Il pensiero corrente
15 Novembre 2017
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Il pensiero corrente

Mi ha sempre incuriosito – ed anche divertito – l’uso di vocaboli anglofoni da parte di parlanti italiani. Inserire un termine straniero in un discorso può renderlo interessante, magari accattivante; a volte però il ricorrervi potrebbe risultare improprio ed inefficace, se si è poi costretti a tradurre la parola straniera con locuzioni o perifrasi che ne spieghino il significato nella nostra lingua. Inutile sforzo, allora, e mancanza di attenzione per chi ascolta!

Uno di questi vocaboli è mainstream [pronuncia: meinstrim]. Tutto ciò che riceve un consenso di massa viene oggi de-finito con questo vocabolo inglese, composto dall’aggettivo main (“principale”) e dal sostantivo stream, che in senso figurato significa “corrente”. Quest’ultimo vocabolo in realtà è molto in voga in quanto usato spesso per le trasmissioni via web, lo streaming, che non è altro che il fluire di segnali telematici direttamente, senza la necessità di salvarli o scaricarli sul proprio computer. In realtà stream, in inglese, è il ruscello, il corso d’acqua, e per estensione traduce l’azione del fluire, dello scorrere.

Anche se mainstream afferisce a diversi campi semantici, da quello musicale, dal quale prende origine, alla letteratura e all’arte, nella nostra lingua la traduzione ormai più accettata in generale è quella di “sentire comune”. Ma cosa si vuole intendere con tale espressione?

Ormai categoria sociologica, che comprende idee, preferenze, gusti, comportamenti che sono seguiti dalla maggioranza delle persone e costituiscono “tendenza”, contrapponendosi alle culture minoritarie, il mainstream sta invadendo il nostro quotidiano. Nel mondo occidentale, che sembra concedere a tutti la possibilità di esprimere la propria opinione – i social media sono nati per questo! – paradossalmente sta prendendo piede una uniformità di vedute, l’opinione della “maggioranza”, che concede poco spazio al personalismo: è il mainstream appunto.

Da qualche decennio, in Italia e non solo, si sta assistendo ad un fenomeno denominato “gentismo” – una versione del più noto populismo – “trionfo dell’indistinto, dell’omogeneo sempre mutevole, del ‘senza radici’” secondo la definizione del dizionario Treccani; “si sarebbe infatti affermato, secondo i sociologi, che già da tempo ragionano di “folla solitaria”, il regno della moltitudine, frutto della globalizzazione (o mondializzazione) che fa implodere le masse, affossa le appartenenze, deterritorializza, produce sradicamento e spaesamento”. Ne consegue la facile abitudine ad esprimere pareri, a giudicare con superficialità, a classificare ricorrendo a stereotipi.

Gli avvenimenti degli ultimi mesi possono essere considerati una dimostrazione di tale atteggiamento: inseguire gli umori delle persone, intercettare i loro temporanei bisogni, cavalcare la rabbia e l’indignazione è ciò che in campo politico ha portato, ad esempio, negli U.S.A. all’affermazione di un arrivista politico quale l’attuale presidente Trump. E scelte simili non mancano anche nella nostra Europa.

Riferirsi genericamente alla “gente”, a ben guardare, non rappresenta disponibilità, spirito democratico, coscienza civile, bensì piuttosto veicolare messaggi fuorvianti; come sostiene Leonardo Bianchi, il leader gentista “usa i media per dialogare col suo popolo, ma è al tempo stesso consapevole del fatto che il suo discorso è impossibile da disarticolare perché non ha, e non può avere, nessuna linearità. È una narrazione sincretistica e disarmonica, priva di ogni consequenzialità”. Se l’opinione della gente deve contare, se si vogliono ascoltare i cittadini perché attori in prima persona, le loro istanze non devono essere ridotte a pretesto per ottenere semplicemente consenso e perseguire interessi personali. È questa la critica che viene mossa al gentismo, la cui traduzione è appunto il “sentire comune”, imposto e forse controllato da non tanto misteriosi poteri!

Non sempre ciò che muove la massa corrisponde a reale partecipazione alla vita della collettività. “L’Italia ha rimosso da tempo ogni residuo del pensiero critico e ha normalizzato così tanto il pensiero corrente da fare del semplice pensiero oppositivo un atto di terrorismo. Slogan come “No Tav”, “No Border”, “No riforme” fanno scandalo. Perché non previste dal mainstream.”(Carlo Freccero)

Mainstream, lo “spirito del tempo” che non riconosce legittimità alla diversità.☺

 

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