il segno e la forza  di Gaetano Jacobucci
30 Ottobre 2013
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il segno e la forza di Gaetano Jacobucci

 

L’arte figurativa espressa nel disegno degli artisti delle botteghe di Oratino descrive una contrazione della carne e la sua metamorfosi. Contrazione e rilassamento, attraverso la tensione della distensione, quasi distorsione ritmica. L’immobilità è rappresentata come uno sforzo intenso di attesa o come negazione tensiva del movimento, paralisi in estensione impotente.

La decorazione dà ai nudi una bellezza apollinea, monumentalità di fascino assoluto. Non è la forma modello che si incarna, spegnendo la vita mutevole e metamorfica della materia, ma l’emanazione inesauribile e mai finita del corpo naturale. Alla scuola dei Brunetti il movimento costruisce una nuova mentalità del corpo nudo, attraverso uno scivolamento continuo della materia carnale. Fluire sensibile dell’intera vitalità, musica e lirica, poesia e canto di antichi poemi sfociano nei repertori dei corpi nudi attraverso repertori di forme classiche. Nel contemplare antiche sculture le parti performanti danno al disegno un raccordo compositivo nel senso tradizionale del montaggio e della resa delle forze interne, che si traducono in una frenesia di moti febbrili, in cui ogni azione è irrisolta e ogni desiderio inappagato. Il “Fondo Giuliani” racconta la formazione culturale dei Brunetti, viva testimonianza di una sorta di tempo dei lumi ritrovato: l’eroico impresso nella carne.

Volti e paesaggi

Nei fogli sciolti e nei libretti si può cercare un progetto che transita tra temi di storia dell’arte, connesso tra pittura e scultura, paesaggio e natura morta. Il nudo canonico neutralizza l’espressività del viso riflettendo lo sguardo dell’artista, il viso si denuda o tutto il corpo si fa viso, dal nudo modello ai volti che esprimono la emotività passionale. Fasciare e sfasciare il corpo, coprire i volti con maschere primitive, tutto concorre alla rappresentazione del sentimento tanto da coinvolgere chi guarda a tenere tra le mani un corpo carnale. Il corpo spogliato si pone non isolato ma tende ad integrarsi nel contesto della natura o del paesaggio. La muta natura e i paesaggi portano un linguaggio dell’andare insieme verso la completezza delle forme: spirito e materia, vestiti o spogliati a seconda dell’evenienza.

Dietro l’occhio dell’artista sta un pensiero, frutto di confronti e studi di maestri napoletani, ai quali gli oratinesi si rifanno, passando dal corpo all’occhio, così che la nudità reale c’è stata, e c’è ancora, come dimostrano le botteghe degli artisti, con figure, calchi e modelli. Lasciare i modelli muoversi liberamente, corpi in moto, con tratti rapidi da dare l’impressione di non guardare il foglio, hanno espresso il corpo come emblema dell’opera che rappresenta il corpo nell’arte. La posa idealizza il corpo, impedisce la messa a nudo e permette il passaggio al nudo. Nel passaggio dalla posa alla pittura, negli oratinesi, si può riscontrare una accurata ricerca anatomica in posa o in movimento nei vari personaggi vestiti dal colore.

Gli schizzi e i bozzetti sono velati dall’ombra del chiaroscuro, lasciando l’osservatore come unico destinatario dei personaggi in posa. I committenti di opere, religiose o profane, potevano spaziare in scelte e tematiche le più disuguali dando all’artista la capacità di esprimersi alla perfezione. Idea e stile, tormento, patos, religiosità o impulso profano, diventavano linee guida nel gioco dell’esperimento con i modelli passati dai fogli in bozza alla esecuzione visiva nello sfolgorìo e brillantezza del colore.

Oggi la tecnologia digitale accentua leggerezza e plasticità, e prolunga la libertà del tratto, nel gioco e nell’ esperimento con i simulacri del corpo, legando una potenzialità corporea, propria dei grafici contemporanei. Tornare alla bottega sarebbe l’ideale per rinvenire la genialità del sogno,  e della realtà incantata, schizzata da una sanguigna, su un foglio paglierino da disegno. ☺

gaetano.jacobucci@virgilio.it

 

 

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