Il questionario di liberaidee
18 Dicembre 2018
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Il questionario di liberaidee

Il progetto “Liberaidee”, questionario e intervista, nasce nella seconda metà del 2016 e si è concluso il 18 ottobre scorso a Roma, giorno della presentazione della lettura analitica dei risultati a cura di don Luigi Ciotti con la partecipazione del Procuratore nazionale antimafia, dott. Cafiero de Raho e del presidente dell’ANAC – autorità nazionale anticorruzione -, dott. Raffaele Cantone.

Col progetto “Liberaidee” Libera contro le mafie ha voluto conoscere quale sia, presso l’opinione pubblica nazionale e regionale, il livello di interesse, di conoscenza e di reattività della società civile sul tema delle illegalità, della corruzione, della delinquenza comune, della diffusione delle mafie, al fine di promuovere, appunto, la responsabilità contro le mafie e la corruzione. Il questionario è stato rivolto ai soggetti più diversi della società civile; l’intervista, invece, di cui ci occuperemo nel prossimo numero di gennaio 2019 de la fonte, è stata fatta alle associazioni di categoria nazionali, aderenti e non a Libera.

In Molise sono stati somministrati 365 questionari, pari al 3,4% del campione nazionale (10.343 questionari distribuiti sul territorio nazionale). Il campione molisano fa registrare una prevalenza di donne (53.2%, a fronte del 57,7% in Italia) ed una soprarappresentazione della fascia d’età 18/25 anni (51,3% rispetto alla percentuale nazionale del 37,6%).

L’orientamento politico dei rispondenti in Molise è congruente con il dato nazionale (l’oscillazione a favore del dato nazionale è solo di 1 punto percentuale per il centro-destra 14% e né destra né sinistra 45,3%; per il centro-sinistra il dato molisano è pari al 43%, mentre quello nazionale è del 40,7%). Nel Molise appare più limitata rispetto al nazionale la tendenza all’ associazionismo: 2 su 3 non aderiscono a nessuna associazione; tra gli associati 1 su 4 dedica il suo tempo ad un solo gruppo associativo. In linea con il risultato nazionale il fenomeno mafioso è percepito dai rispondenti molisani come un fenomeno globale; i rispondenti fra i 18 e i 25 anni ritengono marginale il ruolo delle mafie nei luoghi dove si vive. Gli iscritti a Libera, invece, tendono a considerare il fenomeno mafioso come pericoloso. Tra le attività principali della mafia nel Molise, secondo i rispondenti regionali, ci sono il traffico di stupefacenti (53,6%), lo smaltimento illecito dei rifiuti (30,2%), la turbativa di appalti (29,1%), il controllo del lavoro irregolare (27,1%), la corruzione dei dipendenti pubblici (27,1%). Lo smaltimento illecito dei rifiuti (30,2%) e il voto di scambio (22,3%) raggiungono una percentuale doppia rispetto al dato nazionale (rispettivamente 15,3% e 11,3%). L’estorsione, il riciclaggio di danaro, lo sfruttamento della prostituzione, il controllo del gioco d’azzardo vengono segnalati in misura inferiore rispetto alla media nazionale. Dunque, la mafia esprime anche in Molise la sua capacità di penetrazione; nonostante questo, a differenza degli adulti che ne percepiscono la diversità, i giovanissimi under 18 non riescono ad avvertire, e di conseguenza a comprendere, la differenza tra mafia e criminalità comune.

I rispondenti, giovani e non, considerano rilevante per l’adesione a gruppi mafiosi l’assenza delle istituzioni e di una cultura diffusa della legalità, ma anche la mancanza di lavoro, a termine o a tempo indeterminato, e il ruolo, spesso assente nel processo educativo, della famiglia. La possibilità, dunque, di guadagni facili e la ricerca/acquisizione di prestigio e di potere sorreggono e rinforzano la tendenza in particolar modo dei giovani ad affiliarsi alle mafie. Alla richiesta di sapere cosa possa porre un limite alla mafia i rispondenti indicano la libertà (42,8%), la giustizia (33,2%), la sicurezza (32,1%), la fiducia nelle istituzioni (26,2%). La percentuale di questi ambiti è nettamente superiore al dato nazionale. Da notare, poi, che in Molise è pochissimo diffusa la convinzione di quanti suppongono che la mafia tolga ai cittadini il lavoro (2,3%; in Italia 5,7%).

Il valore funzionale attribuito alla memoria delle vittime innocenti delle mafie è indicato quale esempio per le nuove generazioni; i rispondenti più giovani, invece, mettono in evidenza la funzione di incoraggiamento e sostegno solidale alle famiglie delle vittime. Nel racconto dei fenomeni mafiosi gli adulti si servono della Tv e del giornalismo d’inchiesta, mentre i giovanissimi sottolineano in maniera più marcata il ruolo dei social network.

Sui beni confiscati alle mafie (che sono 6) nel Molise ci ripromettiamo di soffermarci compiutamente in altro momento, perché l’argomento merita di essere affrontato e fatto conoscere anche in maniera particolareggiata. Nel Molise la quota di coloro che sono a conoscenza dell’uso per fini sociali o istituzionali dei beni confiscati è più limitata rispetto al campione nazionale (53,8% a fronte della percentuale nazionale del 66,2%); la quota di coloro che nel Molise non sono a conoscenza dei progetti di riutilizzo dei beni confiscati è superiore a quella nazionale (53,2% in Molise; 39,3% in Italia). Questi beni anche per il campione molisano (75,8% a fronte della percentuale nazionale dell’ 81,9%) rappresentano una risorsa per il territorio regionale.

Secondo il campione adulto molisano, i beni confiscati dovrebbero essere destinati in misura prioritaria a cooperative orientate all’inserimento lavorativo dei giovani. Per i giovanissimi è sentita maggiormente l’esigenza di assegnazione a scopo didattico (nei luoghi pubblici di aggregazione giovanile e di promozione sociale) per far conoscere meglio il fenomeno mafioso.

In relazione alla percezione dell’ esistenza delle forme della criminalità organizzata di origine straniera nel Molise emerge un limitato avvertimento, una modesta percezione.

Altro capitolo essenziale e nodale del questionario è quello relativo alla corruzione; ma anche su questo tema contiamo di soffermarci più dettagliatamente in altro momento, così come abbiamo detto pocanzi per i beni confiscati alle mafie. Sulla percezione della diffusione della corruzione il campione molisano risulta allineato con il dato nazionale (71,6% in Molise; 73,4% in Italia).

Il campione dei rispondenti molisani individua negli esponenti politici, nei funzionari pubblici e negli imprenditori i soggetti implicati nella corruzione. Quali siano poi le motivazioni per cui gli episodi di corruzione non vengano denunciati, queste dal campione molisano vengono indicate nel timore di eventuali conseguenze della denuncia e nell’intimo convincimento che tutto il sistema sia corrotto, compresi anche coloro che raccoglierebbero le segnalazioni di corruzione.

Come si evince, dunque, da quanto abbiamo riportato, c’è molto da commentare; di qui, ci ripromettiamo di fare delle valutazioni meno sintetiche, anche con l’aggiunta delle riflessioni sulle interviste alle associazioni di categoria che Libera ha incontrato… questo è l’augurio… ☺

 

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