molto vicina alla Prima ai Tessalonicesi, è da considerare uno scritto pseudoepigrafico, composto cioè da qualcuno che, in qualità di discepolo di Paolo, dopo averne ereditato l’insegnamento, lo ha riproposto accuratamente aggiornandolo in rapporto alle nuove situazioni verificatesi nella comunità di Tessalonica dopo la scomparsa dell’Apostolo e al ritardo della parusia, cioè della venuta del Signore nella gloria. La tendenza di porre un’opera composta da altri sotto il nome di un apostolo rispecchia una sensibilità molto diffusa nell’Antichità: rinunciare alla paternità di uno scritto attribuendolo ad una figura più conosciuta e autorevole permetteva di assicurare ad un testo la massima diffusione e credibilità.

La Lettera testimonia l’avvento di tempi difficili per i credenti di Tessalonica alle prese con alcune prove, come le persecuzioni e il serpeggiare di insegnamenti devianti, che tendono a insidiare la loro fede. Il tono della Lettera è perciò affettuoso e tutto teso a incoraggiare, dal momento che lo scritto si presenta come un messaggio di consolazione e di speranza per tutti coloro che scelgono di perseverare dinanzi alle minacce esterne e interne alla comunità.

L’autore di 2Ts invita a non cedere all’allarmismo. Alcuni, infatti, cercano di agitare la comunità insistendo sull’avvento imminente della fine di ogni cosa e affermando di essere stati informati di ciò da Paolo stesso o persino da una rivelazione. L’autore invita a non fare speculazioni circa i tempi e le circostanze della parusia, ma ad essere vigilanti e a sperare fermamente nella vittoria finale di Dio sul male, riconsegnando ai suoi destinatari la grandezza della loro vocazione: amati dal Signore, essi sono stati eletti “come primizia per la salvezza” (2Ts 2,13). Sono stati tra i primi a ricevere la semina del Vangelo in Grecia e con il battesimo hanno sperimentato l’inizio di quel processo salvifico destinato al suo pieno compimento. L’autore insiste pertanto sulla necessità di non disprezzare il tempo dell’attesa, cioè il presente, e di viverlo come un tempo privilegiato per tradurre la propria fede in Dio in atteggiamenti di amore concreto verso gli altri.

Uno dei temi su cui l’autore della Lettera insiste è l’importanza del lavoro che viene presentato come forma di carità fraterna. All’attività lavorativa alcuni Tessalonicesi preferiscono il tempo libero, considerato più favorevole allo sviluppo della vita spirituale, tendendo in tal modo a diventare pigri e senza regole, andando dichiaratamente contro la tradizione ricevuta dai predicatori del vangelo. Il loro ozio si trasforma poi in intromissione nella vita altrui e sfruttamento della generosità dei fratelli in Cristo. L’Apostolo, insieme a Silvano e Timoteo, ha testimoniato personalmente la necessità di non approfittare mai dei fratelli, lavorando sodo per non essere di peso a nessuno e facendo risaltare, ad edificazione di tutti, la gratuità del suo servizio apostolico. Il suo intento, infatti, era di far conoscere Cristo attraverso un annuncio che non fosse solo suono, ma anche vita, testimonianza, parola fatta carne. Anche se “passa la figura di questo mondo” (1Cor 7,31), l’uomo non è esonerato dal suo impegno storico, tanto meno dal lavoro. La laboriosità appare come una forma di carità praticata per edificare la storia collaborando all’opera del Creatore e manifestando vicinanza agli altri. Un modo creativo per Paolo di farsi “tutto per tutti” (1Cor 9,22).

Anche nei momenti più critici della storia, i credenti sono chiamati a non vivacchiare creando nicchie dove mettersi al riparo dai pericoli o starsene in stand by, ma a fare alleanza con il tempo presente, riempiendolo di senso e accendendo luci nella notte attraverso una laboriosità creativa.

 

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