Il tempo e la verità
9 Novembre 2021
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Il tempo e la verità

Il progetto de La Verità Svelata dal Tempo, così come l’autore lo aveva ideato, è testimoniato da alcuni disegni del Bernini: la Verità avrebbe dovuto essere sormontata dall’anziano padre, il Tempo, dotato di falce e ali e còlto nell’atto di sollevare una cortina, rivelandola agli osservatori. Tra i disegni rientra lo studio a matita di Lipsia. Rudolf Wittkower nel 1966 sottolinea che con buone probabilità era finalizzato alla realizzazione  di un dipinto o di un’incisione.

L’idea generale dell’impianto scenico e prospettico è veicolata dall’indefinita linea orizzontale tracciata sullo sfondo: se progetto per una scultura è da ipotizzare, forse, un rilievo. È affascinate supporre che Bernini inizialmente avesse pensato di esprimere in un quadro quanto poi scolpì nel marmo.

Il Tempo

Il duca di Bracciano, Paolo Giordano II Orsini, menziona un modello del gruppo scultoreo, che ebbe modo di vedere nel 1647 nello studio dell’artista; al riguardo informò il cardinale  Mazzarino con una lettera. Il duca Orsini comunicava che la scultura sarebbe stata realizzata nelle sue proporzioni, ma più imponente, e l’eventuale trasporto poteva essere fatto smembrando le parti per poi assemblarle  in seguito. Anche se il duca fornì informazioni al cardinale Mazzarino, che pare fosse interessato all’acquisto dell’opera, Bernini da parte sua non aveva iniziato l’opera con questa prospettiva. Mazzarino pose anche una condizione, quella di trasferirsi a Parigi, per cui Bernini declinò l’offerta.

Un breve viaggio a Parigi lo fece su richiesta del re Luigi XIV nel 1665. Un cortigiano Paul Frèart de Schantelou riporta uno scambio tra Bernini e il sovrano e altri personaggi della Corte sull’opera: “La Verità svelata dal Tempo, afferma, che è presso Bernini a Roma come un’opera riuscita perfettamente. Bernini ha detto che l’ha fatta per lasciarla alla famiglia e ha la figura del Tempo, che svela la Verità, non è ancora conclusa (….). Nel modello ha inserito delle colonne, degli obelischi  e dei mausoleo, cose che appaiono divelte e rovinate dal Tempo, sono quelle che sostengono il Tempo: senza di esse la statua non poteva reggersi”.

Nel corso del tempo Gian Lorenzo tornò più volte sul tema della Verità Svelata. Ebbe modo di raffigurare il Tempo nell’atto di rivelare sua figlia, la Verità, opera perduta, in uno specchio commissionato dalla regina Cristina di Svezia, giunta a Roma nel 1655. Di quest’opera si trovano bozzetti e studi preparatori del 1670 circa, conservati presso il castello di Windsor di Londra. La Verità raccontata dallo specchio era, quella del lento svanire della bellezza e della gioventù. Dunque, di nuovo una Vanitas.

La tomba di Papa Alessandro VII

Bernini progettò, per poi affidarlo ad altri scultori, la gran parte del monumento funebre per la tomba di Alessandro VII tra il 1672 e il 1678. Ancora una volta volle inserire una Verità tra le allegorie poste nella parte inferiore del monumento. La Verità stringe al petto un sole dorato e poggia il piede sinistro sul globo terrestre, ma non è nuda come l’opera di Villa Borghese. Al di sotto del papa inginocchiato emerge uno scheletro alato di bronzo, che agitando una clessidra vuota ricorda che il Tempo terreno di Alessandro è terminato, e scosta una splendida coltre in diaspro di Sicilia, tirandola via dal corpo della Verità. Fu un limite imposto all’artista dalla fabbrica della Basilica Vaticana: “proclamano il trionfo del Tempo sulla vita, la Morte ottiene, benché involontariamente, il trionfo della Verità  sul Tempo”.☺

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