Il sogno americano
24 Ottobre 2017
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Il sogno americano

“Siamo fatti della materia di cui sono fatti i sogni …” è un noto verso del dramma shakespeariano La tempesta: Prospero, il deus ex machina di questa favola, che ristabilisce il giusto ordine sull’isola da lui governata, esprime la sua visione del mondo: la vita umana è indissolubilmente legata al sogno. Uomini e donne hanno desideri, ambizioni, bisogni che vengono coltivati ed animati proprio dalla carica positiva del sogno; questo aspetto, incoraggiante, è diventato il sostrato su cui si è costruita e poggia la civiltà americana.

Credo che ognuno conosca o abbia qualche volta incontrato l’espressione “sogno americano” – in originale American dream [pronuncia: drim]. Essa rappresenta il fondamento non soltanto della nazione ma della stessa cultura anglo-americana. Gli ideali di libertà che hanno dato vita alla formazione della democrazia nelle colonie inglesi del Nord America non riguardavano soltanto l’affrancamento dalla tirannia del sovrano bensì comprendevano l’opportunità per i comuni cittadini di avere successo e di migliorare la propria posizione sociale grazie all’impegno ed al lavoro, a volte anche molto faticoso. La Costituzione degli Stati Uniti infatti ribadisce, nel suo preambolo, che ogni essere umano ha diritto alla vita, alla libertà ed al raggiungimento della felicità.

Recentemente si è sentito parlare spesso di dreamers [pronuncia: drimers] in relazione al tema dell’immigrazione ed alle norme in materia che si vorrebbero abrogare. Com’è noto anche gli U.S.A. si confrontano con l’arrivo di migranti, soprattutto dalla frontiera con il Messico – ricordiamo l’ intenzione di Donald Trump di costruire un muro! – e dalle isole caraibiche. Nonostante la legislazione molto severa che non consente l’ingresso indiscriminato di chiunque, le pratiche rigide per ottenere la cosiddetta Green Card [pronuncia: grin card] – carta verde in italiano, vale a dire il permesso di soggiorno, vivono ancora sul suolo americano molti stranieri irregolari e tra di essi numerosi sono i minori. Da alcuni anni si cerca di risolvere il problema attraverso il varo di leggi che regolino la situazione e garantiscano i diritti fondamentali.

In parte trascurato, in quanto i drammatici eventi meteorologici abbattutisi su diversi stati della federazione nelle ultime settimane hanno dominato la scena ed impegnato costantemente la Casa Bianca, il provvedimento cui l’attuale amministrazione americana vuole apportare sostanziali modifiche intendeva originariamente – con la presidenza di Barak Obama – tutelare quei giovani immigrati, giunti da bambini sul suolo americano, fornendo loro un permesso di lavoro rinnovabile ogni due anni e garantendo la non espulsione. D.A.C.A. è l’acronimo di questa legge che tradotto in italiano significa “azione differita nei confronti dell’arrivo di bambini”. Questa normativa si richiama ad una precedente proposta di legge “Sviluppo, sostegno ed istruzione per i minori stranieri” la cui sigla è appunto D.R.E.A.M. (sogno).

Poiché l’oggetto dei provvedimenti è il medesimo, i beneficiari sono stati denominati dreamers [pronuncia: drimers], sognatori, per riprendere l’archetipo della cultura americana. Ed il loro sogno è quello di poter essere considerati cittadini a tutti gli effetti perché non sono arrivati negli U.S.A. volontariamente: come afferma la politologa Nadia Urbinati della Columbia University di New York, “da emigrata devo dire che la cosa più importante per persone come me è sentire di essere accettate, di avere la possibilità di integrarsi nel nuovo paese di residenza. Questo vale soprattutto per chi è nato nel paese di emigrazione scelto dai genitori; i bambini non possono pagare per una scelta che non hanno fatto … Questo è semplicemente crudele oltre che ingiusto”.

Il dibattito procederà con tante voci diverse, ma c’è qualcosa che accomuna le differenti posizioni. Nonostante le perplessità che dal nostro punto di vista possiamo avanzare nei confronti della nazione americana – e dell’attuale Presidente! – è innegabile che non si può comprendere a fondo questo paese se non si prende in considerazione proprio questo aspetto, l’American dream. Anche la lotta, ancora purtroppo senza definitiva risoluzione, di un altro americano, Martin Luther King, per il pieno riconoscimento dei diritti alla popolazione Afro-american, era cominciata con un memorabile discorso “Ho un sogno!” (I have a dream!). ☺

 

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