Il vangelo di luca
25 Maggio 2017
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Il vangelo di luca

Vedendo, anche in modo sommario, i vangeli ci si rende conto che ben due di essi sono tra loro simili, nel tentativo di mettere insieme due documenti precedenti (Marco e Q): Matteo e Luca. Quest’ultimo, anzi, sembra che abbia conosciuto diversi testi scritti: “Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi…così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi” (Lc 1,1.3); forse Luca conosceva anche l’opera di Matteo, oltre a Marco e, se esistevano già opere scritte su Gesù, a che pro scriverne un’altra ancora? Qui entriamo nel dibattito che riguarda la redazione dei vangeli e le finalità che ciascuno di essi si propone. Marco aveva scritto il vangelo per cristiani provenienti dal paganesimo e che avevano nella predicazione di Paolo il loro riferimento imprescindibile; Matteo aveva scritto per una comunità in cui erano confluiti due percorsi, quello più vicino a Paolo e quello più vicino ai discepoli storici di Gesù, di cui avevano conservato gli insegnamenti (la fonte Q); tra quei discepoli il più importante era certamente Pietro che ha un ruolo centrale in tutti vangeli. Un ruolo che per Luca diventa ancora più importante tanto che Pietro diventa il collegamento tra i due libri da lui scritti, il vangelo e gli Atti.

Pietro nel terzo vangelo ha un ruolo di grande prestigio, e ciò emerge già dal modo diverso in cui Luca descrive la sua chiamata, inserita nel racconto della pesca miracolosa (5,1-11); a lui Gesù darà il compito di tenere insieme la comunità dopo la sua morte e lo farà proprio quando gli preannuncia il rinnegamento, durante l’ultima cena: “Simone, Simone, ecco: satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli” (22,31-32). Di Pietro si dirà che è il primo ad aver visto Gesù risorto: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone” (24,34). In tal modo viene preparato il secondo racconto di Luca, che riguarda la nascita della comunità cristiana con la Pentecoste.

Ma Luca non scrive il vangelo solo per questo, visto che anche in Matteo Pietro riceve solennemente il mandato di guidare la comunità: “A te darò le chiavi del regno dei cieli” (Mt 16,19). Lo scopo del vangelo è ancora una volta dichiarato all’inizio, quando si rivolge al destinatario delle sue due opere, un certo Teofilo, di cui non conosciamo se non il nome, “in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto” (1,4). Chi è Teofilo? Lo possiamo dedurre da ciò che Luca sottolinea, ciò che gli sta a cuore di più. Se negli Atti (su cui avremo modo di parlare la prossima volta) Luca mostra come l’annuncio del vangelo passa un poco alla volta dai giudei ai pagani, dai quali probabilmente proviene anche Teofilo, nel vangelo tutta l’attenzione è rivolta alla presa in carico degli ultimi, soprattutto dei più poveri.

Vi è anche un’attenzione particolare ai peccatori, soprattutto a chi ha molti beni (Zaccheo, ad esempio), che dimostra di cambiare veramente quando si prende cura dei poveri e ripara alle ingiustizie che può avere commesso. Teofilo, sia se si tratta di un simbolo (il nome significa “amico di Dio” oppure “amato da Dio”), sia se si tratta di una persona in carne ed ossa, rappresenta tutti coloro che, pur appartenendo alla parte ricca della società, affascinati dal messaggio cristiano, stentavano ad agire in modo conseguente usando, cioè, i loro beni per migliorare la condizione di vita dei più poveri nella comunità e che erano certamente la maggioranza. Questo problema ritornerà infatti anche negli Atti, quando la prima comunità dovrà gestire la presenza di tanti poveri al suo interno, e Paolo stesso ne parlerà più volte nelle sue lettere.

Luca scrive alla fine del primo secolo, per una comunità fatta di non ebrei dove ci sono molti poveri e qualche ricco che probabilmente svolge anche le funzioni di dirigente della comunità; Luca mostra che cosa direbbe Gesù in queste situazioni. Il vangelo inizia, così, con un inno di lode innalzato da Maria, che si definisce serva e povera (il Magnificat); la nascita di Gesù è fonte di gioia per dei garzoni che guardano le pecore di notte; nella sua prima uscita pubblica Gesù fa proprio Isaia dicendo che è stato mandato ad evangelizzare i poveri. Quando dichiara beati i poveri mette in guardia contestualmente i ricchi: “Guai a voi ricchi, perché avete già ricevuto la propria consolazione” (6,24). Mette a confronto il mendicante Lazzaro con il ricco che non si prende cura di lui e che dopo la morte si ritrova nei tormenti degli inferi. Riabilita Zaccheo che distribuisce metà dei beni ai poveri e ripara alle ingiustizie commesse.

Se non sappiamo chi è Teofilo, possiamo dedurre a che classe sociale apparteneva e cosa era chiamato a fare per sperimentare la solidità degli insegnamenti ricevuti. In un tempo in cui molti cristiani stanno nella parte ricca del mondo, una rilettura attenta del vangelo di Luca forse non è del tutto superflua, anche se si pensa di conoscere già bene la vita di Gesù e la dottrina cristiana.

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