Il più crudele dei mesi
6 Aprile 2021
laFonteTV (1846 articles)
0 comments
Share

Il più crudele dei mesi

Aprile è il più crudele dei mesi, che genera
lillà dalla terra morta, che mescola
ricordo e desiderio, che risveglia
radici sopite con la pioggia di primavera.

È il celeberrimo attacco del poema La terra desolata, pubblicato nel 1922 dallo statunitense, poi naturalizzato britannico, Thomas Stearns Eliot (1888-1965), premio Nobel per la letteratura nel 1948 e oggi riconosciuto come uno degli autori più importanti della letteratura d’avanguardia in lingua inglese. Insieme alle opere di James Joyce e Virginia Woolf, La terra desolata sconvolse l’orizzonte d’attesa dei lettori del tempo con il suo sperimentalismo. È difficile infatti riassumere il contenuto del poema, che si presenta come una successione di frammenti con personaggi e situazioni, epoche e luoghi sempre diversi, e con rimandi interni e riferimenti simbolici di non facile decifrazione. La “terra desolata” può essere sia un paesaggio rurale arcaico, sia la quotidianità in una metropoli moderna. E il tema principale, la sterilità, che si affaccia fin dal titolo, può riferirsi tanto alla natura, inaridita e disfatta, quanto alla vita spirituale, priva di valori e involgarita. Eliot sosteneva di aver attinto il titolo dal libro dell’antropologa Jessie Weston, ma il poeta Giorgio Caproni ha ipotizzato che si fosse ispirato al verso di Dante “In mezzo al mar siede un paese guasto” (Inf. XIV 94), proponendo di tradurre La terra guasta: “Per Dante il paese guasto è Creta, per Eliot, forse, questa nostra epoca di decadimento e corruzione: guasta, appunto”. Anche il titolo della prima parte del poema, La sepoltura dei morti, a cui appartengono i versi riportati sopra, allude metaforicamente alla condizione degli uomini contemporanei, la cui vita, senza uno scopo, assomiglia alla morte.

Dopo questa premessa, dovrebbe apparire un po’ meno insensato – ma non meno inquietante – l’interrogativo che il verso iniziale pone a ogni lettore: perché aprile sarebbe “il più crudele dei mesi”? Dovrebbe essere il mese che consolida la primavera, che richiama alla mente le delicate immagini di Botticelli. E invece segue, cupa e dolente, la spiegazione della sua crudeltà: perché fa ricominciare il ciclo della vita stagionale, simboleggiato dai lillà, che si ripete anno dopo anno, ostinatamente, ma senza senso, e perché fa rinascere i ricordi e le illusioni per poi deluderli di nuovo. Si tratterebbe quindi del rovesciamento del topos, mitico e letterario, della primavera come mese della rinascita e della gioia. E al rovesciamento, secondo alcuni commentatori, si aggiungerebbe la ripresa, in forma parodica, dell’incipit della prima grande opera della letteratura inglese, I racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer: “Quando aprile con le sue dolci piogge…”.

Dopo La terra desolata Eliot cambiò il proprio modo pessimistico di concepire la poesia, individuando, fra le altre, una possibile forma di salvezza dal caos e dalla volgarità del mondo moderno nei classici e nella grande tradizione letteraria occidentale in cui si sono sedimentati tutti quei valori umanistici che occorre conservare nella crisi contemporanea. Per Eliot non bisognava essere assolutamente moderni e originali, ma avere senso storico, mantenendo una continuità con i testi canonici del passato, in particolare con Virgilio. Il suo classicismo raggiunse il culmine il 16 ottobre 1944, quando, in piena Seconda guerra mondiale, tenne una memorabile conferenza alla Virgil Society di Londra, dal titolo Che cos’è un Classico? Incisiva fu soprattutto la nota finale: “nessuna lingua moderna può sperare di produrre un classico nel senso in cui ho chiamato tale Virgilio. E Virgilio è il nostro classico, il classico di tutta l’Europa”. Qualche riserva in proposito Eliot avanzò per il solo Dante, in un altro suo mirabile saggio del 1950, Cosa significa Dante per me. A suo avviso Dante non solo sarebbe depositario di molte caratteristiche “virgiliane”, ma avrebbe affidato a Virgilio il ruolo più adatto, facendone una guida e un maestro dell’oltretomba.

Se fosse chiamato oggi a tenere una lezione alla Virgil Society, Eliot la intitolerebbe forse Perché il Classico?, data l’emarginazione del latino e greco nella scuola e negli studi. Ma sarebbe interessante chiedergli anche come raffigurerebbe la rottura con il passato e i suoi valori e con la vita della natura, e se aprile sarà ancora “il più crudele dei mesi”, continuando, come l’anno scorso, a far sbocciare i fiori mentre la catastrofe del Covid-19 imperversa sulla terra e sugli uomini.☺

 

laFonteTV

laFonteTV