Il silenzio degli invisibili
16 dicembre 2017
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Il silenzio degli invisibili

Lottano sotto tetti di cartone

ghetti a cielo aperto, stazioni di caccia.

Sei euro da spaccarsi la schiena

ore ed ore al sole cocente,

lacrime roventi di pioggia

colore del fango e fango sempre uguale,

invisibili alla stazione d’arrivo

arsi vivi nel sonno, invisibili senza partenza

in dote l’alito dell’abisso

una scheggia ficcata nel cuore,

invisibili da conteggiare ogni giorno

e ogni giorno non è uguale

ogni giorno si muore nei cessi-topaia.

Sul collo la mannaia della povertà.

Il serpente “nero” scivola tra i campi

dall’alba al tramonto strisciando nel silenzio

eppure la sera brilla nei sorrisi larghi

mascelle volitive, spalle ancora salde,

occhi forse altrove, alle praterie

all’altopiano, ai villaggi sperduti nella savana.

Quanto coraggio per un fiocco di dignità.

Cosa resta di quella pelle bruciata

una protesta di fuochi, mani alzate

baracche nei roghi, caporali alla macchia…

Invisibili da spostare altrove

nuovi campi di pomodori, altri dolori

da interrare insieme a nuove semenze.

Dove sono Ismael, Mamadou, Mustafha,

innocenti da numerare e stracciare?

La notte inghiotte la radura, l’anima,

anche il silenzio degli invisibili.

 

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