Il valore delle parole negli scenari politici attuali
14 Agosto 2018
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Il valore delle parole negli scenari politici attuali

Finalmente ho scoperto quale è l’origine del blocco che soffro quando voglio scrivere qualcosa: non è, come ho pensato, la mancanza della sigaretta che si auto consumava nel posacenere accanto al computer, la mancanza del suo profumo che io pensavo fosse il carburante che faceva funzionare il mio cervello e mi faceva produrre le parole per esprimere un pensiero. No, l’origine è un’altra, l’origine sono le parole stesse, parole che sembrano cambiare il loro significato, parole che svelano la mia sfiducia, i miei dubbi.

Questa “scoperta” mi ha indotto a riflettere sul posto che le parole hanno occupato nella mia vita. Da bambina, da piccola, ogni nuova parola scoperta ed imparata mi apriva un nuovo mondo, o, in altre parole, faceva che mi sentisse più sicura in questo mondo, anche se non dimentico mai l’unico schiaffo che mi ha dato mia nonna perche avevo pronunciato una parola che avevo sentita in strada ed il cui senso non capivo.

Con il tempo e con le nuove lingue che imparavo – in totale erano 5 – ho anche scoperto quanto le parole possono influenzare la mentalità di un popolo. Per esempio, nella lingua vietnamita il concetto del “socialismo” si esprime con le parole “xa hoi chu nghia”, essendo “chu nghia” equivalente a “ismo”, e “hoi” significa “essere uniti”, mentre “xa” è la parola per una piccolissima agglomerazione di case. Sempre mi sono chiesta quale fosse l’immagine che un vietnamita si faceva della società socialista, ed oggi mi chiedo se forse questa concezione di “socialismo” sia sopravissuta in Vietnam, mentre le società socialiste sono sparite per il momento.

Vi do un altro esempio: da noi in Germania una persona mascolina di 30 anni d’età è chiamata “Mann”, uomo. In Italia quasi sempre lo chiamano “ragazzo”. Penso che in questo modo la società minimizza la responsabilità che deve avere una persona di questa età quando dice o fa qualcosa. Pochi giorni fa, in facebook è stato pubblicato una foto del nuovo presidente del consiglio e dei vice-pesidenti, con la didascalia: “questi ragazzi restituiscono all’Italia l’orgoglio”.

Ah sì, la parola “orgoglio”. Tanto in Italia come in Germania e credo che in tutti i paesi dell’Europa (e non solo) c’è gente che dice di essere orgogliosa di essere italiano o tedesco o… possiamo fare molti altri esempi. Non ho mai capito come si può essere orgoglioso di una cosa che non è merito di uno, una cosa che è successa – la nascita – ed è successa per caso in un determinato paese. Il problema è che molti di quelli che sono orgogliosi di essere italiani o tedeschi dicono anche “prima gli italiani” o “prima i tedeschi” etc. Se in tutti i paesi d’Europa quelli che hanno questo “credo” formano la maggioranza della popolazione, qualsiasi fatto che accade può provocare una guerra.

Perche c’è anche un altro fenomeno: il numero crescente di parole normalmente utilizzate nell’ambito militare, parole come “invasione” o “blocco navale”…

E leggendo i commentari scritti in facebook da persone che neanche hanno paura di usare il loro vero nome c’è da fare la valigia e andare… dove? Su Marte? Minacciano quelli che la pensano diversamente con “napalm”, con “forno crematorio” e parlano di tagliare la gola a Laura Boldrini e/o a Roberto Saviano.

Dove siamo arrivati? Quale mondo si nasconde nelle parole pronunciate o scritte in questi tempi? Come è possibile che Matteo Salvini, più spara contro immigrati, rom, sinti, ONG ed altri, più cresce il consenso che trova il suo partito nel popolo italiano?

E non è che in Germania le cose stanno meglio. Solo che, vivendo in Italia, osservo più quello che succede intorno a me, sapendo benissimo che Matteo Salvini ha degli alleati in molti paesi europei. Per esempio il signor Orban, grande amico della Lega. Solo che Orban è anche il capo di quelli che non vogliono ricevere nei loro paesi un solo rifugiato. E questo mi fa pensare che c’è un altro pericolo relazionato con le parole: quando uno parla troppo, perché ogni giorno deve fare un comizio elettorale, non trova il tempo per pensare e fa delle alleanze sbagliate…☺

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