il testamento biologico  di Giovanni Anziani
28 Ottobre 2012
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il testamento biologico di Giovanni Anziani

 

Nel mese di aprile del 2010 la Chiesa valdese e il Centro Culturale Protestante di Campobasso organizzarono una conferenza del tutto particolare perché riguardava una tematica di non facile approccio. Il titolo era: Libertà di vivere e libertà di morire. Il testamento biologico. Nel presentare i due relatori, Beppino Englaro e la Moderatora della Tavola valdese (la pastora Maria Bonafede), credemmo opportuno fare le seguenti precisazioni.

Il titolo della conferenza ruota intorno alla parola libertà: perché? Ai valdesi preme molto questa idea di “libertà” perché rende possibile la maturazione di precise scelte responsabili di cittadini e credenti adulti nell’incontro-scontro con le tematiche riguardanti la vita e la morte. Non l’obbedienza a principi assoluti, né rassegnazione riguardo alle fatalità del vivere, ma decisione per assumere con responsabilità decisioni che siano utili per ogni persona.

La prima parola che incontriamo nel nostro titolo è “vita”. La Moderatora della Tavola valdese in una trasmissione radiofonica durante le drammatiche giornate che hanno coinvolto la famiglia Englaro (era il febbraio 2009) affermava: La vita umana non è solo e anzitutto biologia, la vita umana è biografia, e quindi relazione, incontro, pensiero, gioia o pianto, o sospiro. Adoperarsi in ogni modo per la sopravvivenza dei corpi quando la vita non c’è più è un atto di presuntuosa onnipotenza. Biblicamente è un peccato. Come, evangelicamente, è un peccato l’idolatria della vita come principio astratto. L’Evangelo di Gesù Cristo non è mai un principio astratto; è sempre un incontro compassionevole, una parola che libera e che rimette in gioco.

La seconda parola che incontriamo è “morire”. Tante volte in questi ultimi anni di fronte a decisioni estreme si è ventilata con terrore la parola eutanasia. Il filosofo Giovanni Reale in una raccolta di saggi sul tema del morire, ha scritto (si tratta di un brano della sua lettera a Mina Welby, moglie di Piergiorgio): L’eutanasia è morte provocata con mezzi o con sostanze su un malato terminale, … la terapia imposta a suo marito e la nutrizione artificiale imposta per diciassette anni alla Englaro rientrano in forme di accanimento terapeutico. Chiedere la loro sospensione non ha nulla a che vedere con l’eutanasia, ma rientra in quella libertà che non può essere negata a nessuno uomo che chiede che la sua sorte sia riconsegnata alla natura stessa.

A seguito  di quell’evento la Chiesa valdese, e su richiesta di molti, decise di aprire uno sportello per la libera raccolta delle dichiarazioni di fine vita da parte dei cittadini. Per alcuni mesi lo sportello funzionò bene, ma più volte ci è stata rivolta questa domanda: perché la chiesa valdese promuove il testamento biologico/le direttive anticipate di fine vita, e perchè può servire firmarlo, anche in assenza di una legge – o in vista di una legge che probabilmente tenderà a limitarne la validità?

Come risposta è necessario ricordare cosa ha deciso il Sinodo della Chiesa Valdese, Unione delle Chiese Valdesi e Metodiste, nel 2007 quale organo di governo di tali chiese: Il Sinodo ritiene che debba essere mantenuta alta e costante l’attenzione sulle conseguenze etiche poste dagli incessanti sviluppi delle scienze e delle tecniche nonché delle loro applicazioni. In particolare ritiene che vi sia ormai una priorità nell’approvazione di una legge sulle direttive anticipate di fine vita, anche conosciute come “testamento biologico”. La sempre maggiore efficacia della medicina – unitamente a molteplici altri fattori – permette infatti di prolungare sensibilmente il corso dell’esistenza umana senza però garantire, al tempo stesso, la piena conservazione delle capacità di intendere e di volere della persona. Poiché la cura del malato, in ogni suo aspetto, deve sempre presupporre il suo consenso – fatta eccezione per le situazioni di necessità e di urgenza – nessuno, neppure i parenti, è abilitato a esprimere la volontà del paziente in vece sua. È principio di civiltà dare voce, attraverso una legge, alle scelte della persona compiute con coscienza e volontà e in previsione di una futura incapacità nell’esprimere validamente il suo pensiero. L’approvazione di una legge sulle direttive anticipate costituirebbe, tra l’altro, semplice adempimento della Convenzione di Oviedo del 1997, già ratificata dallo Stato italiano, e in particolare dell’art. 9 laddove si afferma che “i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte del paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà, saranno tenuti in considerazione”.

A tutt’oggi una legge che regolamenti le direttive anticipate di fine vita non è stata ancora approvata dal Parlamento. Non è mancato, però, un vivace dibattito, suscitato soprattutto dal caso di Eluana Englaro. Nonostante i toni siano stati spesso violenti, la condizione di Eluana ci ha interpellato e stimolato ad una riflessione personale conducendoci a prendere in considerazione la possibilità che la perdita di capacità sia una condizione che potrebbe accadere ad ognuno di noi.

Per tutti coloro che a seguito di questa riflessione desiderano esprimere il loro desiderio in merito ai trattamenti sanitari e nominare una persona di fiducia cui affidare il corretto adempimento di tali direttive, la Chiesa Valdese di Campobasso offre nuovamente la possibilità di farlo tramite la compilazione di un modulo preparato appositamente. Tali direttive verranno raccolte, firmate in presenza di testimoni, e conservate presso gli uffici della Chiesa.

Per tutti coloro che si pongono la domanda sull’utilità di rilasciare tali direttive in vista dell’approvazione di una legge che potrebbe limitarle, ricordiamo l’articolo 32 della nostra Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

Presso i locali della Chiesa valdese (traversa via Cavour 40 a Campobasso) riapre lo sportello per la raccolta delle dichiarazioni anticipate fine vita (testamento biologico). Tutti i cittadini possono presentarsi accompagnati da una persona di propria fiducia come testimone e con un valido documento d’identità. ☺

  g.anziani@libero.it

 

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