Il piano disorganizzativo
10 Ottobre 2021
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Il piano disorganizzativo

Il 27 settembre si è finalmente discusso in consiglio regionale il Piano operativo sanitario. Si tratta del documento programmatico più importante che una regione possa adottare: in sostanza, traccia la linea da seguire per l’intero comparto sanitario. Ci dice, o per lo meno dovrebbe, quali reparti saranno chiusi o potenziati, come saranno assicurate le cure in casi di emergenza, quale sarà il peso dei singoli presìdi ospedalieri. Bene, nulla di tutto ciò è scritto chiaramente nel POS 2019-21, adottato dal presidente-commissario senza coinvolgere l’assemblea regionale. È questo il motivo che ha spinto le opposizioni a richiedere una seduta straordinaria del Consiglio. Un appuntamento attesissimo, che si è concluso con una sonora batosta per Toma. Il presidente ha dapprima provato a mostrare i muscoli, nel vano tentativo di far saltare il banco. Peccato però che non avesse più il pieno controllo della sua maggioranza ballerina: i suoi hanno insistito per arrivare alla discussione degli atti e gli hanno rifilato una brutta sorpresa. Il Pos dovrà essere ritirato, secondo l’Assise regionale. A dirlo non sono i soliti 5stelle e Pd, con l’aggiunta dei dissidenti Iorio e Romagnuolo. Si sono aggiunti stavolta il vicepresidente Cefaratti (si narra che avessero già discusso in mattinata) e l’astenuto Micone. Un altro record negativo per Toma che, potete giurarci, era su tutte le furie.

Già dalle prime battute in aula era chiara la preclusione al dialogo da parte del Presidente. Ma stavolta il braccio di ferro gli si è rivoltato contro. Ora cosa farà? Rassegnerà le dimissioni? Secondo i bene informati, le avrebbe minacciate ai suoi prima del voto. Ma loro hanno affondato il colpo sfidandolo al disperato harakiri.

I problemi della sanità molisana, però, non si risolverebbero ritirando il Pos. Per dirla alla Greco (M5S), il Consiglio è sempre più spaccato tra sostenitori della sanità privata e difensori del comparto pubblico. E i primi restano la maggioranza. Il quinto punto all’ordine del giorno chiedeva infatti la revisione dei contratti con i privati accreditati, scaduti nel 2018.

Circostanza che sembra sfuggire alle cronache ufficiali ma che, di fatto, suona come una condanna a morte per la sanità pubblica molisana: quei contratti sono sbilanciati a favore di Neuromed e Gemelli. “Già nel verbale del 18 maggio 2018 il tavolo interministeriale di verifica dei livelli essenziali di assistenza (LEA) sottolineava – denunciano i 5 stelle – una fatturazione eccessivamente elevata a vantaggio dei due maggiori privati della sanità molisana”. Da soli, infatti, i due colossi sforavano di 25 milioni il già cospicuo budget loro assegnato per l’erogazione di prestazioni sanitarie. Una storia che si ripete, con identico copione, da diversi anni, nonostante i moniti dei ministeri. L’extrabudget non è una pratica da derubricare a cattiva gestione dei fondi pubblici. Ma, a guardare bene, drena risorse fondamentali dal comparto sanitario pubblico, che vede crescere costantemente il proprio debito. Le conseguenze sono a dir poco drammatiche: chiudono i reparti, si “razionaliz- za” la spesa e, al contempo, aumentano le addizionali IRAP e IRPEF per tutti i molisani.

Eppure nel 2013 c’era stato un primo avvertimento da parte del tavolo tecnico: bisognava, senza indugio, “fissare tetti di spesa per i privati, tenendo conto del reale fabbisogno della popolazione molisana”. “In altre parole – aggiungono i pentastellati – la sanità molisana spendeva troppo per i pazienti di fuori regione, rispetto a quanto spendeva in proporzione per i cittadini molisani”. Ciononostante, l’ extrabudget diretto alle due strutture private non è mai diminuito. E Toma non sembra intenzionato a cambiare rotta. Ma neanche i suoi dissidenti all’interno del centrodestra. Nel frattempo, i LEA sono in continuo peggioramento, dopo ben 14 anni di Piano di rientro. E i contratti con i privati restano in proroga, non essendo prevista alcuna rinegoziazione. Emendamento bocciato. E tanto fa.

Ma come siamo messi? L’AGENAS ci dice chiaramente che i nostri LEA sono insufficienti, in particolare per quanto riguarda la rete dell’emergenza-urgenza. Spieghiamoci meglio: le prestazioni programmate e gli esami strumentali vengono sistematicamente assicurati dai privati, con aggravio per le casse pubbliche ma non per i cittadini. Fin qui, chi se ne frega, mi direte. Ma di fronte ad un infarto, ad un trauma o politrauma, ad un incidente stradale grave, chi interviene? Il privato? In emergenza sanitaria chi ha curato i nostri pazienti, le cliniche convenzionate?

A costo di sembrare monotono, rilancio ancora: che fine ha fatto il Centro Covid? Abbiamo assistito inermi al braccio di ferro tra Toma e Florenzano da un lato e l’ex commissario Giustini dall’altro. L’anno spuntata i primi, ma almeno hanno portato avanti il progetto? Neanche per sogno! I costi stimati a luglio 2020 sono praticamente raddoppiati. Sono stati spesi ben 2 milioni di euro in attrezzature elettromedicali, necessarie al Centro, che restano parcheggiate in qualche deposito. Neanche i circa 6 milioni di euro stanziati dal governo centrale sono bastati, in sintesi, per scongiurare che il Molise fosse l’unica regione priva di una struttura dedicata alla cura dei pazienti affetti dalla nuova Sars. Mi viene allora il dubbio che abbia ragione Greco, che con grande foga urla ogni volta in Consiglio: una buona parte dei politici molisani sembrano sempre più eterodiretti. Fanno gli interessi di chi, in fondo, assicura loro i voti per sedere su quei ben remunerati scranni. Pazienza se in Molise è sempre più difficile sopravvivere ad un ictus!

Ora la palla torna al presidente-commissario, che dovrà decidere se continuare a sfidare l’intero centrodestra o dimettersi e tornare al più comodo ruolo di commercialista.☺

 

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